Aggiornato al 09/09/2026

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Voltaire

Immagine realizzata con strumenti di Intelligenza Artificiale

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La metamorfosi del video: dove guardiamo, quanto guardiamo, chi decide la durata

 

di Achille de Tommaso

 

Dal cinema degli anni Cinquanta, che si prendeva un intero pomeriggio, alla televisione, al serial, fino a YouTube. Un secolo di immagini in movimento letto come lo spostamento lento del potere sulla durata, dall’autore allo spettatore.

Per un secolo la storia delle immagini in movimento si può leggere come la storia di tre domande: dove guardiamo, con quale velocità, e chi decide la durata. Ogni salto tecnologico ha risposto in modo diverso a queste domande, e ogni risposta ha riscritto non solo un settore industriale ma una abitudine, quasi un rito. Oggi siamo dentro il più radicale di questi cambiamenti, e il suo protagonista si chiama YouTube.

***

Il cinema

All’inizio c’era il cinema, e non era affatto la faccenda rapida che oggi immaginiamo. Negli anni Cinquanta una serata al cinema poteva riempire un intero pomeriggio. I film erano spesso lunghi, due o tre ore, e molti venivano proiettati in tre tempi, scanditi dagli intervalli per bibite e patatine (i pop-corn vennero dopo…). Nelle sale capitava poi che si proiettassero due film nello stesso programma, il doppio spettacolo, e in alcune la proiezione era preceduta dall’avanspettacolo, un vero spettacolo dal vivo di varietà, con ballerine sgambettanti, che faceva da apertura. Si entrava nel primo pomeriggio e si usciva a sera. Era un rito collettivo e di massa: nel 1955 in Italia si toccò il record di circa 819 milioni di biglietti, quasi diciassette ingressi all’anno per abitante, con oltre diecimila sale attive. La durata la decideva chi produceva e programmava, e la imponeva a tutti, mentre allo spettatore restava soltanto di adattarsi, dedicando all’opera, e al rito che la circondava, l’intera giornata libera se voleva vedere tutto.

La televisione

Poi arrivò la televisione, e quel tempo lungo si accorciò e cambiò luogo. La visione si spostò dalla sala pubblica alla poltrona di casa, il rito collettivo divenne abitudine domestica, e il cinema perse il proprio monopolio. Sembrava un piccolo spostamento ed era un terremoto. La prima grande crisi delle sale nasce qui, e i numeri lo dicono senza pietà: dal picco del 1955 le presenze calarono di anno in anno, fino a ridursi a una frazione di quel mondo. Il film smetteva di essere l’unico modo per passare una serata davanti a uno schermo, e per la prima volta lo schermo entrava in casa.

La televisione insegnò poi una seconda lezione, quella della velocità e della continuità. Il bisogno di consumare in dosi più brevi e ripetibili fece nascere, come alternativa al film, il serial: la forma a episodi che non chiede ore di attenzione tutte insieme ma tornava ogni settimana. Il serial frammentò il tempo e vinse. Nello stesso momento il cinema entrò in una crisi più profonda, perché perfino il film trasmesso in televisione perdeva la propria aura: film spesso vecchi, interrotti da pubblicità, divennero una opzione fra le tante e non più un evento per cui valesse la pena uscire di casa.

Netflix & Co

E sono nati i Vari Netflix, Amazon Prime, Disney Channel, ecc. Con questi canali sono nati due generi: i film prodotti dai canali stessi, con molti attori migrati da Hollywood o da produttori classici; e la produzione di “serial” in grandi volumi, che trasmettono varie “stagioni” anche tutte insieme. Lo spettatore decide quante ore spendere; magari vede due o tre puntate, interrompe, e continua il giorno dopo. Attenzione: non si parla qui, più di tv via etere, con l’antenna; si parla di TV via Internet, con il televisore collegato al wi-fi di casa.

Youtube

E, sulla scia di Internet, una piattaforma nata quasi per gioco sta oggi diventando un leader dell’intrattenimento domestico. YouTube, che risponde alla terza domanda; chi decide la durata, trova una risposta nuova: lo spettatore; su YouTube un creator o un marchio può scegliere ritmo e lunghezza, rivolgersi a una nicchia precisa, sperimentare senza i vincoli della produzione tradizionale e misurare subito l’effetto delle proprie scelte. I numeri descrivono uno spostamento strutturale e non una moda. Secondo Nielsen, YouTube è da mesi il singolo distributore più visto sulla televisione americana, intorno al 13% del tempo totale di visione. In Italia, su dati Comscore elaborati da Sensemakers, raggiunge 37 milioni di visitatori unici al mese e 36 minuti al giorno per utente, mentre il Censis registra comunque l’ascesa della televisione via internet fino al 62%.

La catena di una bicicletta

La novità oggi non è il singolo formato, è l’attenzione al contenuto e alla sua lunghezza. Il lungo e il breve si alimentano a vicenda: le clip brevi, leggere e veloci, portano dentro nuovo pubblico, mentre i video lunghi lo trattengono e lo trasformano in comunità. Come la catena di una bicicletta: una ruota piccola e veloce e una grande e potente collegate dalla stessa cinghia. Il serial aveva frammentato il tempo, YouTube lo ricompone, lasciando convivere il lungo e il breve in un unico sistema editoriale.

Ciò che cambia, in fondo, è il rapporto tra l’opera e il pubblico. Per molto tempo lo spettatore si è adattato alla durata dell’opera, dall’intero pomeriggio del cinema fino alla griglia rigida della televisione, ora è l’opera ad adattarsi al tempo dello spettatore. Per chi produce, sia esso un creator o un’impresa, questo apre una possibilità diversa dal comprare attenzione attorno ai contenuti: contribuire alla loro esistenza, ospitarli, dare loro infrastruttura, e ricevere in cambio un trasferimento di fiducia. È la disintermediazione che libera creator e marchi dai palinsesti e dai partner editoriali e li lascia parlare direttamente al proprio pubblico.

La storia del video, letta così, è la storia di un lento spostamento del potere sul tempo, dall’autore a chi guarda. Il cinema degli anni Cinquanta si prendeva un intero pomeriggio, la televisione lo ha portato in casa, il serial lo ha spezzato in pezzi, e YouTube ha consegnato la scelta della durata a chi guarda. La domanda non è più quanto debba durare un video, ma quale relazione voglia costruire con la persona che deciderà, da sola, quanto guardarne. Chi lo capisce vive già nel futuro dell’immagine.

Il prossimo passo: l'IA

E’ il prossimo, ma in molti casi già attuale: video prodotti dall’utilizzatore, usando l’IA. Si detta la trama, la durata, l’ambientazione, la fotografia, il genere, e il sistema compone e ricompone a nostro piacere.

 

Fonti e riferimenti

Andrea Girolami, Il nuovo potere culturale di YouTube, 2026. Girolami è giornalista e content strategist, fondatore della newsletter Scrolling Infinito (oltre 25.000 iscritti), dedicata ai professionisti del digitale e alla creator economy. Ha lavorato per Mediaset, MTV e Wired Italia ed è autore di tre libri, tra cui Rivoluzione Creator (2025).

Nielsen, The Gauge, 2025: YouTube primo distributore per tempo di visione sulla televisione negli Stati Uniti, intorno al 13% del totale.

Comscore, dati elaborati da Sensemakers, 2025: 37 milioni di visitatori unici al mese e 36 minuti al giorno per utente in Italia.

Censis: ascesa della televisione via internet fino al 62,0% della popolazione.

SIAE, dati storici sulle presenze cinematografiche in Italia: picco di circa 819 milioni di biglietti nel 1955, pari a quasi diciassette ingressi annui per abitante, con oltre diecimila sale attive tra la metà degli anni Cinquanta e la metà degli anni Sessanta, e successivo calo costante.

Sull’avanspettacolo, sulla proiezione dei film in più tempi e sul doppio spettacolo nelle sale del dopoguerra: storia del cinema e dello spettacolo italiano, voce avanspettacolo, Enciclopedia Treccani.

 

Inserito il:09/09/2026 17:41:14
Ultimo aggiornamento:09/09/2026 18:15:47
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