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Aggiornato al 22/07/2018

Marianna Merler (1976 - Trento) - Femminicidio (Particolare) - 2013

 

Femminicidio e violenza psicologica

di Anna Maria Pacilli

 

In occasione della pubblicazione del terzo ed ultimo volume della Trilogia "Ciò che Caino non sa" a cura dell'Associazione " L'Oceano dell'Anima", si è tenuto a Recanati il 26 Novembre scorso un incontro culturale spaziante tra poesia, letteratura e psicologia, volto ad affrontare lo spinoso tema del Femminicidio e della violenza psicologica.

Il mio contributo è stato quello di dare voce a Maura, una signora che sto seguendo e che sta affrontando con me il difficile percorso psicoterapeutico di uscita dalla dipendenza affettiva.

La dipendenza psicologica da individui che sono dei veri e propri "manipolatori relazionali", porta la donna non solo a tollerare relazioni tutt'altro che soddisfacenti, ma anche ad una sorta di situazione soggiogante da un uomo che spesso non è il "compagno di vita", ma un traditore seriale o un narcisista patologico, come ho già ricordato altrove e come ricorda nel suo blog il dott. Valerio Rosso.

Ecco, allora, che una relazione a due vissuta come esclusiva dalla donna, diventa un rapporto patologico in cui si evidenziano sensazioni di inutilità e di profonda sofferenza emotiva.

L’ amore deve essere una scelta, non avere la proprietà dell’”amata”, ma l’uomo, spesso, non riesce ad accettare la frustrazione derivante dalla rottura da parte della donna degli schemi che lui ha precostituito. E, dunque, la violenza psicologica viene agita da parte dell'uomo soprattutto laddove sia la donna a dire "basta" ad una relazione che si rende conto, seppur con grossa sofferenza, che non fa più per lei. Tutto questo, come è intuibile, può essere specularmente riferito agli uomini, laddove la violenza psicologica sia agita da parte delle donne. Come può una donna finire imbrigliata in situazioni simili? Gran parte della responsabilità è attribuibile al modo odierno di gestire le relazioni affettive, basato su una vera e propria "fluidità".

In un mondo di relazioni sempre più "liquide", in cui non sembra essere più la stabilità, ma è la variazione, che la fa da padrone, ed in cui diventa sempre più difficile reinvestire l’affettività sullo stesso “oggetto del desiderio”, mentre diventa più facile mutare oggetto, i segnali di “possesso” vengono vissuti dalla donna, soprattutto giovane, come una conferma di interesse, di amore, di esclusività di quel rapporto, e non come segnali di morbosità, di tendenza all’isolamento della ragazza dal suo gruppo di amici, perché le sue attenzioni vengano concentrate completamente in quel rapporto a due, che, in realtà, è assolutamente disfunzionale. Anche il sesso, spesso vissuto in modo violento, viene visto dalla donna come segno di interesse: non dimentichiamo qui che, a dispetto del mutare dei costumi sociali, per retaggio culturale la donna non vi si può sottrarre, salvo rischiare il tradimento e l’abbandono, non soddisfacendo i desideri del suo uomo.

Così è accaduto a Maura che sperimenta una relazione che passa dalla più completa esaltazione alla più disperata denigrazione di sé.

Maura si trova a dover gestire una storia d'amore con un traditore seriale, che, non solo abusa dei suoi sentimenti, ma per il quale diventa sempre più insufficiente il numero delle “vittime” necessario per l’appagamento del suo “narcisismo affettivo”.

La via di uscita da questo tipo di relazione è stata individuata, finalmente, ad un certo punto, dalla donna, com'era giusto che fosse, ma il percorso psicoterapeutico che ella sta seguendo con me, purtroppo, è ancora lontano dalla parola "fine".

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Inserito il:01/12/2016 22:38:40
Ultimo aggiornamento:01/12/2016 22:43:35
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