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Aggiornato al 25/05/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Maurits Cornelis Escher (1898-1972) – Study for stars – 1948

 

Pensieri disordinati e in libertà sulla Grillomania

di Tito Giraudo

 

Solo apparentemente i risultati conseguiti dai 5 stelle sono sorprendenti. In realtà ciò che è avvenuto a Roma e Torino, s’inserisce nella crisi della partitocrazia che pare irreversibile e, a mio parere, non riguarda solo “il bel Paese” ma è generale e generalizzata.

Il novecento ha espresso quel modo di fare politica, non solo: la carta stampata e il giornalismo sono stati i suoi strumenti più efficaci, nel bene e, troppo spesso, nel male.

Verso la metà del secolo scorso si è aggiunto il mezzo televisivo che ha avuto il merito di avvicinare alla politica i meno scolarizzati, senza però cambiare la qualità che aimè è andata di pari passo con l’involuzione della Politica.

Le cause sono principalmente due, parlando naturalmente dei Paesi occidentali e in generale quelli a democrazia rappresentativa: il sempre maggiore livello di istruzione e Internet. La miscela di questi due fattori sta provocando nuovi fenomeni partecipativi e quindi un diverso approccio alle problematiche politiche ed economiche.

Tutto ciò, non significa necessariamente un salto di qualità, ciò dipende dai limiti dei due fattori sopracitati. Per quanto riguarda il tasso culturale, l’aumento esponenziale della scolarizzazione ha certamente fornito maggiori strumenti di partecipazione, ma non necessariamente quelli per decifrare la politica, al di là del “tifo”, per questo o quel Partito.
Non essendo esperto delle didattiche scolastiche negli altri Paesi, mi limito a prendere come riferimento l’Italia. Il sistema scolastico italiano ha certamente assolto il compito relativo all’istruzione di massa in senso quantitativo, purtroppo non in quello qualitativo, soprattutto per quanto riguarda la formazione civile e politica, non solo riferita all’oggi, ma all’analisi storica che dovrebbe impedire il ripetersi di fenomeni nefasti. Viceversa, e questo è un fenomeno tipico di questo Paese, la cultura storica è stata piegata alle esigenze politiche e quindi si perpetuano gli errori del passato.

La generazione protagonista del boom economico del dopo guerra, ebbe un rapporto con la politica di delega. La caduta rovinosa del Fascismo con la conseguente nemesi dell’entusiasmo italico per il leaderismo, divise l’Italia ideologicamente tra: Comunismo e anti Comunismo. In realtà, a mio parere, solo per il Comunismo possiamo parlare di ideologia in quanto, il fronte opposto,  fu semplicemente di tipo moderato, variegato, esprimendo sì, élite politiche, ma scarsa partecipazione di massa.

Il PCI costruì il suo Partito su due elementi: il primo, fu la continuità con la struttura del Socialismo prefascista, fondato sulla presenza delle strutture di base sul territorio, sezioni e circoli, oltre all’associazionismo, il sindacato e la cooperazione. Il secondo, fu la visione Leninista del Partito con un gruppo dirigente cooptato e il controllo quasi totale, non solo della base, ma anche dei quadri intermedi.

Il PCI, monopolizzò l’antifascismo e il suo ruolo egemonico, al di là dei reali meriti e soprattutto delle intenzioni che in quegli anni erano allineati al peggior regime antidemocratico presente sulla scena internazionale.

Togliatti, uomo colto, non trascurò il rapporto del Partito con la cultura, approfittando da una parte delle rendite di posizione dovute all’opposizione forzata dovuta ai blocchi contrapposti e alla guerra fredda. Molti intellettuali, pur non diventando organici, furono fortemente influenzati a dispetto dei chiari segnali sulla natura del Socialismo reale. Fu però soprattutto l’incapacità o anche solo la scarsa attenzione dei Partiti moderati verso la cultura e il mondo della scuola che, anche grazie al ‘68, dalle posizioni sostanzialmente ancora “gentiliane” si convertì a un massimalismo movimentista che di fatto ha impedito qualsiasi riforma radicale. A cascata, altri corpi dello Stato seguirono a ruota, due su tutti: la Magistratura e il giornalismo in tutte le sue forme e sfaccettature

La caduta del muro di Berlino diede il via al trasformismo della sinistra comunista che prese a criticare il Socialismo reale, guardandosi bene dall’indagare la storia del Socialismo nostrano. Sarà però la rivoluzione giudiziaria degli anni novanta a dare la prima spallata alla partitocrazia. Spallata che nei piani della Magistratura di sinistra doveva graziare quella ex comunista e quella cattolica (rigorosamente di sinistra). Sarà vanificata dalla discesa in campo di Berlusconi che in quel momento raccolse tutte le pulsioni antipolitiche che Giudici e Stampa avevano creato. L’antiberlusconismo non farà altro che aumentare esponenzialmente la repulsione verso la partitocrazia, al di là dei suoi ritardi e dei suoi demeriti.

Questo il brodo di cultura del Movimento cinque stelle.

Normale che un comico con vocazione all’attualità unita a spiccate fantasie dietrologiche, avesse successo. Tutto sarebbe stato confinato a qualche piazza gremita esaurendosi, per stanchezza del protagonista e degli spettatori, se non fosse intervenuto il fenomeno del nuovo secolo: Internet.

Internet, è un immenso contenitore di notizie e informazioni, il cui controllo risiede soprattutto nella capacità di discernimento di coloro che ne usufruiscono. Tutto, e il contrario di tutto, è l’assioma della Rete.

Grillo, come chi scrive, appartiene alla generazione dei Partiti e della carta stampata, tardò a capire l’impatto delle idee nel mondo digitale. Essendo un dietrologo principe e, probabilmente, ignorante delle potenzialità del mezzo, confuse l’hardware con il software e quindi individuò l’ennesimo complotto delle multinazionali per imporre l’ennesima tirannia del mercato. Si mise a distruggere sui palchi i computer, senza troppa fortuna, poiché l’uso di questi crebbe esponenzialmente.

Dopodiché avvenne il fatidico incontro con Casaleggio, il quale, uomo della comunicazione, aveva perfettamente capito le potenzialità della rete. Credo che la sorpresa dei due sia stata almeno pari alla nostra, quando dovemmo constatare la validità del mezzo in rapporto soprattutto alla pochezza del messaggio.

La penetrazione del messaggio pentastellato è stata una reazione a catena propiziata anche dalla sottovalutazione dei Partiti nei nuovi mezzi di comunicazione, ma anche dal clima esagerato contro la casta di cui si sono fatti portavoce quasi tutti i giornali e i talk televisivi che se ne sono serviti esclusivamente per la demolizione degli avversari. Insomma, una Caporetto.

Ora ci spetta di analizzare chi sono veramente i cinque stelle. Intanto sono giovani, mediamente scolarizzati, quasi tutti con lavori al di sotto delle aspettative. Facebook è il loro Circolo, la Sezione di Partito. Il nemico indiscriminatamente: la partitocrazia. Partitocrazia, che prima li ha ignorati e derisi e poi ha cercato di blandirli con risultati esilaranti (Bersani), sostanzialmente nulli, perché rivolti a chi ti vuole distruggere.

Il successo alle Comunali probabilmente si ripeterà a livello nazionale quando andremo a votare (potrebbe essere prestissimo data la temerarietà del Premier sul Referendum).

La trasformazione del bipolarismo con il tripolarismo, consente la crescita grillina perché senza passato e portatori di messaggi semplici, le migliori condizioni, in caso di ballottaggio se dovesse passare la nuova Legge elettorale proposta da Renzi.

Io non credo che allo stato attuale, destra e sinistra, avranno la capacità di stanare i “5 stelle” dal terreno di critica contro la Casta a quello più concreto delle scelte (anche impopolari) che l’attuale congiuntura ci imporrebbe di fare; se poi aggiungiamo la constatazione del trasversalismo Grillino che pesca a piene mani tra gli insoddisfatti dei due schieramenti, il quadro a favore della democrazia rappresentativa è sconfortante.

Ma veniamo al nocciolo della questione.

Il movimento cinque stelle propugna il superamento della democrazia rappresentativa per quello della democrazia partecipata. Nulla di nuovo sul fronte occidentale. Questa è la vecchia teorizzazione di Rousseau che portò al giacobinismo con tutti gli annessi e connessi del caso e quindi alla morte del pensiero democratico per fare spazio in brevissimo tempo alla restaurazione moderata prima, e all’Impero poi.

Capisco non si voglia parlare del Fascismo e delle cause che lo provocarono, ma è risibile che a più di duecento anni le utopie giacobine rispuntino fuori, magari senza ghigliottina ma sempre con pericoli di involuzione autoritaria.

Non credo che nel DNA Grillino risieda un pensiero totalitario, poiché allo stato attuale non di Pensiero (con la P maiuscola) si tratta, ma di protesta, di entusiasmo giovanile, privo però di un minimo di cultura storica, politica ed economica che sono tre cose inscindibili con cui, prima o poi, tutti debbono fare i conti.

La conquista di due Comuni importanti potrebbe essere un boomerang, ma certamente le nostre due Sindache godranno di un più o meno lungo viaggio di nozze con gli elettori, oltre a beneficiare di una opposizione scadente e litigiosa. Se si troveranno in difficoltà nelle realizzazioni potranno contare sullo scoperchiamento degli altarini veri, falsi o anche solo presunti e la Magistratura una mano la darà sicuramente. Non conterei molto poi su un fallimento dell’ordinaria amministrazione. Quello che potrà creare difficoltà ai penta stellati è la loro mutazione da Movimento corsaro a Movimento politico sempre più simile ad un Partito.

Per il momento le loro contraddizioni vengono perdonate, in quanto considerate veniali rispetto alla concorrenza. Erano partiti dichiarandosi totalmente estranei alle interviste e ai talk televisivi, tanto da cacciare quei poveretti che, forse per un minimo di vanità, non obbedirono e ora invadono i salotti televisivi che si coccolano i leaderini. Più grave l’assoluta opacità della loro “democrazia partecipata” contrabbandando poche migliaia di amici in rete per il suffragio universale. Sui Diritti Civili, quando hanno avuto il sentore che questi urtassero con il sentire comune hanno mollato la povera Cirinnà. Se la Sinistra si illudeva di averli a fianco sui temi dell’immigrazione, le speranze sono andate deluse. Non escludo che anche sul referendum e la legge elettorale non cambino idea se solo si accorgeranno di dove tira il vento o dove sono posizionati gli interessi del Movimento. Tutto questo, però, e mi stupisco come gli avversari non lo capiscano, in perfetta solitudine.

Renzi, nella conferenza stampa del dopo elezioni, è arrivato a dire che rappresentano il cambiamento, il rinnovamento. Non credo ci fosse un pelo di sincerità in questa affermazione, poiché, se questa è la sua convinzione, c’è da chiedersi se sia all’altezza della carica che rappresenta, dal momento che solo ora prende atto che sono una novità.

Temo, che invece di stanare la trasversalità pentastellata sui temi generali, si cercheranno le magagne dovute all’inesperienza. Né il Centro Destra, né il Centro Sinistra a Roma avranno il coraggio di stanare la signora Raggi sui veri problemi di quella città: i nulla facenti della burocrazia comunale, le mangiatoie delle municipalizzate, per fare due esempi, dal momento che i principali responsabili sono state le giunte di sinistra che hanno governato fintanto che quel “bamba” di Alemanno non ha potuto, o voluto, affrontare quelle tematiche, diventando il capro espiatorio di scelte che portano ben altre firme, anche illustri come Francesco Rutelli e Walter Veltroni, i quali avranno pur conservato un’immagine decorosa ma si sono guardati bene di risolvere le vere piaghe romane.

Torino è in una situazione diversa. Il rinascimento di Chiamparino è stato sicuramente gonfiato (nessuno ha avuto mai il coraggio di chiedere i veri conti olimpici o indagare sui fallimenti delle imprese coinvolte). In ogni caso, un minimo di efficienza sabauda (si fa per dire, perché i Savoia erano tutt’altro che efficienti) è stata rispettata. Il ritorno olimpico in chiave turistica c’è stato e quindi è difficile spiegare la dèbacle del buon Piero Fassino, se non con il grigiore che è connaturato al personaggio, fin da quando l’ho conosciuto dirigente della FGC torinese, poi, come responsabile fabbriche del PCI. Piero è sufficientemente intelligente, capace ed onesto ma è tutto meno che il leader che la gente vuole. Inoltre la giunta Fassino non ha dato alcun segnale di discontinuità che invece aveva dato il “Chiampa”.

Vorrei sfatare una stupidaggine che sta circolando: le periferie. Le periferie, ci sono sempre state, nate con la rivoluzione industriale fintanto che la città si espandeva. Agli abitanti cui erano state destinate, si sono aggiunti ceti piccolo e medio borghesi impedendo la ghettizzazione. I “casun”, costruiti a Torino nei primi del novecento per dare un tetto ai “barot” della Fiat e delle altre fabbriche, furono circondati dalla case affittate o di proprietà di impiegati, commercianti, piccola borghesia che usciva dai piani alti (in quelli bassi ci stavano i signori) di una Torino in cui ricchi e poveri abitavano se non in simbiosi in un distaccato vicinato.

Nel dopo guerra, quei geni di architetti che teorizzavano l’urbanistica del nord Europa, alla domanda dei nuovi “barot”, risposero con i quartieri dormitorio che con il nord Europa proprio non “c’azzeccavano”: Vallette, Mirafiori sud su tutti, la cui estensione accompagnata dalla successiva stagnazione della città ne ha fatto delle isole, se non di degrado assoluto (parlo di Torino), dove la vita è quantomeno triste e i servizi inesistenti e, quando ci sono, sono poco frequentati. Ad ogni buon conto per affrontare quelle problematiche non basta la buona volontà, ma i quattrini, tanti quattrini e…. le ruspe.

Piero Fassino, è stato sfortunato nell’incrociare sulla sua strada Chiara Appendino, una bella signora dagli occhi cerulei, moglie di un industriale e lei stessa ben inserita nella borghesia cittadina, la quale ha sempre avuto come faro “l’avvocato”. Costoro hanno il portafoglio a destra e il cuore a sinistra. Per anni ha fatto “fine” votare a sinistra, ora si cambia cavallo, perché i topi subalpini prestano ascolto ad un altro pifferaio, sicuri che probabilmente e gattopardescamente, poco cambierà.

Secondo me le maggiori difficoltà che la Sindaca dovrà affrontare (conoscendo i polli), sono soprattutto all’interno del suo Movimento, che a Torino ha connotazioni spiccatamente protestatarie: No Tav, Centri sociali e tutto quel “movimentume” anti qualche cosa, presente sulla piazza.

Come una bocconiana abbia potuto convivere con costoro, mi rimane difficile da comprendere; pensandoci bene però di bocconiani improvvidi, politicamente, ne abbiamo conosciuto uno che tra l’altro era il loro Preside. Si dice che l’Unione Industriale non l’abbia osteggiata a patto che….. La solita dietrologia spicciola dei  “fattologhi” che vanno ben oltre gli amici del Fatto Quotidiano, ad ogni buon conto saranno i problemi reali a dirci se anche l’Appendino, come probabilmente la Raggi, saranno eterodirette dalla “ SpectreCasaleggioAssociati ”, Società che si dichiara creatrice del prodotto: “cinque stelle”.

Personalmente non mi scandalizzo, come non mi sono scandalizzato quando l’industriale della comunicazione: Silvio Berlusconi è entrato in politica con il successo che è stato sotto gli occhi (molti attoniti) di tutti. Le classi dirigenti politiche, da sempre, sono state espressione delle classi emergenti o di ideologie anch’esse emergenti, queste ultime, sono state peggiori delle prime e quindi chi rivendica il primato della politica sull’economia non sa di cosa parla. Quindi a Torino i nodi verranno al pettine sulle grandi scelte di carattere economico, prima fra tutte la TAV che l’Appendino, dice, sarà sottoposta a referendum, forse già sapendo che questo sarà respinto dalla Corte, perché l’Opera è nazionale e sottoposta a legge dello Stato, oltre che al fatto che il “buco” va avanti e che i francesi sono più avanti ancora e non tollererebbero certo nostre indecisioni, o peggio, cambiamenti di rotta. Su questo tema quindi potrà dire la Sindaca di non avere gli strumenti per soddisfare i furori dei No TAV valsusini. Ben più arduo, sarà il discorso della Città della Salute dove le proposte pentastellate sono quelle tipiche di un’opposizione protestataria e cioè raffazzonate. Questa è un’opera di primaria importanza per i Torinesi e non basterà la trasparenza sugli appalti a giustificare scelte di fondo non meditate, come appaiono quelle grilline. Che dire poi sulla politica dei rifiuti solidi urbani dove le anime belle da sempre esercitano la loro sfrenata fantasia pur di dire di no ai termovalorizzatori, preferendo il sorgere di colline con fumarole incorporate e pensando che la raccolta differenziata risolva il problema.

Abbiamo appena appreso che i Grillini inglesi hanno fatto uscire quel Paese dall’Europa, Salvini e Grillo esultano, anche se quest’ultimo è più intelligente del primo e probabilmente per l’ennesima volta cambierà idea. I Grillini spagnoli, invece hanno iniziato a stancare, perché alla fine qualcuno di buon senso deve pur governare……… Si avvicina il “Nazareno andaluso”. Quando Renzi capirà che deve riprendere il filo con Forza Italia, non per avere come obbiettivo le promesse dell’oggi ma i sacrifici del domani.

Ci piaccia o meno, per il momento, il nuovo che avanza è quantomeno problematico.

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Inserito il:29/06/2016 09:25:37
Ultimo aggiornamento:29/06/2016 09:35:47
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