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Aggiornato al 19/09/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Farid M. Khattab (Cairo, Egitto, 1950 - ) - Power and Kindness

 

Gentilezza e sorrisi

di Vincenzo Rampolla

 

Crolla un mito: anche gli inglesi fanno i furbetti e non aspettano il proprio turno in fila.

Che succede? Gentilezza, buone maniere, senso dell'attesa, virtù diventate a rischio?

C'era una volta il tè e il sacro rispetto della coda, due capisaldi delle abitudini dei sudditi reali.

Le regole delle code sono un’eccellente segno della nostra cultura. Imparatele e vi considereremo britannici a pieno titolo” Così Dave Arquati, indiscusso maestro delle guide londinesi, sei anni fa accaniva su una pagina internet esaltando la pazienza inglese.

Rimasto il tè, per la coda siamo alla rivoluzione: vince il prepotente.

Molto rivela il fenomeno della coda sull’attitudine civica di una città e di un popolo.

A.Furnham, oxfordiano e psicologo docente all'Università di Londra, ha raccolto le ricerche dello scorso decennio e con L.Treglown è giunto alla conclusione: “Calma, buone maniere, attesa ordinata, norme sociali della coda sono virtù scomparse”.

Il suo studio dice che in media un inglese butta 4 anni della vita in fila: nell'auto, all'aeroporto, per un taxi, per iscriversi all' università, per entrare nei pub o negli uffici, per concerti, teatri, bar, ristoranti e mostre.

Sempre e ovunque: il tempo è denaro, specie a Londra, e, se un tempo si stava ordinati al proprio posto, ora c’è la legge della giungla con i trucchi più assurdi, sostiene la ricerca, come intrufolare il proprio bambino. Se ha solo 5 anni nessuno si arrabbia ma è garantita la rivolta se ne ha 10. In coda la gente obbedisce alla legge del 6: se si hanno 6 persone davanti e se si supera la distanza minima di 6 pollici (15 cm) scatta la nevrosi o l’incazzatura, la rappresaglia o la scorciatoia. Si può arrivare alle mani e pestarsi.

Colori e odori pare scuotano gli animi: rosso, giallo, arancione e colori caldi degli ambienti, odori umani, tanfi di sudore e puzze varie stimolano lo stress da coda, mentre aromi alla vaniglia o alla lavanda sedano l'aggressività.

Qualche panchina alle fermate non stona. “Dannate code che toccano umori e buoni stili inglesi. La fila ordinata è un ricordo, roba da film di propaganda, sentenzia” Furnham.

Segno di una più grave crisi d’identità del popolo britannico? Fine del mito very british? Il mondo è cambiato?

Errore. Cambiamenti di costume, di stili di vita, dei comportamenti più banali indicano qualcosa di più profondo, che tocca tutti, non solo gli inglesi. Non è la fine della coda, quanto la vittoria dei furbi, delle cattive maniere, della pessima educazione, diremmo della sua assenza.

Vince il contrario della gentilezza, stravince l’incapacità di attendere con calma, senza ansia, si spengono virtù in un declino ancora più grave: il tonfo collettivo di modi la cui utilità e necessità non sono più riconosciute. Sono rifiutate.

Guardiamoci dentro. Ripartiamo, come i bambini che iniziano di nuovo da dove hanno sbagliato, dalla ricerca cocciuta, leggera ma insistente, di quegli elementi o principi naturali e indispensabili per preservare sani stili di vita.

È ciò che ha fatto M.Nutter sindaco di Filadelfia: inserire questa dote nei suoi obiettivi di amministratore e cambiare la città.

Idealista, sognatore? Niente affatto.

La gentilezza è contagiosa, migliora l’umore, riduce lo stress e combatte la solitudine delle persone. Very american.

Per la prossima Giornata mondiale della Gentilezza (13 novembre), un sindaco visionario, astuto e coraggioso ha piazzato questa parola magica nel suo programma di governo, con un aforismo che si legge sul suo sito: “Se ciascuno di noi dedicasse un minuto del proprio tempo, ogni giorno, a trattare gli altri con cortesia, la città cambierebbe.”

Anche le ricerche scientifiche dicono che, in fondo, la gentilezza è contagiosa: quando vediamo gli altri essere cortesi con noi, siamo portati in modo naturale a emularli.

Nella sua battaglia di un governo municipale ispirato alla gentilezza, Nutter ha inciso per i suoi cittadini, il decalogo della cortesia moderna: “ascoltare, sorridere, ragionare, rispettare, condividere, non inquinare, riutilizzare, mangiare sano, proteggere gli animali, vivere eticamente.” Meglio delle Tavole della Legge.

Quali insegnamenti trarre da ogni precetto?

Sorridere, cambia l’umore delle persone e migliora l’atmosfera di un’intera giornata; ascoltare e ragionare, due categorie indispensabili per dare forza al rapporto umano; non inquinare e riutilizzare stili gentili che proteggono ambiente, territorio e qualità della vita.

Scegliere di infilare la gentilezza in un programma di governo, viene dopo che la scienza ha attestato la sua forza terapeutica. Riduce lo stress, rafforza i legami individuali e collettivi, rende felici, combatte la solitudine e il senso di abbandono.

Perché non scoprire i piaceri della gentilezza fin dal risveglio? Essere educati e gentili fa bene al corpo e alla testa, per l’intera giornata. Migliora l'umore, rafforza le relazioni umane, e allunga la vita di coppia.

Perché sprecare la gentilezza con comportamenti rabbiosi, scortesi, villani, arroganti o maleducati?

Marco Aurelio, filosofo e imperatore romano, ha definito la gentilezza: “La gioia dell’umanità, per evitare lo sperpero dei rapporti umani prima di quello della comunità sociale.”

Abbiamo bisogno di gentilezza, come un antibiotico, per curare il male a rischio contagio di un rancore che si diffonde nel quotidiano.

Tra vicini di casa, come tra persone che condividono una strada con diversi mezzi di trasporto; tra cittadini che possono e devono avere opinioni diverse ma non per questo sono costretti a insultarsi quotidianamente e a odiarsi; tra chi ce l’ha fatta e chi arranca; tra singoli uomini e singole donne che hanno smarrito non solo il galateo, ma l’ethos della gentilezza.

Quella leggera ma potentissima forza che fa la differenza nelle nostre relazioni, incluse le più intime, in famiglia, tra gli amici, con le persone che diciamo di amare.

Goethe ha scritto forse le parole più forti e più vere sulla gentilezza: “È una catena che tiene uniti gli uomini.”

È riduttivo limitarsi all’apparenza e considerare la gentilezza un atto di cortesia, da galateo, da buona educazione, da persone di mondo.

La gentilezza è un ingrediente essenziale per tenere insieme le persone, a qualsiasi livello, per non sprecare il patrimonio di rapporti umani che possediamo, per vivere meglio con sé stessi e con gli altri.

I piccoli gesti quotidiani, ispirati alle buone maniere, rafforzano i legami, sfumano le tensioni, rendono felici chi li riceve: trasmettono amore.

La mitezza diventa arma vincente per sedurre e convincere gli altri, contro il covare forza, violenza e turpiloquio.

Gentilezza è una parola chiave, ritornata di moda: film e nuovi libri per tutte le età lo confermano. È stato ristampato L’elogio della gentilezza di A.Philips e B.Taylor e riscuote molto successo Il piacere della gentilezza, trattatello nell’era glaciale di B.Buffon sulla buona educazione.

Si moltiplicano perfino i corsi per insegnare la gentilezza e i suoi vantaggi.

L’Associazione italiana Gentletude organizza corsi gestiti da volontari che spiegano perché la gentilezza conviene, aiuta a fare carriera, è valvola per smontare l’aggressività, suscita autenticità e empatia, migliora l’umore, perfino la salute.

Rinnova la voglia di essere gentili in casa, con gli amici, al lavoro, capacità che abbiamo smarrito, dimenticato, trascurato, rigettato.

Nel nostro quotidiano si è consumata una vera deriva antropologica, della quale l’eclissi della gentilezza è forse la spia più evidente e di facile misura.

Siamo diventati un popolo di rozzi cafoni. Trasporti pubblici e privati, treni e metropolitane sono le arene ideali per scatenare uno stile di vita in cui sono state rimosse le parole grazie, per favore, permesso, scusi. Cancellate. malmenate, distrutte, sbriciolate, fagocitate.

A rimetterle in campo ci ha pensato Papa Francesco che con il suo parlare diretto ne ha invocato l’uso, e non solo per i cristiani, per dare longevità alla vita coniugale.

La deriva antropologica che ha spento la gentilezza è stata accelerata sicuramente da alcuni eventi, molti concentrati nel tempo e negli effetti.

C’è il peso di una crisi economica persistente, con tutte le incognite sul futuro e con un popolo che ha accumulato, come le batterie che si autoalimentano, rabbia mista a indignazione, invidia sociale, disprezzo e risentimento: fine dunque della gentilezza, anche come sentimento che lega una comunità, che la tiene insieme là dove il conflitto di interessi e di ruoli è naturale.

Poi si paga il conto di un’erosione progressiva del valore delle parole e del loro senso civico. Il turpiloquio è la norma, nell’agorà del dibattito pubblico della classe dirigente nazionale, nei talk show televisivi e nel web.

Quanto al senso civico, diciamolo a gran voce, da sempre coltivato da noi nella sabbia, questo si è perso in un buco nero, dal 1958 quando Aldo Moro rese l’Educazione civica materia obbligatoria nelle scuole medie e superiori, legata alla Storia.

Nelle scuole, chi insegna ai bambini e ai giovani l’educazione civica?

Dov’è finita la gentilezza della convivenza, l’importanza della cortesia per relazioni umane e sociali di qualità? Con il tuo vicino di banco, oggi. Con il tuo compagno di lavoro o il tuo condomino, domani.

Stiamo forse riscoprendo che conviene essere gentili e non esserlo è uno spreco in termini di qualità della vita, dei sentimenti e della salute. P.Ferrucci, filosofo e psicologo, nel libro La forza della gentilezza scrive:” La gentilezza non è un lusso, ma una necessità.”

Un concetto che oggi circola molto in Internet, dove si moltiplicano le condivisioni dei comportanti ispirati alla cortesia, le associazioni come il Movimento italiano per la Gentilezza (www.gentilezza.it), e i corsi sul web delle buone maniere, quelle inesistenti nella scuola odierna.

È già stato detto. Va ribadito. Repetita iuvant.

A Uppsala maggior centro culturale del Paese e sede della più antica università, nel gelido clima svedese, il muro della gentilezza è diventato una vera struttura di arte contemporanea, con luci e appendiabiti eleganti. L’iniziativa, è nata da un’agenzia immobiliare locale, che ha deciso di investire in un Wall of Kindness (Muro della gentilezza), vero e proprio fenomeno social, oltre a aiutare i senzatetto della città. Non tutti i muri nascono per dividere, annullare la convivenza, separare. Esistono altri muri tutti da fotografare, artistici e poetici. Muri che raccontano storie di gentilezza, compassione e solidarietà, su cui si appendono abiti da lasciare a chi ne bisogno. I muri della gentilezza oggi sono ovunque, basta spostarsi in Iran, a Mashhad, dove nel 2016 sono stati ideati dai cittadini per aiutare i senzatetto: muri colorati in diverse strade della città in cui lasciare cappotti, maglioni, pantaloni e camicie inutilizzati. Se non ne hai bisogno, lascialo. Se ti serve, prendilo, questo il motto alla base dell’idea allargata ad altre città. In Iran vi sono 15mila senzatetto e le organizzazioni umanitarie presenti contano al rialzo. Da qui una rete di sostegno per chi ha bisogno. Viene dal basso, autorganizzata e spontanea e si sta diffondendo a macchia d'olio.

A Monza, nella freddo inverno brianzolo, gli alberi si vestono con sciarpe, cappotti, maglioni, pantaloni e cappelli. Non è il set di un film, ma la realtà della raccolta di indumenti da donare agli indigenti. Se hai freddo, prendimi è lo slogan della campagna. Campeggia sugli alberi con i vestiti, idea che rende fiera la cittadinanza e Salvagente Italia l’associazione che l’ha ideata. Nei 20 punti di distribuzione disseminati per le strade di Monza, i volontari hanno stimato che i cappotti distribuiti sono stati un centinaio. Il modello è stato seguito nella vicina Desio dall’associazione Desio Città Aperta, che aveva già dato il via ad un esperimento con abiti da donare appesi in una cabina telefonica dismessa.

Nel suo La dignità ferita lo psicologo E.Borgna scrive: “La gentilezza ci consente di allentare le continue difficoltà della vita, le nostre e quelle degli altri, di essere aperti agli stati d’animo e alla sensibilità degli altri, di interpretare le richieste di aiuto che giungano non tanto dalle parole quanto dagli sguardi e dai volti degli altri: familiari, o sconosciuti. La gentilezza è un fare e un rifare leggera la vita, ferita continuamente dalla indifferenza e dalla noncuranza, dall’egoismo e dalla idolatria del successo, e salvata dalla gentilezza nella quale confluiscono, in fondo, timidezza e fragilità, tenerezza e generosità, mitezza e compassione, altruismo e sacrificio, carità e speranza. La gentilezza è come un ponte […] che ci fa uscire dai confini del nostro io, della nostra soggettività e ci fa partecipare della interiorità, della soggettività, degli altri; creando invisibili alleanze, invisibili comunità di destino, che allentano la morsa della solitudine e della disperazione, aprendo i cuori ad una diversa speranza, e così ad una diversa forma di vita.”

Libro a €13.60, per comprare briciole di gentilezza.

 

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Inserito il:31/08/2019 11:44:20
Ultimo aggiornamento:31/08/2019 12:05:41
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