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Aggiornato al 20/08/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Jennifer Owens (Irlanda, 1982 - ) - Discussion Developed (2008)

 

Il futuro è l’Europa

di Gianni Di Quattro

 

Non sono mai stato un seguace di Marco Pannella, pur essendoci conosciuti da ragazzi e, soprattutto, apprezzandone molto il ruolo che lui ha avuto per conquistare alcuni fondamentali diritti civili che hanno consentito al paese di essere vicino alla modernità, se non proprio di acchiapparla. Il personaggio, di grande intelligenza e di grande visione del futuro, nella pratica ha saputo gestire poco politicamente questi suoi meriti un po’ per le sue caratteristiche umane e un po’ per la situazione politica del nostro paese bloccata per tanti decenni tra due partiti dominanti e con il popolo incapace intellettualmente di cambiare e peraltro senza coraggio di partecipare alla vita democratica sul serio. L’assenza di laicità dei decenni dopo la seconda guerra mondiale ha consentito una influenza clericale che, fra l’altro, ha inquinato e di molto la vita politica italiana.

Comunque nella attualità stanno emergendo con prepotenza e con evidenza le sue visioni e le sue prediche che sono sempre rimaste inascoltate e soprattutto combattute dalla classe politica dell’epoca perché le interpretava come possibili turbamenti di un equilibrio sociale magari solo in parte apparentemente democratico, magari ingiusto, magari squilibrato socialmente ma che garantiva il potere appunto ai due partiti dominanti, alla Chiesa e ad alcune lobbies finanziarie ed economiche del paese che sono riuscite ad indirizzare risorse ed investimenti verso i loro interessi. Come corollario a queste ultime considerazioni dobbiamo aggiungere che la situazione italiana rispecchiava e si inseriva perfettamente nella divisione del mondo diviso in due blocchi che non avrebbero potuto permettere senza rischiare fughe di paesi verso vie diverse da quelle da loro attuate al loro interno e predicate (detto in modo eufemistico) a livello mondiale.

Tra le varie visioni di Marco Pannella che stanno emergendo è a buon diritto necessario inserire quella che in qualche modo prevedeva il declino dei partiti politici nazionali a favore di partiti transnazionali e cioè partiti che operano e raccolgono istanze a livello di tutti i paesi dell’Unione e propongono di conseguenza soluzioni più compatibili in modo da avvicinare la vita dei vari paesi sempre più e favorire nel tempo una vera integrazione e una garanzia di diritti e di prospettive uguali per tutti. Le dimensioni del suo partito e la sua voce inascoltata non hanno consentito a Pannella di andare al di là della esposizione di questa sua visione e di qualche tentativo elettorale senza soverchio esito.

Questa premessa era necessaria sul piano storico e culturale e per consentire a quanti seguono poco o preferiscono distrarsi di ricordare le vicende della politica e il ruolo dei personaggi che la popolano con riferimento particolare a quelli la cui azione consente salti importanti in avanti della società verso la modernità.

Nel momento attuale si sta avverando e prima del previsto quella che possiamo chiamare la profezia Pannella, cioè i partiti nazionali sono ormai sempre meno coesi, meno sensibili al futuro e sempre più prigionieri di interessi di gruppi per scopi e politiche di breve termine senza respiro e di conseguenza spesso contraddittorie, inefficaci e costose. Ed ancora spinti, proprio perché guidati da interessi di breve termine e assolutamente particolari, verso forme di autarchia nazionale, di sovranismo come si usa dire con un orribile termine nel gergo mediatico, e dilagano verso il populismo più indiscriminato e pericoloso socialmente e umanamente.

Il populismo è la negazione della elaborazione politica, di qualsiasi forma di ideologia, prevede il potere affidato a dei portavoce del popolo che eseguono le richieste da lui provenienti (o che si creda provengano e questo è un punto delicato perché potrebbe consentire l’inserimento di furbacchioni, per dire, che dicono di essere quello che in realtà non sono e che riescono a fare esternare il popolo con delle esigenze da loro costruite illudendolo con promesse utopistiche e di grande effetto).

A livello dei singoli paesi del continente, anche i più grandi e importanti, ormai diventa impossibile elaborare iniziative, analizzare soluzioni, promuovere aggregazioni di culture, intelligenze, idee. Troppo provincialismo, troppo ridotte le dimensioni. D’altra parte il mondo ha sempre cercato di appendersi in tutto o in parte, di richiamarsi a teorie sovranazionali se non universali come il liberalismo, il socialismo o altre forme più o meno nobili o persino degradate del capitalismo. Ora è ancora più condizionante la platea vasta come conseguenza dei fenomeni della globalizzazione e della contaminazione tecnologica che tende a rendere uguali tutti i paesi ed a mischiarli.

L’Europa in particolare deve cercare, deve farlo disperatamente, di aggregarsi perché solo in questo modo potrà contrastare e comunque giocare un ruolo non solo difensivo verso l’invasione economica cinese, le prepotenti ideologie russe o le interpretazioni sociali dell’islamismo. Senza considerare gli Stati Uniti che per ora sembrano appartarsi e sganciarsi dall’Europa senza capire i legami che hanno con lei e che soprattutto hanno interesse a mantenere e che sono non solo economici (l’Europa ha cinquecento milioni di consumatori, il secondo mercato del mondo), ma anche e soprattutto culturali e morali. Ma Trump può lasciare il passo forse tra non molto e allora può essere molto probabile che anche gli Stati Uniti torneranno a giocare il ruolo internazionale di prima e saranno in competizione aperta di nuovo con la Cina e la Russia.

Nel nostro paese è probabile che la situazione politica attuale estremamente ingarbugliata, superficiale, senza respiro e portata avanti a singhiozzo da due partiti che si sono trovati al governo insieme senza forse poterne fare a meno, andrà avanti in questo modo almeno fino a dopo le elezioni europee che probabilmente saranno da loro vinte (anche se viviamo in tempi di alta volatilità). Infatti, da una parte hanno scoperto le metodologie per conquistare gli elettori e hanno verificato di avere la spregiudicatezza necessaria per sedurli e dall’altra la cosiddetta opposizione è frantumata e non ha leader e neanche capi popolo su cui impostare un progetto di contrasto dei partiti al potere.

Ma è presumibile pensare che per la fine dell’anno possano nascere uno o più organizzazioni partitiche a livello europeo in grado di competere in vari paesi e con protagonisti di vari paesi. Naturalmente, soprattutto per quella che una volta si chiamava sinistra politica e che ora si può definire sociale, queste organizzazioni transnazionali potranno elaborare progetti politici a medio e lungo termine con i quali confrontarsi con i gruppi più qualificati e ragionevoli di cittadini europei e quindi anche italiani. Questi ultimi così potranno trovare l’alternativa al populismo e al sovranismo di oggi anche perché sempre verso fine anno sarà chiaro per questi l’impossibilità di mantenere promesse o di continuare a fare promesse sulle promesse come quegli speculatori finanziari che facevano debiti per pagare i crediti all’infinito sino al definitivo crac, gioco che nel nostro paese, qualcuno ricorderà, ha avuto inizio alla fine degli anni 50 da quel monsignore bolognese poi finito in galera.

In conclusione, l’anno che abbiamo appena iniziato forse non potrà essere bellissimo come pensa e dice il nostro Presidente attuale del Consiglio, sarà anche un anno pieno di ansie e incertezze, di fatti traumatici per i cittadini e le imprese, ma verso la fine potremo cominciare a vedere la fine di questo tunnel pieno di mediocrità, disumanità e senza scopo. Ci vorrà poi tempo, non esistono soluzioni lampo, l’elaborazione di progetti e la organizzazione di strategie vere richiede tempo. Il problema è capire se riusciremo a venirne fuori ancora vivi, nel senso senza perdite irreparabili. Ma questa è la storia del mondo e noi siamo nella storia, speriamo che i giovani capiscano e ci perdonino per quanto di brutto nei loro confronti siamo stati capaci di fare.

 

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Inserito il:09/02/2019 16:22:14
Ultimo aggiornamento:09/02/2019 16:25:59
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