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Aggiornato al 26/05/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Arthur Trevethin Nowell (South Wales, UK, 1862 - 1940) - Private View Day at the Royal Academy (1933)

 

Popolo e élites

di Franco Morganti

 

Bene ha fatto Matteo Salvini, neo-ministro dell’Interno, a qualificare la sua lotta come “lotta del popolo contro le élites”.

Ma qual è “il popolo” nella definizione di Salvini?

Credo che sia utile tornare all’indimenticato Tullio De Mauro che definiva “analfabeti funzionali” quell’insieme di persone (ben il 70% della popolazione, qualche anno fa, dunque a buon diritto “il popolo”) che non riescono a capire le istruzioni per l’uso di un farmaco, un’offerta di lavoro, le istruzioni per l’uso di un elettrodomestico, un articolo di giornale, a leggere un grafico, a decifrare un discorso pubblico.

Del resto solo il 40% della popolazione legge almeno un libro all’anno, quindi il 60% non ne legge alcuno. Questo è il popolo, che ha diritto di cittadinanza, per carità, ma non riesce certo a partecipare con pienezza alla vita associata.

A formare questo popolo ha contribuito molto la televisione commerciale: basta ascoltare un talk show per rendersi conto che l’applauso non scatta in genere per il contenuto del discorso, ma per il suo volume e lo stile perentorio di chi parla.

Le trasmissioni sulla cucina o in camera da letto con “Il grande fratello” hanno fatto il resto. La Rai si è subito associata imitando le tv commerciali.

Ma ora il colpo decisivo in questo senso è stato assestato dai social.

Mentre le televisione era one to many, cioè potevi solo ascoltare, coi social puoi intervenire e la tua platea è il mondo.

Chi ha familiarità con Facebook o con Twitter sa che gran parte del pubblico che interviene lo fa per dire cose molto elementari, cose da ignoranti funzionali, direbbe De Mauro.

Riprenderei ora il discorso che ho iniziato con un articolo intitolato “Il popolo non sta a sinistra”, che si rifaceva a una teoria della frammentazione della società attuale, del sociologo Emmanuel Todd.

Anziché dividersi in destra e sinistra, la società si divide in popolo e élites, dove per popolo vale la definizione data più sopra, derivata da De Mauro. Ora il popolo ha la sua rappresentanza politica in Salvini e Di Maio, mentre le élites sono alla ricerca di leaders che sappiano ritrovare l’antica virtù di Einaudi, di De Gasperi, di Ciampi e, più recentemente, di Draghi.

Solo che i numeri non giocano a favore, come suggeriscono i dati di De Mauro: non resta che lavorare sulla scuola e sulla cultura e aspettare che passi l’ubriacatura dei social.

Vent’anni? Forse qualcosa di meno.

 

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Inserito il:19/06/2018 22:46:54
Ultimo aggiornamento:19/06/2018 22:59:14
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