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Aggiornato al 19/10/2018

Phil O’Malley – ( USA- Indianapolis - contemporary)- Grasshopers, Crickets and Crows

 

Che c’azzecca il Gian Roberto con gli Olivetti?

di Tito Giraudo

 

Che c’azzecca la cultura olivettiana con il movimento 5 stelle?
Uso questo termine dipietrista, vista la presenza dell’ex magistrato alla convention di Ivrea.

Si commemorava Gian Roberto Casaleggio (ma chi sarà mai?), che sarà anche stato un dipendente, ma non della Olivetti, quella Doc, di Camillo e di Adriano.

Negli anni 70, quando pare vi abbia transitato Casaleggio, la fabbrica di Ivrea era ormai nelle mani della Politica, della Confindustria e delle Banche creditrici, pur essendo ancora per forza di inerzia un eremo abbastanza felice era ormai distante ideologicamente anni luce da quella di Adriano.

Non credo nemmeno che la presenza attiva di quel bravo ragazzo di Beniamino (che con molta fatica porta avanti la Fondazione Olivetti, sperando almeno si sia fatto pagare), basti a creare un legame accettabile, storicamente e, tantomeno ideologicamente con il grillismo.

Salvo che, Davide Casaleggio: l’erede, magari per diritto divino, dopo le vicissitudini romane, parmensi e genovesi, non abbia deciso di voltare pagina, cosa che mi sembra improbabile.

Credo piuttosto, che la convention sia un’abile operazione di maquillage suggerita dai veri sponsor del movimento: il Fatto quotidiano, quei media che campano di antipolitica e naturalmente quella parte della magistratura che da dieci anni supporta Grillo rifilando ad orologeria le pillole arsenicali alla partitocrazia, ormai quasi completamente incapace di reazioni, anche solo d’orgoglio.

Da parte mia, mi chiedo (se a qualcuno può interessare), come reagirebbero Camillo e Adriano se fossero vivi di fronte ad un movimento che si dice proiettato verso un luminoso futuro democratico, ma che allo stato attuale lascia trasparire soltanto la mutazione dittatoriale del comico e l’eredità monarchica del vero ideologo in  tutto quell’ambaradan che i grillini si apprestano ad essere.

La mia, è naturalmente una speculazione biografica di un personaggio: Camillo,  con cui ho convissuto per quasi due anni spesi a leggere (era un po’ grafomane) le sue lettere e i suoi articoli giornalistici. E naturalmente di Adriano, aimè, per me molto più oscuro culturalmente ma non politicamente.

Ebbene, amici miei, non scandalizzatevi, ma dopo averci a lungo meditato, penso che il più benevolo dei due verso i 5 Stelle sarebbe Camillo. Cercherò di argomentare.

Camillo, fu un socialista contemporaneamente riformista e rivoluzionario. Riformista perché essendo interclassista auspicava una rivoluzione di tipo renziana, volta alla rottamazione di Giolitti e dell’intera classe liberale, non a scapito però della libertà di impresa che non gli impedì di essere contemporaneamente imprenditore e socialista.

Non starò a fare la storia dei rapporti di Camillo con il Socialismo. Sicuro che avrò dei contestatori, l’approfondimento lo rimandiamo.

Sta di fatto che l’ingegnere di Ivrea (niente a che vedere con l’editore di Repubblica), dopo l’ennesima delusione socialista e la permanente avversione per Giolitti e la classe liberale, tra il 21 e il 22 del secolo scorso, pur non ardendo di simpatia per Mussolini, pensò che il fascismo fosse l’ultima spiaggia contro la crisi dei Partiti.

Nello scontro interno con lo squadrismo agrario Mussolini aveva avuto il sopravvento, e quindi il Fascismo Mussoliniano venne considerato un argine alla sconsideratezza socialista. Le prove le ho trovate nella mia ricerca su Camillo giornalista, rispetto quello che scrissero lui e i suoi amici su: “Tempi Nuovi” per cui se me lo chiederete fornirò le prove, per ora credetemi sulla parola.

I redattori di quel settimanale torinese, si sveglieranno dall’illusione all’inizio del 23 quando, praticamente senza motivi, lo squadrismo torinese (inesistente nel periodo dei Ras), volle dare una dimostrazione gratuita di forza che si concluse con morti e feriti.

Inutile dire che anche Tempi Nuovi subirà la stessa fine di tutta la stampa libera dopo il 1925. Camillo, comunque, da un paio di anni si era ritirato in azienda.

Perché quindi stupirsi della presenza di industriali simpatizzanti del Movimento che passa per essere il castigamatti della partitocrazia?

Sicuramente, i 5 Stelle fanno riferimento ad Adriano piuttosto che al padre, ma anche qui dimostrano ignoranza e superficialità.

Camillo e Adriano furono in (benevola) polemica sui criteri di sviluppo dell’azienda. Adriano puntava sul Taylorismo e il grande sviluppo dell’azienda. Camillo, privilegiava il rapporto diretto con gli operai e la loro emancipazione tramite l’azienda. Adriano si servì dello sviluppo e delle fortune economiche della fabbrica per trasferirli alla società e alla politica, arrivando a fondare un movimento politico tutto suo. Adriano sognava l’Olivetti multinazionale comprando la più grande azienda di macchine per ufficio americana.

Quindi che c’azzecca Gian Roberto Casaleggio con Adriano Olivetti?

L’ideologia dei 5 stelle, a parte la mission di asfaltare la vecchia politica, non è rivolta certo alla grande azienda e alle multinazionali. II progresso che ipotizzano si ferma ai mezzi di comunicazione eterei, per il resto predicano decrescita e  oscurantismo scientifico: sono contro i vaccini (e dovrebbero solo per questo sbatterli in galera), contro il trasporto veloce, l’energia se non quella rinnovabile (anche se pagata a caro prezzo impedendo lo sviluppo). Che dire poi della tanto sbandierata agricoltura a patto che sia arcaica e antiscientifica?

Da quello che ho capito nella convention di Ivrea, volutamente non si è detto nulla, salvo far passare il messaggio che, tutta quella pletora di onorevoli, ascoltatori estatici in platea, non sono che i nuovi squadristi, per ora solo violenti a parole. Ma non si sa mai…..

Se fossi nei panni dei due delfini in pectore (Di Maio e Di Battista) mi preoccuperei. Sul  pianeta Pandora prossimo venturo “sgoverneranno” sociologhi utopisti con il benevolo aiuto dei media di area, le cui file si moltiplicheranno, e di magistrati che faranno come le tre scimmiette: io non vedo, non sento, non parlo (sempre che poi alla fine non governino loro).

E’, cari amici, la solita vecchia abitudine italiota di adeguarsi: tutti liberali, tutti fascisti, tutti resistenti e comunisti e ora forse (ma speriamo di no) tutti Grillini.

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Inserito il:10/04/2017 15:30:30
Ultimo aggiornamento:18/04/2017 19:07:03
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