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Aggiornato al 21/03/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Gustavo R. Olmedo ( Miami,1974 - ) - Camino de esperanza en el bosque

 

Il cammino della speranza

di Gianni Di Quattro

 

Le sinistre (il socialismo soprattutto, il liberalismo di sinistra nasce in una élite e si diffonde di recente sempre relativamente, almeno a livello popolare) sono considerate dalla storia come quella parte politica che ha fatto e fa dell’attenzione al sociale l’aspetto principale della propria azione, non può esserci libertà senza giustizia sociale dovrebbe essere la base di ogni azione e strategia di sinistra come diceva (tra gli altri) un amato e compianto ex Presidente della Repubblica e cioè Sandro Pertini.

Il socialismo ha prodotto tuttavia delle mostruosità, soprattutto per la ferocia e le violenze di cui è stato capace, come il comunismo. Il comunismo è stata comunque una delle tre grandi ideologie del secolo scorso, diceva Antonio Gramsci, insieme al fascismo e all’americanismo. Evidentemente come accade ai grandi profeti prevedeva il consumismo (lo chiamava appunto americanismo e lo considerava una ideologia) e i suoi effetti sociali e le sue conseguenze culturali che poi sono state spiegate largamente da Pier Paolo Pasolini non appena negli anni ‘50 il fenomeno ha cominciato a svilupparsi (la creazione e diffusione dei supermercati sono stati il segnale ufficiale) per una serie di circostanze legate in ogni caso alla vittoria americana nella seconda guerra mondiale.

Certamente la storia ha spiegato che il comunismo è arrivato in un grande paese come la Russia troppo presto (la fretta di Lenin) e si è direttamente innestato su una situazione feudale mentre era stato pensato e sviluppato da Marx partendo dalla società borghese (si riferiva ovviamente soprattutto alla Gran Bretagna dove la rivoluzione industriale dell’ottocento e la nascita di una vera classe operaia era una realtà quando lui studiò e formulò le sue teorie). Questo inoltre ci dice che innestare teorie economiche e sociali in ambienti non predisposti alla fine si ottiene o una deviazione mostruosa (vedi l’aspetto sovietico del comunismo russo) o il suo fallimento o entrambe le cose.

Dopo la seconda guerra mondiale c’è stato per la verità un grande momento di speranza di molte popolazioni che attraverso le sinistre hanno creduto in un futuro migliore e si pensi, per esempio, a tutto il continente sudamericano (ma anche a molti paesi arretrati del vecchio continente come il nostro). Inoltre, le forze di sinistra hanno rappresentato nella seconda parte del secolo scorso una diga contro lo strapotere del conservatorismo, hanno contribuito sindacalmente alla crescita del livello di vita dei lavoratori e sono stati uno strumento indispensabile per la difesa e lo sviluppo della democrazia (si pensi al terrorismo nel nostro paese e soprattutto al post franchismo in Spagna).

Da un po’ di tempo assistiamo alla sconfitta delle sinistre in tutto il mondo e allo sviluppo delle destre con particolare riferimento alle destre di destra, a quelle che in vari modi gridano il loro razzismo e la loro intransigenza sociale, approfittando del momento in cui tante popolazioni di paesi in crisi per motivi economici o per guerre feroci in atto cercano scampo in altra parte del mondo, come è umano e come è avvenuto in altre epoche a tanta gente dello stesso continente europeo.

Perché le sinistre in tutto il mondo perdono e arretrano? Certamente ci sono cause esterne che hanno cambiato e che stanno cambiando il panorama sociale ed economico ovunque e soprattutto la nascita della globalizzazione favorita e diffusa attraverso l’enorme sviluppo della tecnologia ha prodotto e sta ancora producendo una forma di colonialismo ideologico, un condizionamento verso popolazioni, governi e pensieri sociali che rappresenta una forma di ricatto, il ricatto più grande che l’evoluzione dell’uomo abbia subito, iniziato nel secolo scorso e che sta trovando il trionfo in questo inizio di secolo.

Le destre che rappresentano il conservatorismo, il privilegio di ceti sociali su altri, il predominio di alcuni uomini su altri in relazione al colore della pelle, al tipo di religione praticata, alla origine, alla formazione e ad altre caratteristiche, necessario comunque per godere di privilegi, hanno subito capito quello che stava succedendo e che era la loro occasione per affermare il loro potere o riprenderlo in mano nel caso lo avessero perso. Ed è evidente dalle posizioni che progressivamente e velocemente stanno acquisendo nel mondo, incluso nel vecchio continente e persino (forse si dovrebbe dire naturalmente) a partire dai paesi che per oltre 60 anni hanno vissuto in un regime comunista.

Le sinistre si sono trovate spiazzate dall’irrompere dei nuovi fenomeni di cambiamento e non hanno saputo reagire. In altri termini, non hanno capito e accettato la modernità e per giunta dove si sono trovate al potere, i loro uomini leader sono rimasti spesso invischiati nelle reti della corruzione e del clientelismo. Non hanno capito che stava cambiando il lavoro, non hanno capito che con le controparti padronali bisognava trattare in modo diverso, non hanno avvertito l’arrivo prepotente della società della conoscenza. Hanno trascurato le battaglie per la formazione e la cultura che sono gli strumenti indispensabili per la vittoria di una forza politica di sinistra.

Ma c’è ancora speranza? Questo è il problema, non solo per la sinistra, ma per tutti i popoli e cioè c’è ancora la speranza di vivere in un mondo tecnologico e globale, ma attento alla vita di tutti, alla giustizia? Non è un problema di allargamento della forbice tra chi ha e chi non ha, questa è la conseguenza della mancanza di giustizia sociale. Possiamo dire, con una grande sintesi, l’uomo del futuro (un futuro dietro l’angolo) non sarà spinto dalla tecnologia verso standard di vita apparentemente agevoli ma nella sostanza arretrate sul piano intellettuale e sociale o invece riuscirà a coniugare il progresso con la globalizzazione?

Ed allora questo è il ruolo delle sinistre, di farsi carico dell’indirizzamento del progresso senza rinnegarlo od ostacolarlo, ma piuttosto accompagnarlo.

Ma per accompagnare il futuro, bisogna studiarlo, capirlo ed anche amarlo. Bisogna pensare ai nuovi lavori e ai rapporti tra il capitalista e il proletario, al nuovo ruolo degli Stati e agli organi internazionali di controllo e di compensazione. Bisogna pensare ad una strategia di formazione e ad una configurazione sociale diversa per contenuto, ad un sistema di relazione tra ceti diversi e settori di impegno diverso. Bisogna pensare a come far sì che la società della conoscenza sia di tutti, allargata e non destinata ad un ristretto numero di persone, cosa che accentuerebbe differenze, privilegi e ingiustizie. Bisogna pensare a come combattere gli egoismi emergenti e le violenze, a come trasformare le energie, che ci sono nella società, in un sistema vitale di spinta nell’interesse di tutti che sia giusto anche se non egualitario.

Il cammino delle sinistre è un cammino della speranza, una speranza di giustizia nel mondo proprio quando sintomi forti preoccupano sul futuro, proprio quando non si capisce se nel futuro saranno gli uomini a comandare ai robot, alle macchine o viceversa come nei migliori racconti di Asimov o nella visione di Orwell. Il riferimento è ovviamente ad una sinistra moderna, diversa e che non può essere solo riformista ma anche rivoluzionaria e che può e deve condividere con le visioni dei maestri del passato l’obiettivo di realizzare una giustizia sociale.

Una strada lunga, difficile e che sarà lastricata di lacrime e sangue perché interviene su privilegi da cancellare, su culture e conoscenze da promuovere, mentre deve coinvolgere assolutamente le nuove generazioni che per la verità cominciano ad affacciarsi significativamente nel panorama politico internazionale. Una strada che troverà tanti oppositori, una folla di gente che non capirà, avrà paura, avrà timore di perdere cose, non sarà in gran parte capace di elaborare l’innovazione in un ambito di laicità e cioè senza pregiudizi di qualsiasi natura.

Ma le alternative non esistono, non si può conservare quello che non c’è e non basta renderlo più efficiente per farlo accettare e non si può cercare di fare ritornare le masse nella ignoranza che vuol dire nella paura e nella sottomissione. L’unica discussione possibile è quando e come e da dove!

 

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Inserito il:17/10/2017 21:22:08
Ultimo aggiornamento:17/10/2017 21:27:47
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