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Aggiornato al 19/04/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Keith Haring( Reading, Pennsylvania, 1958 – New York, 1990) – Untitled (1988)

 

Partiti e programmi

di Franco Morganti

 

In un dibattito di qualche sere fa a Otto e mezzo, trasmissione della TV La 7, Antonio Padellaro rimproverava a Pisapia, l’ex-Sindaco di Milano, capolista PD per il Nord-Ovest alle prossime elezioni europee del 26 maggio, di non intervenire puntualmente nei vari avvenimenti, come fa invece Matteo Salvini, esponendo il parere del partito, in modo da contribuire così alla definizione di un programma visibile, che attualmente manca al PD.

L’accusa non è infondata: si citavano ad esempio il mancato soccorso in mare ai profughi, la distruzione dei campi rom, l’eccesso di legittima difesa, ecc. In pratica non si conosce il programma del PD su questi come su altri argomenti.

Vorrei ricordare su questo punto un parere che ho già espresso su queste colonne.

Riprendendo un’opinione di Emmanuel Todd e applicandola all’Italia, dove l’età mediana supera i 45 anni, nella ricerca di un suo elettorato il PD dovrebbe rivolgersi sostanzialmente ai diplomati delle superiori, che sono il 37% degli elettori, ma solo il 27,5% della popolazione.

L’élite, nel senso di Todd, è un po’ scarsa.

La prima misura che si dovrebbe prendere, se si guarda a un futuro non prossimo, è aumentare la scolarità facendo scuole a tempo pieno, come vorrebbe Severgnini: questo scoraggerebbe gli abbandoni, favorirebbe il lavoro femminile, favorirebbe la natalità, favorirebbe l’occupazione richiedendo più insegnanti, ma soprattutto arricchirebbe le élites e diminuirebbe il numero di quelli che sono attratti dal reddito di cittadinanza e in genere dai sussidi.

In altre parole bisogna puntare sulla competenza.

Qualche giorno fa Galli della Loggia, con un articolo dall’eloquente titolo “Quattro proposte alle élite per battere l’ignoranza” faceva leva al primo punto proprio sulla scuola, fino a proporre per molti pubblici concorsi la condizione vincolante di aver conseguito una laurea con voto non inferiore a 110.

Io ho scritto su Facebook negli stessi giorni che nel parlamento italiano i laureati sono il 64%, negli USA il 95%.

Allora perché non fare come per le quote rosa? Una legge, o addirittura una modifica costituzionale, magari limitata ai membri del governo.

Se all'articolo 92 della Costituzione, quello che parla della costituzione del governo, aggiungessimo un paragrafo come il seguente: "Tutti i membri del Governo devono dimostrare di essere laureati (a pieni voti) da un'università italiana e di avere svolto funzioni direttive in un'amministrazione pubblica o privata" , sarebbe già un passo avanti.

Nel dibattito che si è animato su Facebook mi è stato fatto notare che il parlamento e anche il governo non sono un concorso pubblico ma sono il risultato del consenso popolare.

Invece che una democrazia ci avvieremmo al governo degli ottimati, una oligarchia.

A me sembra che i membri del governo, presidente e ministri, non siano eletti ma nominati.

Non c’entra la democrazia.

Ci si può chiedere tuttavia dove si trova una maggioranza per approvare queste norme: ma forse, quando sarà finita la sbronza dell’ignoranza, agli elettori sarà venuta voglia di cambiar sistema.

 

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Inserito il:12/04/2019 18:33:01
Ultimo aggiornamento:12/04/2019 18:39:14
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