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Aggiornato al 21/09/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Alessandro Colonnetta (Torino, 1984 - ) – Bevitore di vino

 

Meglio un bicchiere di vino buono?

di Gianni Di Quattro

 

Il proverbio, peraltro molto antico, dice che sui gusti di ciascuno di noi ogni discussione è inutile, perché ognuno ha le sue percezioni e non può essere disposto a cambiarle perché non si tratta di opinioni pure e semplici ma di qualcosa che investe il modo di sentire di ciascuno.

Dunque possono piacere i cocktail e quel forte sapore dovuto alla robustezza dei componenti o quel piacere procurato dalla dolcezza e dalla varietà sempre delle varianti usate. Molti dicono che il mischiare cose, come nella natura del resto, produce bellezza, sapore originale, lontananza dalla banalità. Come nella vita, come nel futuro, come nella umanità che spesso si mescola come se un mazziere fosse incaricato periodicamente di dare le carte e di fare in modo che la distribuzione delle stesse sia del tutto casuale.

Ma sono tanti invece che sostengono di preferire un bicchiere di vino buono a qualsiasi mescola alcolica anche se originale, se realizzata con grandi ingredienti presi uno per uno e poi amalgamati con maestria. Costoro amano il sapore profondo del vino, un sapore che sa di terra, di natura e dei profumi dei suoi prodotti. Amano la cura con cui si curano le viti, si raccolgono le uve, si trattano e poi fatto il vino si lascia riposare senza mai abbandonarlo, ma continuando a curarlo, sorvegliarlo, correggerlo, assaggiarlo in modo che quando lo si giudica pronto, maturo al piacere di sentirlo si sommano i piaceri del percorso che il vino ha fatto anche se semplicemente immaginato.

L’amante del cocktail è una personalità diversa da quella di chi ama il vino. È vero che chi ama i cocktail beve pure vino e viceversa ed entrambi guardano con sospetto gli astemi. Questi ultimi per la verità sono persone un po’ strane, non amano molto le relazioni umane, sono sempre guardinghe e temono il cambiamento, qualsiasi cambiamento. Tornando ai nostri bevitori, ognuno ha le sue caratteristiche.

Il bevitore di cocktail viene rappresentato come una persona ambiziosa, aggressiva, con la voglia di bruciare sempre le tappe, una persona molto interessata al successo e alla conquista di qualsiasi cosa. Al contrario il bevitore di vino viene visto come riflessivo, interessato a capire, curioso, romantico, per il quale i valori dei sentimenti e dell’amicizia hanno la priorità anche sulla ricchezza materiale.

Ma attenzione il riferimento al bevitore di vino riguarda il vino rosso e magari quello buono, quello che molti esperti del settore definiscono di meditazione. Esempi? Il Pinot nero dell’Alto Adige, il Nebbiolo, il Valpolicella, il Frappato e tanti altri come i super toscani, senza trascurare i francesi e gli spagnoli.

Il vino bianco è considerato dal buon bevitore come una buona introduzione al bere ma non il bere propriamente detto e non pare casuale che sia preferito dalle donne, almeno in maggioranza, per la sua leggerezza e leggiadria, per il suo colore tenue, per i bicchieri stretti e lunghi nei quali solitamente si versa e che possono essere facilmente ed elegantemente tenuti tra le mani femminili. Lo champagne e il vino con le bollicine poi è un prodotto a parte, un po’ un vino da salotto, un po’ per far piacere ad una donna o per festeggiare un evento o una situazione secondo l’uso ormai diffuso, ma non un vino per partecipare o per ragionare.

Ma quale è, se c’è, un riferimento, un parallelo con la vita politica di un paese e con i protagonisti pubblici che guidano il consenso del popolo e che lo condizionano con le promesse e le speranze elargite a piene mani?

Penso che non si possa fare una classificazione come usava fare Giorgio Gaber con riferimento ad altri aspetti della nostra vita (la doccia è di sinistra ed il bagno è di destra ad esempio). Penso che si debba fare una distinzione basata sulla qualità, in particolare del vino. L’abitudine alla qualità del vino è indice di un certo modo di interpretare la vita e il suo scorrere, del piacere di stimolare le riflessioni e i ragionamenti sulle cose e sulle persone, di una classe e di una cultura che non potrebbe accettare governi volgari, limitazioni alle libertà e forme di prevaricazione umana e intellettuale. Lasciando i cocktail alle tante superficialità della vita, alla voglia di imitare, alla voglia di apparire, di farsi vedere all’attacco della vita, ad un certo modo di essere spericolati. Meglio un bicchiere di vino, di quello buono per capire il passato e vedere il futuro, per non accettare la menzogna e il pregiudizio, per entrare nel mondo della libertà vera, laica e senza confini.

 

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Inserito il:27/02/2019 17:03:16
Ultimo aggiornamento:27/02/2019 17:08:14
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