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Aggiornato al 16/01/2019

Glenn Godsey (Tulsa OK - USA) – Lynotipe Machine – Photoshop painting

 

Ma era davvero un genio il povero Casaleggio?

 

Tutto è possibile, ma di fenomeni di pseudo democrazia diretta il novecento ne ha visti più di uno e comunque tutti, in qualche modo, anche legati all’innovazione tecnologica.

L’invenzione della lynotipe fu fatta nel 1884, si trattava di una macchina per la composizione a caldo dei caratteri. Chi scrive, quando faceva politica, ha avuto la fortuna di vederle. Erano delle grandi macchine da scrivere che caricavano i caratteri formando parole e righe che poi, a caldo, creavano le matrici di un’intera pagina. L’innovazione fu americana, anche se l’inventore era un tedesco immigrato. Nel 1886 fu il “New York tribune” ad adottarla per primo.

In Italia, come al solito, tardò ad essere introdotta. La prima linotype la usò il quotidiano “Tribuna” di Roma che allora era il maggior quotidiano della capitale; oltre alla velocità le linotype abbatterono notevolmente i costi tipografici, consentendo la stampa a prezzi accessibili, di quelle idee che alle spalle non avevano ingenti mezzi finanziari. Fu un fiorire di piccole, medie e grandi tipografie, con la conseguente proliferazione dei tipografi, sia che fossero imprenditori, o anche solo linotipisti che divennero una colta corporazione, tanto che al suo interno nacquero anche veri e propri giornalisti.

A noi, naturalmente, interessa l’aspetto politico del fenomeno che cambiò in senso plurale la diffusione delle idee, cosa, fino ad allora, quasi proibitiva per le classi meno abbienti (che erano la stragrande maggioranza del Paese) costrette alla comunicazione orale: come i comizi elettorali o al massimo la propaganda nei circoli e nelle Camere del Lavoro. Avere la possibilità con poche lire di stampare fogli politici fu una rivoluzione: possibile, anche perché nel frattempo era stata introdotta la scuola elementare obbligatoria (legge Coppino 1877) che ridusse sensibilmente l’analfabetismo in Italia.

Come era logico, furono le sinistre ad approfittare di questi nuovi mezzi di propaganda con un fiorire, oltre al grande quotidiano socialista “L’Avanti!”, di una miriade di giornali, giornalini, settimanali e mensili di propaganda politica. Il fenomeno, diede anche la possibilità ai meno acculturati di cimentarsi con il giornalismo e quindi, consentire una crescita culturale, oltre alla formazione di una nuova classe dirigente autodidatta che, sia pur in tono minore (è bene essere realisti), affiancò i borghesi intellettuali che avevano fondato Movimenti e Partiti della sinistra. Il fenomeno fu certamente una svolta nella partecipazione democratica del Paese, nacque però anche una grande contraddizione: il Socialismo massimalista e rivoluzionario, aveva una concezione giacobina della politica, le masse andavano guidate e quindi la loro emancipazione non eliminò certamente le oligarchie di partito, nell’ambito dei quali era possibile qualche cooptazione dal basso, senza però che tutto ciò uscisse dal seminato del Sindacalismo e del parlamentarismo meramente rappresentativo. Chiamare ciò: “Democrazia diffusa” sarebbe alquanto azzardato.

Il caso eclatante fu quello dell’ “Ordine Nuovo”, il settimanale di Gramsci e dei giovani intellettuali torinesi: prima socialisti massimalisti e poi comunisti. Fu uno strumento in qualche modo innovativo, soprattutto nel linguaggio e nei temi trattati. Anch’esso però fu distante dalla democrazia partecipata, perché, se da una parte proponeva una maggiore partecipazione dei lavoratori, dall’altra propugnava dogmaticamente le teorie leniniste sulla dittatura del proletariato, con le conseguenze totalitarie che saranno sotto gli occhi di tutti.

Anche la stampa fascista (Mussolini fu un grande giornalista), fu centrale e variegata nella propaganda e mistica del regime, al punto che quel poco dissenso permesso si estrinsecò proprio sulle riviste intellettuali che, non avendo una grande diffusione, potevano essere tollerate. Non va dimenticata la fronda a Mussolini degli inizi del movimento, condotta sui giornali riconducibili ai cosiddetti Ras della prima ora con momenti di netto dissenso verso il Capo.

La morale di questa digressione storica è che, una grande invenzione come la macchina per la stampa, giovò soprattutto alla propagande delle classi dirigenti, di destra, o di sinistra che fossero.

Nel dopo guerra, sarà il mezzo televisivo l’altra rivoluzione tecnologica che influenzerà la politica, consentendo una partecipazione di massa al dibattito e alla propaganda dei Partiti. L’introduzione delle TV commerciali, checché ne dicano i detrattori, costrinsero la TV di Stato ad uscire dal conformismo imbalsamato delle tribune politiche, “lottizzando” il dibattito a seconda dei rapporti di forza partitici (ma anche dalle tendenze dei giornalisti). Nel momento di massima impopolarità della partitocrazia, è nata addirittura un’emittente televisiva: la 7, che ne ha fatto una scelta di mercato, come in parte successe anche per “Repubblica”.

Sorge una domanda: tutto questo ha aumentato la cosiddetta democrazia dal basso? Non lo credo, almeno stante la sempre più scarsa partecipazione al voto degli italiani nemmeno diminuita con l’avvento Grillino.

Veniamo quindi al fenomeno 5 Stelle e a Roberto Casaleggio.

Non credo che originariamente il Beppe Grillo che sfasciava i computer (considerati il diavolo), intendesse prendere in considerazione la rete come strumento politico. Certamente, fu Casaleggio un suo fan all’epoca, a suggerirgli la rete come strumento di comunicazione aggiunta, dato l’assurdo e alla fine controproducente ostracismo al comico di tutte le reti televisive, pubbliche e private.

Pare che Grillo inizialmente il capelluto come lui, lo considerasse un po’ matto. Consentì la nascita del blog finanziato dal solo Casaleggio perché: “a caval donato”….. (il genovese Grillo, ha il braccino corto). I risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Sia Grillo che Casaleggio non credo avessero un’ideologia di tipo tradizionale, se non la constatazione che i Partiti erano alla canna del gas e quindi, se il Movimento crebbe a dismisura sul blog, ebbe soprattutto come denominatore comune: “il vaffa” verso la classe dirigente politica tutta. In questi giorni, troppi commentatori politici ruffiani, stanno sfruttando la dipartita di Casaleggio per esaltarne il ruolo, non tanto di furbo utilizzatore della rete a scopi politici, ma di ideologo.

Che Grillo avesse un’ideologia confusa ed esagitata è assodato; Casaleggio era il suo opposto, schivo, timido, quasi dimesso. Pare, che anni fa avesse simpatia per la Lega di Bossi, il che non è una gran referenza intellettuale, e poi per quella sorta di esoterismo fantascientifico e ambientalista che va di moda oggi (e anche questo non lo piazza nell’olimpo dei filosofi). Qualche matto, ha scritto che essendo canavesano di nascita e avendo lavorato alla Olivetti si sia ispirato all’ Adriano di Comunità. Chi scrive ha (purtroppo) settantacinque anni, Casaleggio sessantuno: io, pur lavorando all’Olivetti con Adriano vivo, non l’ho mai conosciuto, quando morì, Casaleggio aveva 5 anni.

Per un mio libro, ho studiato la figura del fondatore: Camillo, mi sarei anche occupato del più noto figlio, se non che, mi sono arenato per la difficoltà che ho di interpretare le scelte politiche filosoficamente. Nonostante i miei limiti, mi sento però di dire che nulla del Movimento 5 Stelle mi ricorda anche alla lontana Comunità. Adriano Olivetti non fu mai anti industrialista, il suo movimento (e in questo potrebbe assomigliare al primo Berlusconi) era guidato con mano ferma in collaborazione con un’élite intellettuale di prim’ordine, una specie di Camelot con un solo monarca. Tutto il contrario della Democrazia dal basso.

Secondo me, come spesso avviene, si parte con un obbiettivo, poi, quando questo esplode, si cambia strategia secondo il noto detto che l’appetito vien mangiando.

Certo, Grillo deve essersi spaventato molto di più di Casaleggio del risultato elettorale che lo vedeva alla guida di una sorta di “Armata Brancaleone”. Casaleggio, da quello che posso capire, non pose limiti alle sue visioni, sempre magari un po’ confuse sulle strategie politiche, ma certo non sul fatto di dover guidare con mano ferma “l’Armata”. Se si era Giacobini nei confronti di tutta la Politica esistente si doveva essere Giacobini pure nella guida del Movimento.

Parlare di Democrazia dal basso mi sembra quindi azzardato. Per dirla tutta, è molto più democratico il litigiosissimo PD, con le sue un po’ sciagurate primarie, i Direttivi e il decisionismo di Renzi.

Null’altro di sostanzialmente democratico vedo all’orizzonte.

Se proprio vogliamo vedere analogie con il passato, le possiamo vedere nel primo movimento fascista, crogiuolo di frustrazioni piccolo borghesi e velleitarismo massimalista che seppe cavalcare la crisi politica ed economica del dopo guerra, sparigliando il campo del vecchio dualismo: destra e sinistra.

Il futuro del Movimento fascista non l’aveva ben chiaro nemmeno Mussolini, furono gli errori e l’incapacità altrui ad aiutarlo, oltre alle sue doti di opportunismo.

Naturalmente non c’è la più vaga somiglianza tra Casaleggio e il Duce, sono la nascita e i ceti sociali a suggerirmi la similitudine.

Non so quale futuro avranno i Grillini. Non solo per la scomparsa di Casaleggio ma per l’indefinibilità delle loro idee. Più volte, mi sono sorpreso a pensare che sarebbe bene vincessero le elezioni romane poiché solo un’esperienza pratica potrà dirci se i tempi sono maturi (almeno elettoralmente) per certe utopie. Il 2018 è alle porte e sarà bene che gli Italiani abbiano coscienza del tipo di rinnovamento che vogliono.

Di per sé, la Rete è democratica? Sì, se si considera che tutti vi possono accedere. Così come un tempo, tutti potevano leggere i giornali di tutti, (stessa cosa per le Televisioni). Se non che, è provato che la maggioranza, legge o guarda solo quello che gli si confà, mentre la dialettica politica è sempre più in mano alle tifoserie.

Si tratta di capire se i Grillini sono un movimento politico o una tifoseria, per ora, credo siano entrambe le cose. La scomparsa del loro vero leader (adesso lo si capisce), forse ci aiuterà a comprendere cosa riserverà il futuro. Di una cosa mi sento certo: non sarà una svolta democratica né sostanziale, tantomeno utopica.

 

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Inserito il:17/04/2016 13:00:28
Ultimo aggiornamento:17/04/2016 13:07:18
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