Aggiornato al 04/12/2022

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Voltaire

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Il pericolo mortale (per noi) dell’allargamento a est della Nato

 Al via negli USA la produzione delle nuove atomiche B61-12: andranno in Europa; soprattutto in Italia

 

di Achille De Tommaso

E’ il 1999, l’anno in cui la NATO demolisce con la guerra la Jugoslavia e, al vertice di Washington, annuncia di voler «condurre operazioni di risposta alle crisi, non previste dall’articolo 5, al di fuori del territorio dell’Alleanza». Dimenticando di essersi impegnata con la Russia a «non allargarsi neppure di un pollice a Est», e la NATO inizia quindi la sua espansione ad Est. Ingloba i primi tre paesi dell’ex Patto di Varsavia: Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria. Quindi, nel 2004, si estende ad altri sette: Estonia, Lettonia, Lituania (già parte dell’Urss); Bulgaria, Romania, Slovacchia (già parte del Patto di Varsavia); Slovenia (già parte della Federazione Jugoslava). Nel 2009, la NATO ingloba l’Albania (un tempo membro del Patto di Varsavia) e la Croazia (già parte della Federazione Jugoslava); nel 2017, il Montenegro (già parte della Jugoslavia); nel 2020 la Macedonia del Nord (già parte della Jugoslavia).

In vent’anni, la NATO si estende da 16 a 30 paesi, in barba agli accordi del 1994 con la Russia.

Si noti: il Comandante Supremo Alleato in Europa è, «per tradizione», sempre un generale USA nominato dal presidente degli Stati Uniti; e appartengono agli USA anche gli altri comandi chiave. Allo stesso tempo, Washington lega i paesi dell’Est non tanto all’Alleanza, quanto direttamente agli Usa. Romania e Bulgaria, appena entrate, mettono subito a disposizione degli Stati Uniti le importanti basi militari di Costanza e Burgas sul Mar Nero. Il terzo risultato ottenuto da Washington con l’allargamento della NATO a Est è il rafforzamento della propria influenza in Europa. Sui dieci paesi dell’Europa centro-orientale che entrano nella NATO tra il 1999 e il 2004, sette entrano nell’Unione Europea tra il 2004 e il 2007. Oggi 21 dei 27 paesi dell’Unione Europea appartengono alla NATO sotto comando Usa. Il Consiglio Nord Atlantico, l’organo politico dell’Alleanza, secondo le norme NATO decide non a maggioranza ma sempre «all’unanimità e di comune accordo», ossia d’accordo con quanto deciso a Washington.

La partecipazione delle maggiori potenze europee a tali decisioni (esclusa l’Italia che finora ubbidisce in genere tacendo) avviene in genere attraverso trattative segrete con Washington sul dare e avere. Ciò comporta un ulteriore indebolimento dei parlamenti europei, in particolare di quello italiano, già oggi privati di reali poteri decisionali su politica estera e militare. In tale quadro, l’Europa si ritrova oggi in una situazione ancora più pericolosa della guerra fredda. Altri tre paesi – Bosnia Erzegovina (già parte della Jugoslavia), Georgia e Ucraina (già parte dell’Urss), Svezia e Finlandia  - sono candidati a entrare nella NATO. Stoltenberg, portavoce USA prima che della NATO, dichiara che «teniamo la porta aperta a chi vuole entrare, e, se l’obiettivo del Cremlino è quello di avere meno NATO ai confini della Russia, otterrà solo più NATO». Nella escalation Usa-NATO, che ci porta sul baratro di una guerra su larga scala nel cuore dell’Europa, entrano in gioco le armi nucleari. Fra tre mesi inizia negli USA la produzione in serie delle nuove bombe nucleari B61-12, che saranno schierate sotto comando USA in Italia e altri paesi europei, probabilmente anche dell’Est ancora più a ridosso della Russia. Oltre a queste, gli USA hanno in Europa due basi terrestri in Romania e Polonia e quattro navi da guerra dotate del sistema missilistico Aegis, in grado di lanciare non solo missili anti-missile ma anche missili Cruise a testata nucleare.  A tutto questo si aggiunge l’impatto economico e sociale della crescente spesa militare. Alla riunione dei ministri della Difesa, Stoltenberg ha annunciato trionfante che «questo è il settimo anno consecutivo di aumento della spesa della Difesa degli Alleati europei, accresciuta di 270 miliardi di dollari dal 2014». Altro denaro pubblico sottratto alle spese sociali e agli investimenti produttivi, mentre i paesi europei devono ancora riprendersi dal lockdown economico del 2020-21. La spesa militare italiana ha superato i 70 milioni di euro al giorno, ma non bastano. Il premier Draghi annunciò a suo tempo «Ci dobbiamo dotare di una difesa più significativa: è chiarissimo che bisognerà spendere molto di più di quanto fatto finora».

Ossia: “stringiamo la cinghia perché la NATO possa allargarsi”. Ma lo vogliamo capire che invece ci stiamo scavando la fossa, in senso reale…?

Riferimenti: “Il Manifesto”, Neyorker.com, Wikipedia.

 

Inserito il:29/10/2022 12:29:36
Ultimo aggiornamento:29/10/2022 12:37:49
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