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Aggiornato al 21/04/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

 K Madison Moore (Contemporary-Usa) - Law and Justice Books

 

L’ideologia legalistica

di Gianni Di Quattro

 

La cultura predominante nel nostro paese porta la maggioranza della gente a chiedere, quando c’è un problema, quando si vuole intraprendere qualcosa o serve qualcosa per un evento previsto o accaduto anche naturale, una legge che regolamenti il caso. In altri termini, il paese è prigioniero di una ideologia legalistica, secondo la quale niente è possibile se non c’è una legge che dice se si può fare e come fare.

E così il Parlamento lavora sollecitato dai vari deputati che presentano proposte di legge su tutto e tutti, anche in nome e per conto di amici, per promesse elettorali o semplicemente per conto di circoli o sostenitori di rilievo del partito di appartenenza. Le leggi vengono fatte e approvate dopo iter lunghissimi e faticosissimi in un percorso di va e vieni tra Camera e Senato (siamo unici al mondo in questo bicameralismo per difendere la democrazia, come hanno recentemente detto gli italiani), la stampa e la distribuzione di migliaia di fotocopie e altri documenti allegati (non si è mai calcolato nel nostro paese il costo per fare una legge).

Naturalmente se la legge riguarda una qualche cosa che si svolge o si trova in una regione bisogna consultare la conferenza stato regioni, concordare con la stessa un patto di disponibilità ed inoltre, a prescindere, sentire il parere della Corte dei Conti, della Corte Costituzionale, di varie Direzioni Generali di Ministeri, di qualche ordine professionale locale e centrale, di associazioni di categoria, dei sindacati e magari di altri ancora.

Una volta varata la legge e cioè edita formalmente dal Parlamento, firmata dal Presidente della Repubblica e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, la stessa non può entrare in vigore perché servono i decreti delegati che devono essere preparati dalla burocrazia statale e che contengono le norme per la sua applicazione e interpretazione con la relativa definizione dei compiti (tra cui come, dove e con quale procedura prelevare lo stanziamento previsto) di eventuali uffici statali di centro e di periferia e nella cui attività si possono impiegare anche anni, molti anni prima di essere pronti ed emessi (ci sono casi di leggi emesse e mai entrate in vigore proprio per mancanza dei decreti delegati, a dimostrazione del potere della burocrazia sul Parlamento stesso).

Comunque le leggi prodotte sono una quantità immensa e nessuno o quasi sa districarsi tra quelle in vigore, quasi entrate in vigore, non entrate in vigore, entrate in vigore per sbaglio e non applicate e tale quantità è anche favorita dal fatto che non si cancella niente, per cui sono in vigore leggi dai tempi della unità di Italia, mentre si sconosce la tecnica delle leggi quadro in vigore per esempio in Francia.

Questo in pratica comporta un organico di magistrati insufficiente per definizione e destinato a rimanere insufficiente per sempre (loro comunque decidono chi indagare, su cosa indagare, quando indagare, con quale priorità e in base a quale legge), una pletora enorme di avvocati (solo il Foro di Milano ne ha tre volte di quanti ce ne sono in tutta la Francia per esempio), la necessità di locali, mezzi, archivi, trasmissioni di atti agli uffici interessati che sono moltissimi, sviluppi informatici, registrazioni, notifiche (nel nostro paese la amministrazione della giustizia costa molto soprattutto in procedure e apparati). Per non parlare dei costi di intercettazione, sorveglianza, polizia giudiziaria, polizia finanziaria e consulenze peritali o professionali.

Ma l’aspetto più grave di tutta questa ideologia legalistica è l’aspetto morale che è insito nei suoi valori, l’idea che per assumersi qualsiasi responsabilità ci vuole una legge altrimenti tutto deve rimanere in sospeso in attesa e magari si può nel mentre protestare o quantomeno recriminare (per questo il concetto di responsabilità non ha mai spaventato nessuno perché nessuno se la prende e nessuno la attribuisce). 

Verrebbe quasi da dire che questa cultura è mutuata completamente da quella cattolica dove la responsabilità personale è sempre mediata (l’intermediazione è il concetto base della esistenza della Chiesa e del suo apparato) e dove le norme e i comandamenti regolano la vita intera del fedele anche se poi si possono non rispettare se si confessano ottenendo l’assoluzione (il ripristino dello stato di grazia) e che una volta si poteva anche comprare (con denaro o lasciti), cosa che faceva imbestialire Martin Lutero.

Ma non è sufficiente dire che la nostra cultura deviata è colpa della provenienza cattolica di cui siamo impregnati (come altri popoli da altre religioni e credenze peraltro). È colpa di una incapacità del paese nella sua globalità che non è mai riuscito ad esprimere uomini capaci di condurlo verso una convivenza consapevole, matura e moderna.

E non lo ha mai fatto perché il paese è sempre stato diviso, senza omogeneità e per governarlo non c’era altra possibilità che farlo con le leggi e gli sbirri.  Qualcuno si interroga, se così stanno le cose, se questa ideologia legalistica conseguente ad una scarsa maturazione culturale, ad una incompiutezza sociale del paese non è poi la causa della formazione di bande criminali più o meno organizzate come la mafia e se non è anche la causa del mancato rispetto dello Stato (visto come un usurpatore), per cui chi poteva e ancora può, cerca di non rispettare le sue norme e i suoi balzelli.

Il superamento della ideologia legalistica sarebbe il vero passo del paese verso la modernità e il futuro, ma è difficile e faticoso soprattutto dove, come appunto da noi, le ideologie sono il sostegno per vivere per tanta gente. E se per caso scompaiono perché fallite o sconfitte, si inventano o si protraggono artificiosamente perché un ideale anche inesistente è la cosa che può permettere senza aggravio di coscienza le più gravi nefandezze morali e materiali.

La revisione su come fare le leggi e come poi amministrare la giustizia sono i parametri più importanti per valutare la civiltà di un paese e la sua cultura. Sono i parametri che possono portare alla responsabilità individuale e alla fiducia reciproca. Ma bisogna in ogni caso scavalcare la ideologia legalistica. La grande sfida!

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Inserito il:06/04/2017 00:46:10
Ultimo aggiornamento:06/04/2017 08:16:52
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