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Aggiornato al 14/12/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Brice Marden (Bronxville, NY, USA, 1938 - ) - Event (2004-7)

 

La superiorità presunta della sinistra

di Tito Giraudo

 

In una fase politica di profonda crisi, sia di programmi, come di consensi dei Partiti che fanno riferimento alla sinistra, occorre a mio parere fare qualche considerazione.

La nostra sinistra dal dopo guerra in avanti ha cambiato il proprio DNA, oltre all’elettorato di riferimento, nonostante ciò, resta ferma e immutabile, sia sull’autostima, quanto sulla disistima per gli avversari.

Il dramma è la sostanziale buona fede di molti maturata negli anni senza la conoscenza della sua vera storia.

La sinistra nasce rivoluzionaria, anche se ben presto adotta il riformismo come fase intermedia per diventare alla fine interclassista al punto di piacere soprattutto alle classi più agiate.

E’ questa, una trasformazione dovuta, da una parte ai fallimenti socio economici dei vari socialismi reali, dall’altra al non aver saputo cogliere in tempo i mutamenti socio economici.

Dunque, la sinistra si adegua ma sempre in ritardo e mai con chiarezza. Dove è immutabile è nell’autostima e nel complesso di superiorità che l’attanaglia. In realtà a questa sinistra sono cambiati i valori di riferimento, senza che se ne sia resa conto.

Stare dalla parte dei più deboli, avere come riferimento principale la classe operaia erano valori che andavano bene lo scorso secolo ma, dagli anni novanta, con l’avvento berlusconiano la destra ha cambiato pelle, soprattutto ceti di riferimento.

Berlusconi, non si identificava nell’établissement tradizionale, e da questo, veniva percepito come un corpo estraneo. A pensarci bene tutto ciò ricorda con i dovuti distinguo il difficile trapasso tra la nobiltà e la borghesia tra il settecento e l’ottocento.

L’Italia del dopo guerra vedeva nella borghesia industriale e finanziaria un caposaldo economico e politico, erano le grandi famiglie dell’industria e della finanza sotto l’egida di Mediobanca.

Un imprenditore televisivo, privo di lombi di borghese nobiltà non rientrava nei canoni, tuttavia va anche detto che al nuovo arrivato importava ben poco non sgomitando per entrare in quell’Olimpo, a differenza di De Benedetti che partito da outsider pure lui, dopo essere stato cacciato dalla Fiat ottenne un ingresso quasi trionfale, prima comprando la Olivetti sfruttando i residui di prestigio della vecchia fabbrica, poi quando non serviva più, liquidandola.

Come il PD abbia potuto accettare De Benedetti come tessera N. 1 lascio a voi l’arduo giudizio. Ma forse l’essere diventato l’editore di Repubblica qualche cosa avrà contato. Non voglio entrare nel merito delle qualità progressiste di De Benedetti e liberali del Cavaliere, posso persino capire la simpatia verso un editore di un quotidiano di sinistra che va (o andava) per la maggiore, è l’odio e il disprezzo per Berlusconi, ma soprattutto per chi non è di sinistra che dobbiamo cercare di indagare.

Togliatti e Longo, da buoni comunisti eredi di Robespierre, non fecero mai distinzioni: Valletta e Adriano Olivetti, pur agli antipodi, rappresentavano, uno un nemico giurato, l’altro un nemico subdolo e altrettanto pericoloso. Mi direte: ma che c’entra il “migliore” con l’attuale sinistra? Secondo me, molto di più di quello che c’entrava Berlusconi con la vecchia destra.

Abbiamo detto che la Sinistra ha mutato il proprio DNA e io aggiungo: esattamente come la Destra, poiché entrambe non si rifanno più al passato ma al proprio elettorato di riferimento o almeno di quello che pensano sia.

L’altra sera mi sono sintonizzato sul programma Atlantide della “7” che è l’emittente di riferimento di questa sinistra “caviar”.

Si parlava di Fascismo e non credo per approfondire storicamente il fenomeno, quanto per battere la grancassa sul pericolo fascista rappresentato da Salvini (devo riconoscere che la Meloni un po’ nostalgica lo è). Questo fa il paio con l’enfatizzazione delle minacce alla Senatrice Segre, con tutto il rispetto naturalmente dovutole, ma che non deve ottenebrarci la ragione.

Tornando ad Atlantide, la trasmissione è stata imperniata sulla ricostruzione del Fascismo facendo parlare Antonio Scurati.

Apro una parentesi: ho letto i primi capitoli del suo libro e sinceramente non vi ho trovato nulla di particolarmente diverso dai libercoli antifascisti usciti negli ultimi cinquant’anni, certo dopo la Storia del Fascismo di De Felice certe falsità macroscopiche non si possono più scrivere, pena il ridicolo tuttavia il messaggio non cambia. Consentitemi di entrare nel merito.

Mussolini, nella lunga intervista a Scurati viene presentato da una parte come un caprone sessuofobo da sveltina selvaggia e ciò non è grave perché i maschietti dell’epoca erano un po’ tutti così, dopo di che l’autore si allarga definendo Mussolini un ignorante privo di cultura.

Ora, Mussolini era un maestro elementare figlio di una maestra. A inizio secolo l’analfabetismo riguardava ancora buona parte della popolazione, essere diplomati maestri era ben più importante di una laurea odierna, inoltre il presunto selvaggio (così lo definisce) quando diventa direttore dell’Avanti! non è fulminato sulla via del giornalismo ma proviene dall’esperienza trentina dove scrive sul giornale di Cesare Battisti tra l’altro duellando politicamente con un deputato del Parlamento austriaco, un certo Alcide de Gasperi. Inoltre scrive sullo stesso giornale romanzi d’appendice con notevole successo.

Invito poi a leggere i suoi articoli che Scurati definisce solo slogan ed è curioso metta in evidenza il fatto che si fosse ridotto lo stipendio, come se certe demagogie fossero solo patrimonio delle destre. Il Mussolini direttore dell’Avanti! rappresentò un nuovo modo di fare giornalismo politico tanto da diventare popolarissimo almeno quanto Montanelli tra i liberali del dopo guerra.

Passiamo alla nascita del Movimento in piazza S. Sepolcro. Scurati, giustamente mette in rilievo che erano quattro gatti dopo di che omette che il programma uscito da quel consesso è ancora sostanzialmente di sinistra. Dopo di che, entra nel merito dello squadrismo che fa nascere a Milano per opera degli Arditi indicati come dei delinquenti abituali e non come un corpo dell’esercito italiano del tutto regolare. Naturalmente omette pure che nell’immediato dopo guerra lo sport preferito dei massimalisti fu il dileggio dei reduci.

Inutile dire che i capi dello squadrismo agrario (quello vero) furono praticamente tutti di provenienza sinistra e che trovarono solidarietà, non solo tra i latifondisti ma tra i piccoli proprietari, i mezzadri e persino parte del bracciantato non inquadrato politicamente e discriminato dai socialisti.

Inoltre, omette dire che ci fu un lungo braccio di ferro tra il Fascismo delle città e quello agrario e non solo per il potere nel Partito ma per una visione meno violenta di quella reazionaria e visceralmente antisocialista culminata con il tentativo del patto di pacificazione. Naturalmente non mi dilungo.

Quello che Scurati e tutti gli storici di sinistra non dicono mai, sono le effettive responsabilità dell’affermazione del Fascismo e l’ascesa di Mussolini quale Duce dell’Italia.

Fino a pochi anni fa, la sinistra imputava ai padroni e alla monarchia l’intera responsabilità quasi che la sinistra dell’epoca avesse assistito inerme: da una parte i Fascisti, brutti sporchi e cattivi, dall’altra i democratici tutti nella sinistra.

Questa è una balla colossale, la sinistra dell’epoca era tutt’altro che democratica, addirittura una parte di essa sosteneva non si dovesse partecipare al gioco parlamentare e alle elezioni, gli stessi riformisti consideravano le riforme una via intermedia per il raggiungimento del socialismo che in quanto “perfetto” non aveva bisogno di un sistema democratico.

La rivoluzione russa fu il faro per tutta la sinistra e le discussioni che ne nacquero non riguardarono la dittatura del proletariato, se mai la non totale assimilazione al comunismo bolscevico.

Ora tutti sappiamo che Lenin era la via al comunismo la più antidemocratica e intransigente che si potesse, non solo, ma abolì anche fisicamente la nobiltà, la borghesia e via, via tutti coloro, kulaki compresi che si sottraevano al collettivismo.

Come potete pensare anime belle che il Re e quindi l’esercito, gli industriali, i finanzieri, la grande, la media e la piccola borghesia mettessero volontariamente la testa sotto la ghigliottina, o in alternativa, magari ob torto collo, non confidassero in un demagogo ex massimalista che aveva dato prove, non tanto di un’ideologia liberale, quanto della resa dei conti con il socialismo massimalista?

Se oggi vi dicessero: da una parte abbiamo Salvini con tutti i suoi difetti e dall’altra Stalin, chi scegliereste? Sono sicuro che un due o tre per cento sceglierebbe Stalin, ma gli altri?

Morale della favola, non proseguo sulla critica alla trasmissione perché non avendo nulla da imparare da cotanta saggezza storica, ho cambiato canale.

Come fa la sinistra odierna a non fare i conti con la sua storia senza andare incontro al disastro? Credo che per fare gli antifascisti occorrerebbe almeno avere le idee chiare sul Fascismo e su come si è generato. E inoltre, sarebbe così presuntuosa e strumentalmente antifascista se conoscesse la propria storia?

Darebbe ancora del fascista a Salvini il cui peccato originale è semmai di provenire dai Centri Sociali ed aver inventato il comunismo leghista?

Ai posteri l’ardua sentenza.

P.S. Zingaretti in questo marasma non trova di meglio che rilanciare lo jus soli. Siamo alla canna del gas.

 

Inserito il:19/11/2019 14:10:39
Ultimo aggiornamento:19/11/2019 14:30:59
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