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Aggiornato al 18/06/2018

 

A Vanvera (14)

di Massimo Biondi

 

Emozioni

Tra le emozioni belle della mia vita non posso scordare quelle del Festival Puccini, opere pucciniane rappresentate nel teatro all’aperto in riva al lago di Massaciuccoli, di fronte alla villa di Giacomo Puccini, oggi museo. Il coro a bocca chiusa della Butterfly, per esempio, con il pubblico che sembra trattenere il fiato fino all’ultima nota. Indimenticabile.

Quest’anno, 62° edizione, è successo però che il direttore d’orchestra, Alberto Veronesi, abbia sospeso la direzione di Tosca alla fine del primo atto e se ne sia andato dopo la lettura di un comunicato nel quale si è detto prostrato per i fatti di Nizza e soprattutto, si è capito, per la decisione del TAR di far ripetere le elezioni comunali di Viareggio, nelle quali aveva sostenuto il vincitore. Argomenti, Nizza e Viareggio, che si collocano su piani palesemente diversi.

Personalmente trovo estremamente volgare un simile comportamento. Quel tipo, che del festival era anche presidente, ha scelto il momento più opportuno (per lui) per rendere più fragorosa la sua protesta politica, altrimenti la prostrazione non lo avrebbe colto solo dopo aver diretto il primo atto e con un testo scritto già pronto in tasca. Quel Maestro ha brutalmente interrotto l’emozione del pubblico, lo ha offeso, come ha offeso la sua arte, prima ancora della sua professionalità, a questo punto da mettere fortemente in dubbio. Almeno come musicista. Come politico invece può andare. L’ambiente è più tollerante.

 

Eroi

A Nizza, la sera del 14 luglio, ci sono stati degli eroi, nel senso tradizionale del termine. Cittadini che hanno cercato di fermare da soli lo sterminatore pazzo, chi affiancandolo in motorino chi addirittura tentando di salire sul camion della strage. Gli eroi però sono morti. Bouhlel, il criminale, è stato ucciso dalla polizia, dotata di armi e tecnica adeguate e di giubbotto antiproiettile.

Siamo stati abituati fin da piccoli a celebrare eroi: nei libri di scuola sono molto presenti patrioti dotati di coraggio fisico morti compiendo gesti più o meno utili ai fini degli obiettivi che intendevano perseguire. Spesso poco utili, come a Nizza.

Talvolta è meglio astenersi. Non intendo mancare di rispetto a quel tipo di eroismo, ma vorrei spezzare una lancia a favore della categoria dei prudenti, alla quale mi sento di appartenere.  

 

Islam

Lungi da me fare ragionamenti su temi che conosco poco, come la religione e la politica estera. Una sola cosa mi sembra lampante, eppure non di rado trascurata nelle analisi: non c’è compatibilità tra lo Stato di diritto laico, democratico e liberale, come lo intendiamo noi, e il dettato della religione islamica. Questa implica sostanzialmente, se non ho capito male, uno Stato teocratico, nel quale la religione (una sola) sia il fondamento e il riferimento etico dell’agire pubblico e privato. Noi invece abbiamo acquisito nella nostra cultura - con grande fatica e piuttosto recentemente – il motto “libera Chiesa in libero Stato”. 

I nostri ospiti islamici, anche i più pacifici, devono perciò sapere che proprio in quanto laico il nostro Stato consente di professare qualunque religione, ma le norme che si dà non hanno nulla a che fare con quelle religiose, rispetto alle quali possono essere del tutto in contrasto.

Ho l’impressione che non si faccia nulla per informare gli ospiti, eppure credo che sarebbe utile. Se devono rispettare i nostri valori, come è giusto, è bene che li conoscano.

 

Turchia

I ministri degli Esteri europei ammoniscono: la violenta reazione al golpe del governo turco non può mettere a rischio lo Stato di diritto. Più o meno le stesse parole le dice il segretario di Stato americano John Kerry. Il rispetto della democrazia è condizione necessaria per far parte della NATO, ha detto il segretario generale dell’organizzazione militare Jens Stoltenberg. Bene, bravi. Ma vorrei chiedere loro: se no? Che succede? Sulle conseguenze mi sembra che nessuno voglia azzardare ipotesi.  

La realtà è che noi (occidentali, democratici, cristiani) abbiamo affidato alla Turchia incombenze che ci infastidivano: dalle basi militari con testate nucleari al compito di tenere a bada, dietro compenso, qualche milione di profughi siriani. E’ evidente che con questi precedenti abbiamo le mani abbastanza legate: possiamo fare un po' di cinema ai fini della politica interna, non molto di più.

Meno ipocrita Trump, il quale ha detto che per quanto lo riguarda, anche che se diventerà presidente, non eserciterà pressioni sulla Turchia. Che si regolino come credono.  

 

Trump

La nostra stampa, in larga misura, dà ancora prova del suo conservatorismo, forse della sua riluttanza ad accettare la discontinuità, che però sembra caratterizzare questa fase storica. I commenti su Trump sono quasi tutti rivolti al negativo, alla critica, alla preoccupazione (oddio! Trump presidente??). Prima e durante la convention di Cleveland non sono mancati nemmeno i commenti sarcastici. Stessa impostazione, d’altra parte, della grande stampa americana, quella variamente vicina all’establishment, e dunque alla Clinton.

Trump è uno che spariglia. Ma è diventato il candidato repubblicano, nonostante l’ostilità del partito, proprio per quello. E se sarà presidente sarà per quello. Gli elettori si rendono conto che il mondo funziona male, e anche il loro Paese. E’ evidente che cercano qualcosa di nuovo, al contrario della stampa, che si dimostra molto conservatrice.  

Quella italiana poi, quando mai ha accolto con simpatia, o almeno neutralità, gli innovatori in politica? Per informazioni chiedere Berlusconi, Renzi, Grillo, per limitarci ai contemporanei.

 

Twitter

Un professore di scienze del Vermont ha voluto usare Twitter come strumento di relazione fra i suoi studenti e il mondo scientifico. A tutti ha fatto aprire un account personale indicando quali account seguire inizialmente, incoraggiando ad aumentarli secondo gli interessi individuali e a twittare regolarmente, sempre ovviamente in campo scientifico.

Dopo due anni di test il 95% degli studenti pensa che Twitter permetta di seguire la scienza molto meglio di un semplice corso accademico; consente la condivisione di idee e anche l’approfondimento, visto che molte organizzazioni, anche le più significative, hanno risposto alle domande sottoposte dagli studenti. Inoltre, aspetto non secondario, costoro hanno imparato a condensare in 140 caratteri anche concetti complessi. Il professore rimane fondamentale ma assume un ruolo diverso.

Penso a certi baroni italiani che di fatto si pongono come unici dispensatori di conoscenza.

 

Lavoro

Secondo le Camere di Commercio e il Ministero del Lavoro in Italia ci sarebbero 76.000 posti di lavoro riguardanti l’economia digitale per i quali non ci sono candidati qualificati.

Per Confindustria sarebbero anche di più; molte aziende, in particolare piccole, sono interessate ad usare meglio le risorse digitali ma non trovano personale che se ne possa occupare. E rivolgersi alle solite grandi imprese di consulenza, aggiungo io, è un’operazione costosa per una piccola impresa. Talvolta anche rischiosa.

Sappiamo di avere un problema di arretratezza nella digitalizzazione in Italia, ma non sono convinto che siano in campo tutti gli interventi utili al recupero.

Alcune domande: le famiglie continuano ad attribuire maggior prestigio agli studi classici e umanistici rispetto a quelle scientifici? I corsi universitari mettono sufficientemente in relazione gli aspetti scientifico/tecnici con gli impieghi pratici della tecnologia? I rapporti fra Università e imprese, anche piccole, si sviluppano davvero o siamo ancora ad obiettare che lo stage è una forma di sfruttamento, un lavoro non retribuito? La formazione pre-universitaria dispone di docenti e attrezzature adeguate?

La ministra Giannini dice di sì, che il 60% delle azioni previste nel Piano Nazionale Scuola Digitale sono state avviate. A parte che un’azione non necessariamente produce risultati già dall’avviamento, non sono sicuro che la percezione del “mondo digitale” nel quale opereranno gli studenti sia omogenea.

Bene, naturalmente, gli investimenti in banda larga. Ma verifichiamo che le azioni sinergiche si sviluppino adeguatamente.  

 

Fare e disfare

L’Italicum è una legge approvata dal Parlamento (Camera, Senato, poi di nuovo Camera) con una certa fatica e tante discussioni. E’ entrata in vigore solo da tre settimane, oltre un anno dopo la sua approvazione, ma non è stata mai usata, come un auto a chilometri zero.

E quale tema prevale nella politica italiana al momento? Modificare l’Italicum.

La simbologia della Repubblica Italiana dovrebbe rivalutare Penelope, altro che Minerva.

 

Cronaca vintage

“Pagherete caro. Pagherete tutto”. Era lo slogan di Lotta Continua e di movimenti dell’estrema sinistra negli anni ’70, ripetuto ritmicamente nei cortei e rivolto genericamente ai benestanti; ai padroni; ai “servi dei padroni”; a esponenti delle istituzioni, giornalisti eccetera. Tutte categorie in varia misura rappresentate tra le vittime di quelli che poi furono chiamati anni di piombo.

Non è andata così. I benestanti sono mediamente più benestanti, i “malestanti” più malestanti. 

 

Pensierini

Una vigile e provvida prudenza è la madre della sicurezza (Edmond Burke)

Credo che nella nostra società manchino la filosofia, il ragionamento, la riflessione, il pensiero. Necessitiamo del lavoro del pensare. Senza idee non andiamo da nessuna parte (José Saramago)

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Inserito il:23/07/2016 07:47:54
Ultimo aggiornamento:23/07/2016 08:37:10
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