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Aggiornato al 20/09/2020

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Rafay Zafer (Chicago, Illinois) - Hagja Sophja

 

Turchia e riconversione di Santa Sofia in moschea

di Vincenzo Rampolla

 

Hagja Sophja, Santa Sapienza, è moschea, riaperta alle funzioni religiose. Decisione storica.

Situata su una collina che domina il Mar di Marmara, edificata nel VI secolo sulle rovine di una chiesa più antica, costruita verso il 325 da Costantino, primo imperatore romano a ricevere il battesimo. Soprannominata la Grande Chiesa, distrutta nel 532, durante violenti disordini scoppiati a Costantinopoli, città di 400.000 abitanti. Cristiano fervente, l’imperatore Giustiniano, decide di avviarne subito la ricostruzione. Dopo che il sultano Mehmet il Conquistatore, con la caduta dell’impero bizantino nel 1453 aveva convertito l’antica basilica in moschea, nel 1935, 85 anni fa, il presidente Mustafa Kemal Atatürk l’ha trasformata in museo.

Appesa alle colonne di una moschea minore sull'arteria per Santa Sofia, la mattina del 24 luglio 2020 troneggia una gigantesca dedica: Iste Dede, iste Torun, Ecco il nonno, ecco il nipote. Ecco il Sultano Mehmet II, ecco Recep Tayyip Erdoğan, secondo la tradizione ottomana, prossimo leader designato al trono dell’Impero. Dedica tutta ai Conquistatori del passato, a lui il successore, al popolo. Queste le parole di Erdoğan rivolto alla piazza: Con questo passo ho raggiunto un obiettivo politico che fin dagli anni trenta era una priorità non solo dei partiti islamici, ma anche di quelli conservatori e nazionalisti. Secondo, questa mia decisione è un monito al mondo esterno della supremazia della Turchia. Da ultimo, è la promessa di mantenere il suo status di patrimonio dell’umanità.

Solo 12 mesi fa, prima delle elezioni amministrative, per mettere a tacere lo slogan “Apriamo Santa Sofia”, Erdoğan si era rivolto al popolo con ben altro tono: Non cedete alle provocazioni, riempite prima la moschea di fronte di Sultanahmet. A marzo 2019, è stato ancora più esplicito in un intervento televisivo: Dominare, per noi non è un problema. Ma che ne ricaviamo? Per noi il prezzo è molto più alto. Non dimentichiamo che in questo momento abbiamo centinaia di moschee in molti Paesi del mondo. Chi lo dice, immagina cosa potrebbe succedere con quelle moschee? Non me ne vogliano, ma non conoscono il mondo. Non sanno con chi hanno a che fare. Perciò io, come leader politico, non ho perso la strada fino a cadere in un simile tranello. Dobbiamo essere sensibili, attenti, non cedere a questo gioco. Cos’ha indotto Erdoğan a cambiare idea?

Akp (Giustizia e Sviluppo), il partito di Erdoğan, nonostante il sostegno del Mhp (Movimento nazionalista), ha subìto una durissima sconfitta non solo alle amministrative del 31 marzo ma alla ripetizione delle comunali di Istanbul il 23 giugno e Istanbul e Ankara sono passate dall’Akp al Chp (Partito Repubblicano del Popolo). Dopo anni, per la prima volta l’opposizione è riuscita a conquistare i voti delle masse e l’Akp ha perso tutti i vantaggi di amministrare due città capitali.

L’epidemia di coronavirus ha peggiorato la fragile situazione economica e la recessione nei settori turismo e trasporti ha ridotto le entrate di valuta estera. Allo scacchiere politico si sono aggiunti 2 nuovi partiti fondati da ex ministri dall’Akp, influenzando l’elettorato del Mhp: il Gelecek partisi (Partito futuro) dell’ex ministro degli esteri e premier Ahmet Davutoğlu e il partito Deva di Ali Babacan, ex ministro dell’economia.

La mossa di Santa Sofia è un appello agli elettori a non lasciare l’Akp? Sottile strategia di Erdoğan o ci sta provando? E le reazioni dal mondo? Ankara ha quasi ignorato quelle di Atene; la Grecia può nuocere alla Turchia solo attraverso l’UE, anche se i rapporti Ankara-Bruxelles sono al minimo storico. L’UE, dal canto suo, non può rompere il dialogo con la Turchia perché da ormai 10 anni si regge sul politicamente corretto: Non sarò certo io che glielo vieto. La risposta Usa è invece molto seria; in periodo elettorale Donald ha dovuto sorbirsi le lobby avverse alla Turchia, molto influenti al congresso (lobby greca in primis), e tuttora i rapporti sono talmente tesi che una sanzione in più o in meno non modificherebbe il quadro. Si parla di un possibile passo ad Ankara in vista delle elezioni. È tutto da vedere. La reazione più grave viene da Mosca. Ankara e Mosca in Siria hanno una collaborazione delicata e sul filo del rasoio e sono avversarie in Libia, mentre l’economia turca ha fame di turisti russi. Erdoğan, in costante contatto con Vladimir, sembra pronto a giocare la partita. E dopo? Qualunque mossa di Erdoğan punta a rovesciare le perdite subite dall’Akp e dal Mhp e il colpo di Santa Sofia potrebbe andare nella direzione giusta, ma chi garantisce che senza una reale ripresa dell’economia l’effetto durerebbe fino al 2023, data delle elezioni?

 

All’alba del grande giorno, decine di migliaia di turchi hanno marciato verso il centro di Istanbul per arrivare a Santa Sofia, ognuno con il suo tappetino da preghiera e la mascherina anti Covid, anche a Istanbul non risparmia. 21.000 agenti schierati, veglia di preghiera intorno alle 10 interrotta all’apparizione sui maxi-schermi di Erdoğan con il genero Berat Albayrak, Ministro delle Finanze, e gli uomini chiave del Presidente. Boato di applausi e di cori religiosi. Migliaia di persone a inneggiare al capo di Stato, il nuovo Maometto II il Conquistatore. Con “Costantinopoli” in pugno, Santa Sofia è diventata di diritto patrimonio intoccabile dell’Islam. All’interno della moschea, pavimentata con preziosi tappeti, Erdoğan posa per la foto di rito con i leader di alcuni Paesi Balcani e della Somalia, ove a tutti i livelli la presenza turca è molto influente, non ultima quella militare. Non manca Tamim bin Hamad al-Thani emiro del Qatar con Fayez al-Sarraj leader del governo libico, riconosciuto dalla comunità internazionale e con lui ha tenuto un breve summit a due. Enormi scritte del Corano risaltano su pannelli rossi e la Sura della Conquista apre la celebrazione letta dal Presidente in persona. Subito dopo, Erdogan si reca in visita alla tomba di Maometto II il Conquistatore, di cui si proclama successore morale, acclamato da centinaia di persone. Oggi davanti a Santa Sofia hanno pregato 350.000 persone - dice ai giornalisti. - Ho realizzato il sogno che avevo da bambino. L’edificio rimarrà comunque un patrimonio dell’Umanità, aperto a tutte le religioni. Bartolomeo I, patriarca ecumenico di Costantinopoli, replica freddamente: È una decisione che inasprisce le divisioni tra le religioni .

 

Il progetto egemonico sul mondo musulmano e mediorientale di Erdoğan è molto chiaro. Non passa inosservato: assumere la leadership politica e religiosa nella regione, approfittando di crisi e di conflitti devastanti - dalla Siria alla Libia - secondo uno schema collaudato, che negli ultimi tempi è di moda per molte derive autocratiche. La divisione dell'Impero Ottomano rimane un'umiliazione per la Turchia.

Erdogan, schierando le sue truppe in Siria e Libia, intende ripristinare il potere del suo Paese. Insieme al suo nuovo alleato libico Faïez Sarraj, capo del governo di accordo nazionale (GAN), ha bisogno di un luogo solenne e storico per un nuovo accordo strategico e politico, un'alleanza memorabile coltivata da tempo, tale da cambiare la situazione strategica in Nord Africa e nel Mediterraneo: in cambio dell'aiuto militare e logistico alla Libia, il governo di Tripoli accetta il principio di una delimitazione marittima che dovrebbe soddisfare le ambizioni di Ankara nel Mediterraneo orientale.

Un patto di tale rilievo non poteva essere siglato ovunque. La scelta è caduta il 16 dicembre 2019 nel Palazzo di Dolmabahçe, residenza degli ultimi sei sultani dell'Impero Ottomano), luogo dove Maometto il Conquistatore aveva fatto approdare le sue navi per iniziare la presa di Costantinopoli del 1453. Grazie a questa cooperazione militare e energetica, il Trattato di Sèvres è stato rovesciato, ha detto in un discorso televisivo, al termine della firma dell’intesa.

E l’Italia, dov’è finita? Il Ministro degli Esteri era ad abbronzarsi sulle spiagge del bel suol d’amore? Di basso livello lo schiaffo di invitare il papa alla prima preghiera islamica in Santa Sofia. Francesco, si è dichiarato addolorato per la sorte della antica basilica cristiana, con oculata scelta delle parole, memore dell’assassinio, 10 anni fa, di Mgr.Luigi Padovese, vicario apostolico in Turchia, a Iskenderun (Alessandretta) per mano di estremisti nazionalisti e islamici. Lo stesso Francesco nella sua visita del 2019 ad Abu Dhabi, primo pontefice in terra di Emirati Arabi, ha sottoscritto un Documento sulla Fratellanza Umana con il Grande imam di Al Azhar, l’egiziano Ahmed al Tayyeb.

Nel testo affermano: Il rapporto tra Occidente e Oriente è un’indiscutibile reciproca necessità, che non può essere sostituita e nemmeno trascurata, affinché entrambi possano arricchirsi a vicenda della civiltà dell’altro, attraverso lo scambio e il dialogo delle culture. Se un dialogo non coinvolge il cuore non è di grande utilità. La visita è avvenuta nell’8° centenario dell’incontro tra san Francesco di Assisi e il sultano al-Malik al-Kamil, a Damietta, Egitto, durante la V crociata.

La data scelta da Erdoğan per la riconversione coincide esattamente con il 97° anniversario del trattato di Losanna che ha tracciato le frontiere dell’attuale Turchia, quella che Erdoğan sogna di ridisegnare. La religione è pretesto ideologico e strumento di potere al servizio dei suoi obiettivi e ben si inserisce nella patologia emersa dalla sindrome di Sèvres. Una rilettura dei trattati di Sévres e Losanna consente di mettere a fuoco una per una, mosse e strategie del Presidente turco.

Il trattato di Sèvres (Francia) è la pace firmata il 10 agosto 1920 tra le Potenze Alleate della prima guerra mondiale e l'Impero ottomano. Viene fortemente contestato dai nazionalisti turchi, guidati da Atatürk, ribellatisi al Governo imperiale di Istanbul e capaci di stabilire ad Ankara un Governo separatista: apertura della Guerra d'Indipendenza turca.

Contro le forze di Grecia, Francia e Armenia si assicurano un territorio pari a quello dell'attuale Turchia. movimento viene riconosciuto dalla Comunità Internazionale dopo i trattati di Mosca (marzo 1921) con l'Unione Sovietica, di Ankara con la Francia, per porre fine alla guerra franco-turca e di Alessandropoli e Kars, per fissare i confini esterni. Questi accordi hanno costretto le Potenze Alleate a rinegoziare con i Turchi e, dopo numerosi blocchi delle trattative, a firmare il 24 luglio 1923 il Trattato di Losanna, che ha annullato e sostituito il Trattato di Sèvres, assegnando ai Turchi l'intera Anatolia, la Tracia orientale e alcune isole egee. L’idea del nemico che vuole dividere la Turchia è stata per decenni ed è tuttora parte integrante della psicologia collettiva turca, dando origine alla cosiddetta sindrome di Sèvres.

Con Losanna si chiude il conflitto greco-turco e si ridisegnano i confini stabiliti da Sèvres, imponendo nuove frontiere tra Grecia, Bulgaria e Turchia, oltre a determinare la fine di ogni pretesa turca su Cipro, Regno dell'Iraq e Siria. La Repubblica di Turchia accetta inoltre la perdita di varie entità territoriali: Cipro, assegnata all'Impero britannico; Tripolitania, Cirenaica e Dodecaneso, riconosciuti ufficialmente possedimenti dell'Italia; Tunisia e Marocco, attribuiti alla Francia. Vengono anche fissati i confini con Siria e Iraq, già amministrati rispettivamente da Francia e Impero britannico sotto forma di Mandato dell’Onu. La Turchia rinuncia infine a ogni pretesa su Egitto e Sudan e la sorte della provincia di Mosul viene affidata a una decisione dell’Onu.

Le comunità europee viventi da secoli nel territorio del dissolto Impero ottomano, perdono tutti i privilegi che avevano acquisito.

Dunque, in opposizione a Sèvres, Losanna simboleggia la vittoria sulle forze occidentali, l'onore, il potere e il dominio riconquistati, lo scontro nazionale. Vittoria di Pirro, indigesta a Erdoğan.

Al largo di Istanbul, sull'isola di Büyükada, nella chiesa di San Dimitri alcuni fedeli si fanno il segno della croce. Quando ho sentito in tv che Hagja Sophja tornerà ad essere una moschea, ho pianto, dice Vithleem Magoula, 81 anni, rum, uno degli ultimi greco-ortodossi di Istanbul, così chiamati dai turchi. Oggi non resta che uno sparuto gruppo di rum per lo più anziani, reliquie di una secolare anima ellenica. Da 160.000 persone all'inizio del ‘900, i greci a Istanbul sono scesi a 2.000.

Nazionalismo turco-musulmano… persecuzioni…?

 

(consultazione: murad sezer, reuters/contrasto; m.ansaldo - la repubblica; murat yetkin - internazionale.it; m.ottaviani - avvenire; f.peloso - linkiesta; k.cogan - al monitorr; s.mascetti - internazionale; m.jégo - a.kaval; v.larousse - le monde)

 

 

 

Inserito il:03/09/2020 10:27:18
Ultimo aggiornamento:03/09/2020 10:39:56
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