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Aggiornato al 20/07/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Keith Haring( Reading, Pennsylvania, 1958 – New York, 1990) – Untitled (1988)

 

Quanto uguali?

di Gianni Di Quattro

 

Un certo dibattito si sta sviluppando intorno al seguente tema: i due partiti al governo di questo paese sono diversi o uguali? In altri termini, sono compatibili e sino a che punto lo sono e se non lo sono come e perché rappresentano un fronte solido al punto da consentire loro di superare, almeno sino a questo momento, anche situazioni obbiettivamente molto intricate sul piano politico e persino sul piano giudiziario?

Le opinioni si intrecciano, molti sostengono ipotesi opposte e questo dimostra che forse questa situazione è meno chiara di quanto dovrebbe e potrebbe essere, dato che si tratta del governo del paese. D’altra parte capire i legami che tra loro ci sono, se ci sono, può voler dire capire appunto il futuro prossimo del paese.

Certamente il tema è oggetto di riflessioni da parte degli analisti politici, dei giornalisti più avveduti e di tanti osservatori, ma anche tutti questi esperti abituati a percepire i movimenti politici e le loro decisioni in anticipo sul loro verificarsi, stanno andando a tentoni, paiono molto incerti, dicono e non dicono, si contraddicono spesso persino.

Insomma tutto questo a dimostrazione della complessità del problema e della difficoltà di capire, forse perché anche gli stessi soggetti interessati, cioè i due partiti che formano la coalizione di governo, si comportano dando la sensazione che le loro decisioni sono prese giorno per giorno e di non avere un piano vero con scadenze più o meno programmate, cioè danno l’idea di avere una visione delle cose sfuocata e incerta. La difficoltà della situazione economica e culturale del paese e il quadro internazionale accentuano questo incredibile momento, molto pericoloso per tutti i cittadini.

Andiamo con ordine e vediamo di ragionarci sopra.

L’origine prima di tutto. È diversa. La Lega arriva a Salvini dopo anni di gregariato a Berlusconi che aveva creato la coalizione di centro destra con la quale ha governato il paese. Questa coalizione ha fallito perché non ha risolto alcun problema del paese, ha avuto molta conflittualità interna (il caso Fini per esempio ma il distacco di molte personalità liberali, come Martino, che in principio avevano aderito), ha maturato molto discredito internazionale, alla fine è precipitata dall’alto di una situazione economica devastata dalla presunzione e superficialità di Tremonti con uno spread arrivato a superare i cinquecento punti e costringendo il Presidente della Repubblica a ricorrere ad un governo tecnico per evitare altri guai.

La Lega, dunque, dopo il fallimento del centro destra, ha subito le sue traversie anche giudiziarie e dopo essere precipitata quasi nel dimenticatoio, è stata raccolta da Salvini, giovane propagandista, efficace tribuno, spregiudicato, infaticabile, con poche idee e senza avere un suo programma e una sua visione specifica. Le idee di Salvini sono nella sostanza il blocco dei migranti e la sicurezza (anche con l’invito ai cittadini ad armarsi e promettendo loro la massima benevolenza) mentre su tutto il resto va a braccio (secondo giornata e secondo il vento percepito da una buona e istrionesca capacità politica).

Il movimento 5 stelle nasce dalle battute comiche di Grillo e dai suoi vaffa che a teatro facevano e forse fanno ancora ridere ed al suo incontro con Gian Roberto Casaleggio, professionista del web cui si dedica da molti anni come dipendente della Olivetti e poi come imprenditore, per la verità sempre senza un successo che si potrebbe definire decisivo ed eclatante.

Casaleggio è un visionario, crede nella rete, pensa che il futuro di tutti noi sarà quello di essere attaccati alla rete e di fare tutto suo tramite, anche la politica, anche l’amministrazione dello Stato. Dunque è la rete che dirà, può dire cosa fare e non fare, i cittadini possono dire la loro alla rete non importa se pochi o molti, perché quelli che non partecipano dovranno comunque uniformarsi, e chiunque potrà fare la qualunque cosa, basta che ubbidisca alla rete e segua le sue istruzioni (quello che nei programmi del movimento si chiama uno uguale uno).

Naturalmente Casaleggio intravede anche il suo ruolo e quello della sua società finalmente, dopo tante esperienze e dopo tanto girovagare e tentare. Lo stesso Grillo, già famoso come comico e battutista, intravede un salto di qualità per il suo prestigio e in definitiva anche per la sua attività di teatrante. Oggi Gian Roberto Casaleggio non c’è più e lo ha sostituito il figlio Davide che appare meno romantico, meno visionario, meno interessato al prestigio derivante dal coronamento dei sacrifici di anni, ma più concretamente interessato a giocare un ruolo di potere con tutto quel che segue anche per gli aspetti economici, un ruolo di successo nel paese.

Le origini diverse della Lega e del movimento 5 stelle hanno poi incontrato (e si sono incontrati) il malumore della gente, le crisi economiche, la incapacità delle forze di sinistra a capire la modernità e di riuscire a creare un partito e un gruppo basato sulle stesse idee e sulla disciplina morale e politica dei suoi aderenti e in particolare dei suoi dirigenti, lo sviluppo di fenomeni di grande portata come quelli migratori, uno scenario internazionale sempre più incerto soprattutto relativamente alla Unione Europea, l’emergere di nuovi grandi protagonisti come la Cina che hanno provocato cambi di equilibri e di pensieri, la superficialità e il lassismo morale diffuso nel paese e derivante da venti anni di governo e di protagonismo berlusconiano. E questi sono stati tra gli elementi principali del loro successo.

Perché insieme. Le ultime elezioni politiche incoronano i 5 stelle come il primo partito del paese, con un grande successo ma non sufficiente a governare da soli. Intanto Salvini raggiunge il 18 % circa miracolosamente essendo partito da un ereditato e striminzito 3% più o meno. I 5 stelle se avessero tenuto fede ai loro principi più volte sbandierati non avrebbero dovuto pensare di allearsi con qualcuno e chiedere al Presidente della Repubblica di andare di nuovo alle urne, ma il potere dietro l’angolo, il piacere di essere, il prestigio personale dei principali dirigenti e in particolare di Di Maio, nominato capo politico del movimento (funzione formale perché le indicazioni strategiche e politiche vengono dal giovane Casaleggio che nel frattempo ha costituito una società ad hoc per gestire tutto l’ambaradan politico, data base e portale compresi), evidentemente hanno rappresentato una calamita fortissima ed esercitato un fascino grandemente seduttivo.

Così i 5 stelle prima hanno provato a saggiare la disponibilità del PD (che ha avuto una pesante sconfitta che, tra l’altro, ha praticamente messo ai margini definitivi Renzi per la soddisfazione di quanti avevano temuto dalla sua azione di governo e di quanti temevano la sua capacità politica e la sua visione) e dopo avere verificato la sua indisponibilità hanno cominciato a corteggiare la Lega di Salvini. Costui, politico consumato, ha capito che era arrivata la sua ora perché i 5 stelle non avevano alcuna esperienza e dimostravano scarse capacità in tutti i sensi e quindi erano facilmente dominabili, l’opportunità di andare al governo dopo tanta gavetta era una occasione irripetibile, dopo tutto i cavalli di battaglia del suo successo elettorale (immigrazione e sicurezza) non interessavano ai 5 stelle e quindi gli avrebbero lasciato mano libera e, infine, un po’ di amici fedeli da portare con sé c’erano e non bisognava perdere tempo a cercarli e avrebbero potuto allargarsi grazie all’esercizio del potere e alla occupazione di snodi istituzionali di interesse strategico. E così, dopo sceneggiate da una parte e dall’altra, si è arrivati ad un accordo per governare insieme formalizzato in un ridicolo contratto, come se fare politica fosse paragonabile alla alienazione di un bene immobile.

Così parte il governo Lega e 5 stelle denominato anche giallo blu dai colori distintivi dei due gruppi politici (ormai, come nel calcio, i metodi di comunicare sono sempre più vicini anche in questo). In partenza c’è stato un periodo che potremmo definire una vacatio da parte di entrambi i partiti. Bisognava prendere posto, occupare posizioni di visibilità, capire che fare e come fare.

Entrambi hanno all’inizio deciso di essere duri e altezzosi con i burocrati anche alti, con l’Europa e hanno cominciato, sempre di comune accordo, a crearsi degli alibi per le cose che avrebbero dovuto fare e che non potevano fare in tempo e forse potranno fare in un prossimo futuro ma comunque non come avevano promesso. Quindi, hanno cercato di colpevolizzare tutti, dal passato governo a giornalisti, da opinionisti a scienziati, dall’Europa con le sue istituzioni alle banche, dagli enti previdenziali a paesi stranieri che dimostrano una non benevolenza verso le loro posizioni come la Francia ad esempio (il caso più spinto).

Ma mano a mano che le settimane passano si verificano alcuni interessanti fenomeni: i due partiti si innamorano sempre più del potere, il mondo dei media e la miriade di consulenti e sbrigafaccende che popola il sottobosco italiano della politica non perde occasione per dichiarare la loro sottomissione, le opposizioni faticano e si dividono sempre di più logorandosi, cominciano a manifestarsi i sintomi di isolamento internazionale (viene incaricato il Presidente Conte a tenere le relazioni relegando in un angolo il Ministro degli Esteri utilizzato come portaborse) la politica di Salvini sull’immigrazione crea consenso nel paese e stupore nel mondo, la Lega, soprattutto, amplia i consensi secondo tutti i sondaggi e il movimento 5 stelle cala, Di Maio è attaccato al suo interno e persino Di Battista dopo una lunga vacanza in America del Sud pagata (come giornalista professionista inviato) dal Fatto Quotidiano torna per cercare di sfilare l’incarico a Di Maio (naturalmente non lo dice ma così è).

Inoltre, i due partiti a forza di stare insieme, mentre vedono le opposizioni nazionali e internazionali fortificarsi, hanno scoperto che tra di loro si possono fidare e che al di là di loro non hanno alternative (Salvini ha capito che l’alternativa Berlusconi non può funzionare perché lui non può più rinunciare a comandare e infatti vuole fare il capo del governo e poi lo stesso Berlusconi sembra ormai un fantasma di se stesso, mentre il movimento cinque stelle ha capito che con i sondaggi che corrono loro, anche se il PD fosse d’accordo, non riuscirebbero a fare più un governo).

Dunque decidono, consapevolmente o meno è difficile dirlo ma certamente istintivamente, di adottare la politica di accuse reciproche e successivo perdono, di rivendicazione e successiva rinuncia, in modo da far vedere ai sostenitori che cercano di fare tutto come promesso e però stanno dove sono perché è bellissimo come dice il Presidente Conte (che si considera un po’ avvocato del popolo, un po’ moderatore, che sa baciare le mani alle signore come dice Berlusconi, ma che non è certamente il responsabile di strategie o politiche di nessuno). In altri termini, i due partiti hanno deciso di stare insieme perché non hanno alternative e perché si sono innamorati del potere, ma ciò detto negli ultimi tempi stanno scoprendo di cominciare a pensare allo stesso modo su tante cose e vedono che questa sintonia continua a crescere sempre.

Scoprire di avere le stesse idee. La pensano allo stesso modo sull’Europa, condividono la politica sulla immigrazione, studiano di presentarsi insieme alle prossime elezioni europee, occupano in buona concordia le istituzioni (una invasione politica vera e propria), sono sempre più vicini nella politica estera, sono ancora perfettamente allineati per quanto concerne l’atteggiamento verso le banche e il sistema economico. E poi sui fatti che di giorno in giorno succedono nel paese e che richiedono l’intervento del governo, anche senza consultarsi, sono sempre più coerenti reciprocamente nelle loro azioni.

Conclusione: i due partiti al governo sono nati da una diversità di origine e di programma, ma l’azione comune di governo e la situazione politica al loro intorno li ha avvicinati. A ciò si aggiunge, come detto, l’amore per il potere, il prestigio che credono di avere, il successo sui cittadini (più la Lega che il movimento 5 stelle, ma come dice una nota regola cambiando l’ordine dei fattori il prodotto non cambia), la verifica che si possono fidare l’uno dell’altro. Tali fatti stanno modificando (soprattutto nelle utopie dei 5 stelle) punti ideali e programmatici e li stanno avvicinando anche sul piano delle idee oltre che dei comportamenti. Dunque sbagliano coloro che prevedono una lotta tra loro e una caduta del governo a breve scadenza con i due partiti che si separano e prendono strade diverse. Il governo non può cadere, ha una solida maggioranza nelle due camere parlamentari, i due partiti che lo compongono sono assolutamente consapevoli della loro vicinanza.

Ma il governo potrebbe cadere a breve e a prescindere? Non si può dire con certezza, ma, eliminato il rischio della conflittualità delle parti, l’unica causa per cui potrebbe avanzare una crisi può essere la situazione finanziaria ed economica del paese che si trascinerebbe inevitabilmente anche una crisi sociale. Non è detto che si verifichi, ma se si verificasse il paese si troverebbe in un vero e proprio cul de sac!

 

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Inserito il:22/02/2019 17:05:59
Ultimo aggiornamento:22/02/2019 18:10:31
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