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Aggiornato al 17/01/2022

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Huthmacher I.  (ArtPal, San Juan, Portorico)  -  Peace for Israel and Palestine

 

Israeliani e palestinesi. Dov’è la pace? (2)

(seguito)

di Vincenzo Rampolla

 

Secondo un sondaggio di settembre 2021, l'insoddisfazione per la gestione di Abu Mazen è del 71% e 3/4 dei cittadini chiedono le sue dimissioni. Metà dell'opinione pubblica palestinese ha definito pessimo lo status dei diritti umani e della democrazia sotto l’ANP (Autorità Nazionale Palestinese).

Sono 17 anni che Abu Mazen continua a rinviare le elezioni e se oggi si tenessero le presidenziali, la maggior parte dei palestinesi voterebbe per il leader di Hamas, Ismail Haniyeh, o per l'agente di Fatah, Marwan Barghouti che per una serie di attacchi terroristici mortali contro gli israeliani sta scontando 5 ergastoli. Barghouti, molto popolare e considerato più estremista di Abu Mazen, è stato incriminato da un tribunale israeliano con 26 accuse tra omicidio e tentato omicidio. Nel 2014, dalla sua cella ha lanciato una terza intifada contro Israele e ha esortato i leader dell'ANP a cessare subito la combutta sulla sicurezza con Israele. Chi invece voterebbe Presidente Haniyeh, abbraccia la carta di Hamas, che testualmente dice: Non c'è soluzione al problema palestinese se non con la jihad, la guerra santa contro Israele. L’ultimo aggiornamento della carta (1988), edulcorato a puntino, vede il problema della Palestina come una questione musulmana politico-religiosa e il conflitto israelo-palestinese come uno scontro tra l'Islam e gli ebrei infedeli. La Palestina è terra islamica sacra, severamente proibito e impensabile rinunciare a un solo millimetro di essa.

Nell’apertura della carta si legge: Lo Stato d’Israele esisterà e continuerà ad esistere finché l'Islam non lo cancellerà, proprio come ne ha già cancellati altri e nell'articolo 7: Il Movimento di Resistenza Islamico aspira a realizzare la promessa di Allah, non importa quanto tempo ci voglia. L'ora del giudizio non verrà finché i musulmani non combatteranno gli ebrei e li uccideranno, in modo che gli ebrei si nascondano dietro alberi e massi, e ogni albero e pietra dirà: Oh musulmano, oh servo di Allah, c'è un ebreo dietro di me, vieni e uccidilo.

Con gli anni passati in galera, Haniyeh e Barghouti sono idolatrati dai palestinesi; Abu Mazen non si è mai sporcato le mani né ha vissuto la prigionia e nel mondo dei palestinesi, coloro che uccidono ebrei o si dedicano all'eliminazione di Israele, sono i giusti candidati al comando.

Sempre dal sondaggio, parlando di pace con Israele, emerge che il 68% dei palestinesi ha dichiarato di opporsi al ritorno dei negoziati con Israele ventilati dall'Amministrazione Biden e 83% dei palestinesi è convinta che ci sia corruzione nelle file dell'ANP. Dati questi, che dovrebbero suonare nei corridoi di Washington come un segnale di allarme contro la decisione di ripristinare il versamento incondizionato di denaro ai leader palestinesi, senza trasparenza né responsabilità.

Il 18 ottobre, Abu Mazen ha formato un Comitato Nazionale per le riforme. Ci prova. Tenta di adescare palestinesi e finanziatori internazionali con la sua rinnovata serietà nella lotta alla corruzione amministrativa in casa ANP. Per molti è una volgare truffa. In risposta al Comitato, la Coalizione palestinese per la Responsabilità e l'Integrità ha dichiarato: Sono state sollevate anche obiezioni contro le pratiche oppressive, comprese le violazioni delle libertà pubbliche e dei diritti fondamentali. Insieme all’acerrimo contrasto politico interno palestinese in corso tra Fatah e Hamas, questa situazione ha provocato un continuo declino dell'integrità del governo e un rapido scivolamento in un sistema politico totalitario e autoritario. Nel mentre, silenzio sulle elezioni.

La tattica di auto-rinforzamento di Abu Mazen e dell'ANP nel breve termine può forse andar bene, finché l'ANP continua a gestire gli affari quotidiani dei palestinesi e coordina la sicurezza con Israele e impedisce a Hamas di assumere il controllo della Cisgiordania, ma gli israeliani non ci cascano: non hanno alcuna intenzione di ritornare al tempo in cui dovevano gestire le scuole e gli ospedali dei palestinesi in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza. A lungo termine, questa politica non cambierà minimamente l'opinione pubblica palestinese. Abu Mazen insiste a provarci.

Nel finale è il momento di Biden ultimo attore a entrare in scena, mirabile campione futurista di scacchi. L'Amministrazione Biden ha deciso di rinnovare gli aiuti finanziari ai palestinesi e conta sul loro ritorno al tavolo delle trattative con Israele. Può Abu Mazen ritornare ai negoziati mentre affolla le carceri di palestinesi che hanno tentato di vendere immobili agli ebrei? Con un “trattato di pace” con Israele, sarebbe accusato di essere un traditore, per il quale la punizione è la pena di morte, per essersi svenduto agli ebrei. Sarebbe anche accusato di tradimento per aver rinunciato al sogno palestinese di liberare tutta la Palestina, dal fiume Giordano al Mar Mediterraneo. Non basta. Nella Striscia di Gaza, sarebbe processato per essere un infame collaborazionista con Israele.

Biden intende aprire un consolato a Gerusalemme, nella stessa città che ha un'ambasciata. Può sembrare solo un capriccio diplomatico per rilasciare visti, promuovere scambi e prendersi cura dei cittadini, statunitensi o palestinesi? Eh, no… è molto più di un semplice ufficio per diplomatici passa carte. Si tratta de facto di un'ambasciata statunitense presso i palestinesi in territorio israeliano. Il vero scopo è minare la sovranità israeliana nella propria capitale e compromettere le future prospettive di pace tra Israele e gli arabi palestinesi. Qualcuno lo nega? Più chiaro di così.

Un consolato nella capitale di Israele non fa che incoraggiare un maggiore sostegno di Hamas di fronte all'opposizione del governo israeliano, alla faccia della violazione della Legge fondamentale israeliana, della legge americana e della Convenzione di Vienna del 1963, che non consente a un consolato di essere aperto senza il consenso della nazione ospitante.   

Oltre a tradire Israele, è un tradimento del popolo palestinese che ha subito troppo a lungo e troppo duramente le proposte trumpiane e quelle della leadership ANP, con Abu Mazen visceralmente contrario ad accogliere ogni piano di pace con Israele che avrebbe portato alla creazione del proprio stato.  

Apertura di un consolato nella stessa città dove già esiste un'ambasciata? Mossa senza precedenti, scacco al pedone. Macché consolato. Puzza di granata politica. Ripete la stessa mossa di pochi mesi fa: ritirare le forze dall'Afghanistan, alleato Usa, far cadere il governo di Kabul e dare il paese in mano ai talebani. Biden vuole forse tradire anche Israele, altro alleato da sempre? Stesso schema.

Ci prova anche lui. Dopo che gli Usa hanno trasferito la propria ambasciata da Tel Aviv alla capitale di Israele nel 2018, hanno incorporato il consolato esistente in città per formare un'unica missione diplomatica. L’inizio avvenne sotto l'Amministrazione Trump, ma oggi questo rinasce perché Biden ha dedicato gran parte della sua presidenza a disfare tutto ciò che poteva del lavoro di Trump, creando profondo fraintendimento e ribaltando le dinamiche di pace.

Il nuovo consolato, dedicato esclusivamente alla gestione delle relazioni diplomatiche con i palestinesi, ha lo scopo di far sperare che un giorno Gerusalemme possa essere la capitale di un presunto Stato palestinese. Mohammad Shtayyeh Primo Ministro dell’ANP lo ha capito al volo. E ne ha visto fin troppo bene le conseguenze: il nuovo consolato dividerebbe in due Gerusalemme.

Può Israele permetterselo? Chi ha suggerito a Biden l’astuta mossa?

I vari leader palestinesi, per decenni hanno strappato a Israele concessioni su concessioni, mentre ai palestinesi non ne hanno fatta una sola. Con gli accordi di Abraham del 2020 tra Israele e diverse nazioni arabe e con il riconoscimento statunitense di Gerusalemme come capitale di Israele e con l'apertura di un'ambasciata, le impossibili aspirazioni della leadership dell'ANP, non una soluzione a due Stati, ma la distruzione dello stato ebraico, hanno ricevuto un duro colpo. Arrocco in sordina.

Queste mosse, non rappresentano altro che una riaffermazione della verità storica del profondo legame del popolo ebraico con la terra d'Israele, compresa Gerusalemme, per oltre 3.500 anni e hanno creato uno storico cambio di paradigma nella regione. Gli Usa e gli Stati arabi hanno segnato la fine di una lunga accondiscendenza alle ambizioni dell’ANP a spese del loro stesso popolo. I palestinesi non avrebbero più diritto di veto alla pace in Medio Oriente. Questa poi… che pensata!

L'Amministrazione di Biden ha invece seriamente compromesso questa prospettiva. Ha trascurato deliberatamente gli Accordi di Abraham, non riuscendo a convogliare altri governi arabi a normalizzare le relazioni con Israele. Gli accordi sono stati raggiunti solo grazie al forte sostegno americano a ciascuna delle parti coinvolte, con vantaggi economici, politici o militari. Anche se Biden fosse stato aperto a questa politica, il suo gesto in Afghanistan ha svalutato in modo critico il ruolo degli Usa come alleato affidabile e di conseguenza la sua influenza in MO, senza contare il danno provocato dalla debolezza dell’ennesimo conato di pacificazione con il regime iraniano. Iran, attore onnipresente, ma oggi fuori scena. Se ne parlerà, più tardi, con l’uranio arricchito al 70%.

In definitiva il consolato nella capitale israeliana appenderà al muro la croce della pace, dicono in molti. Motiverà i leader dell’ANP a raddoppiare la loro ostilità verso Israele e, alla fine, suonerà come un altro muro alla stessa apertura di un ufficio diplomatico. Tale strategia, se nel contesto del MO ha un grande peso, in realtà non è tale. L'ANP ha chiesto la chiusura dell'ambasciata americana a Gerusalemme sin dalla sua apertura. Ma il primo ministro dell'ANP ha ammesso astutamente a febbraio che l'istituzione di un consolato statunitense sarebbe un sostituto adeguato… un consolato per i palestinesi a Gerusalemme equivale a revocare il riconoscimento statunitense della sovranità di Israele sulla città. Equazione politica di portata immensa: Israele, sei fuori dai giochi, ci penso io a distribuire le carte ai palestinesi. Non tu.

Israele ha detto che si opporrà alla mossa, affermando la sua sovranità su Gerusalemme poiché il governo del primo ministro di estrema destra Naftali Bennett, fresco di nomina, verrebbe squilibrato dalla reintroduzione in città di un punto d’appoggio diplomatico per i palestinesi. Lo stesso ministro degli Esteri Yair Lapid ha avvertito a settembre che ciò avrebbe destabilizzato la sua fragile coalizione… Qual’é lo scopo pratico della nuova struttura, con l'ambasciata che già incorpora un dipartimento aperto esclusivamente agli affari palestinesi? Se realmente fosse necessario un consolato autonomo per i palestinesi, avrebbe senso metterlo a Ramallah, dove si trovano praticamente tutti gli edifici del governo dell'ANP. Il ministro della Giustizia israeliano, Gideon Sa'ar, ha chiarito pochi giorni fa che questo non sarebbe avvenuto. Stiamo a vedere.

Fiasco completo su quasi tutte le principali questioni di politica estera e di sicurezza nazionale negli ultimi quattro decenni.  In modo memorabile l’ha affermato Robert Gates, ex segretario alla Difesa di Obama, dopo la conferma in Afghanistan di una schiacciante disfatta. Biden avrebbe ora la possibilità di fare finalmente qualcosa di giusto, abbandonando il suo piano che toglie la terra sotto ai piedi a un alleato, riduce le prospettive di pace e condanna il popolo palestinese a nuovi decenni d’inferno. Che gli sussurrerà all’orecchio la vicepresidente Harris. Presto lo vedremo.  

Tre settimane fa, il 19 ottobre, Antony Blinken Segretario di Stato Usa in una conferenza stampa a Washington ha parlato con il ministro degli Esteri israeliano Yair Lapid e lo sceicco degli Emirati Arabi Uniti, Abdullah Bin Zayed Al Nahyan e ha detto: Andremo avanti con il processo di apertura di un consolato come parte dell’approfondimento di quei legami con i palestinesi. Il consolato è stato inglobato nell’ambasciata degli Stati Uniti che è stata trasferita a Gerusalemme da Tel Aviv nel 2018 da Trump, un capovolgimento della politica statunitense di lunga data acclamata da Israele e condannata dai palestinesi. Giova ripeterlo, alla nausea. Israele considera l’intera città di Gerusalemme la sua capitale. I palestinesi vogliono invece Gerusalemme Est capitale dello Stato che reclamano, presa da Israele nella guerra del 1967. Gli Emirati Arabi Uniti sono stati il ​​primo di 4 Stati arabi che si sia mosso a dicembre 2020 per normalizzare le relazioni con Israele, dopo decenni di inimicizia e Bahrain, Sudan e Marocco hanno seguito l’esempio. Senza batter ciglio.

Chiuso con Biden il brevissimo profilo dei protagonisti sulla scena della piéce… è di pace tra israeliani e palestinesi che si è parlato, vero? Sì o no…? Di pace tra arabi e giudei? Sì. Giusto… e allora continuiamo a parlarne, prima o poi… Ma fammi il piacere…

 

Inserito il:01/12/2021 19:39:11
Ultimo aggiornamento:01/12/2021 21:43:35
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