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Aggiornato al 24/07/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal
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Joseph Mallord William Turner (1775-1851) – Il naufragio - 1805

Genocidio e migrazione.

E’ davvero ora che ci occupiamo tutti del problema dei poveri migranti che fanno del Mediterraneo la bara più grande del mondo.

Non bastano le parole e gli appelli, occorre una mobilitazione generale, una presenza non solo assistenziale, forse, se il resto è insufficiente, un referendum per obbligare a decidere che fare.

A me pare che continuare a chiedere che l’Europa faccia di più, per salvare questi poveretti in mano a criminali senza scrupoli, sia come per i drogati invocare ospedali più efficienti. Il problema non è solo europeo, è mondiale, e deve occuparsene in prima persona l’ONU. E non deve essere preso solo dalla parte del Mediterraneo, ma anche dalla parte delle cause che generano questa inaccettabile situazione.

Esistono leggi consolidate che impongono il salvataggio di uomini in mare, e quindi, oltre che sconcertante, oltre che inaccettabile, oltre che offensivo è il pensiero di chi vorrebbe lasciarli morire, magari con un blocco navale sulle nostre coste per respingerli al loro destino di morte. Quindi basta con Salvini e con la Lega, basta con i rigurgiti nazionalisti, tutti squallidamente intestati alle prospettive elettorali di breve periodo. Quindi giusto e doveroso chiedere che l’Europa si mobiliti sul problema senza lasciare sola l’Italia a fronteggiare una marea crescente e fuori controllo. Ma non basta. Come per la droga si fa la guerra contro i narcotrafficanti, così per l’esodo occorre combattere le cause che lo generano e i criminali che lo gestiscono.

E come? Se non si combatte innanzi tutto nei paesi di origine, come si fa a pensare di arginare il problema a valle, con mezzi insufficienti e sapendo di combattere una battaglia persa?  I migranti aumenteranno sempre di più e le tragedie anche.

E qui torna fuori la necessità di intervenire con strumenti adatti nei paesi di origine, che non sono ovviamente solo la guerra.

Come per la droga si parla spesso di liberalizzazione, così ad esempio si potrebbero istituire canali formali e ufficiali per il rifugio politico, sotto il controllo internazionale. Cosi si potrebbe portare il controllo di una forza internazionale nei porti di partenza, almeno per combattere la criminalità locale. Così si dovrebbe affrontare il problema dei diversi genocidi in atto nel mondo, che non sono un problema interno dei singoli paesi, ma un serio problema dell’umanità.

E per una volta dimenticare gli interessi degli equilibri geopolitici del mondo e gli interessi economici che guidano la presenza occidentale, e non solo, diretta o indiretta, nei paesi più esposti a questa carneficina, che, come sempre, origina nei paesi più poveri e disastrati.

E’ evidente che aiutare a sopravvivere non basta a risolvere il problema, anche se è un dovere di tutti, e non solo dell’Italia.

Mettiamocelo bene in testa, altrimenti continueremo a piangere sulla nostra incapacità di agire per i diritti di tutti e a protestare per la inadeguatezza dei mezzi di salvataggio e di accoglienza disponibili.

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Inserito il:21/04/2015 07:38:26
Ultimo aggiornamento:06/05/2015 12:27:52
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