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Aggiornato al 12/11/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Norman Rockwell (New York, 1894 - Massachusetts,1978) - Election Day - 1944

 

Ballottaggi e legge elettorale

di Giorgio Panattoni


Mi ricordo ancora la grande sorpresa dei risultati dei ballottaggi di Roma e di Torino, con la sconfitta del PD ad opera dei Cinque Stelle.

E' cambiato qualcosa da allora? Dal punto di vista politico sì, i Cinque Stelle si sono ristretti e la coalizione di destra Forza Italia, Lega, Fratelli d'Italia si è irrobustita, ed è arrivata ai ballottaggi quasi dappertutto.

Ma il meccanismo dei ballottaggi non è cambiato.

E sarebbe opportuno analizzarlo meglio di quanto si possa fare in una breve nota per trarre qualche utile spunto per le discussioni che inevitabilmente bisognerà fare. Io provo ad aprirle con le considerazioni che mi paiono più interessanti per capire meglio l'origine dei risultati di questa tornata elettorale.

Incominciamo col dire che mentre in occasione di Roma e Torino i voti della destra avevano fatto vincere la formazione di Grillo, ora è quasi sicuro che i voti di Grillo hanno fatto vincere in molte situazioni la destra. Di nuovo un fronte comune contro Renzi e i suoi rappresentanti, anche perché siamo ormai in odore di elezioni nazionali e tutti i segnali contano.

Chissà perché non ci si rende conto che la fine del bipolarismo, cioè di due fronti che riassumono una cospicua maggioranza del totale (centro destra e centro sinistra) con la presenza di una terza forza numericamente rilevante ha cambiato in misura sostanziale le regole del gioco, a prescindere dalle alleanze formali e dalla concorrenza dei progetti politici. Quando al secondo turno si deve scegliere tra due candidati le regole non sono più solo quelle della appartenenza politica o del progetto di governo, ma subentrano fattori diversi e più strumentali.

E credo sia chiaro che se è possibile una convergenza di voti tra la formazione di Grillo e la coalizione di destra, convergenza contro e non convergenza per, per di più convergenza contro il governo, questa è impossibile con il PD.

E allora sarebbe opportuno fare qualche conto e trarre qualche conclusione.

Il PD nelle elezioni amministrative si allea spesso nei territori con la sinistra o con liste civiche che ad essa di ispirano. Questo avviene già al primo turno, anche se non in forma completa.
Nei ballottaggi restano perciò pochi altri consensi da trovare, non avendo bacini di voti consistenti da recuperare.

Se poi consideriamo che gli elettori di sinistra, per via della spaccature e delle scissioni di questi tempi, non sempre sono disponibili a supportare il candidato di centro sinistra il gioco è fatto.
Del resto è quello che è accaduto in Francia.

Quindi ai ballottaggi è facile perdere, e registrare, come anche questa volta è in alcuni casi avvenuto, il ribaltamento dei risultati del primo turno.

A me sembra quindi che la discussione che oggi attraversa il centro sinistra se conviene che Renzi si allei in prospettiva di governo con i dissidenti e con Pisapia, ammesso che questi siano d'accordo e trovino un progetto comune, valga solo per le elezioni politiche, e con legge elettorale proporzionale a turno unico. Nei doppi turni non è decisivo, anzi.

Queste elezioni amministrative, come del resto era immaginabile, lo hanno ampiamente confermato, anche se a sinistra fanno finta, strumentalmente, di non accorgersene.


Ovviamente questa non è l'unica differenza tra elezioni politiche e elezioni amministrative, al di là del peso dei candidati sindaco, della storia pregressa locale e dell'enorme assenteismo.Quale legge elettorale nazionale? Oggi si discute di una legge proporzionale e a turno unico. Quindi niente ballottaggi, con le considerazioni che abbiamo fatto. Ognuno corre per sé, come lista o come coalizione.

Già, c'è anche il problema delle coalizioni. Queste servono per aumentare i voti e quindi gli eletti a supporto, teoricamente, di un programma definito, dando per scontato che nessuna forza in campo raggiunga la maggioranza assoluta. E qui torna fuori il premio di maggioranza, nella speranza di arrivarci per governare da soli. Soluzione poco probabile.

Vale la pena di mettere d'accordo Lega e Forza Italia da un lato e PD e Sinistra dell’altro, palesemente poco conciliabili, per forzare la mano sapendo bene che l'accordo è di facciata e di interesse e non di sostanza? E fatto solo per vincere? E che senza premio di maggioranza non è risolutivo? E che il risultato delle elezioni, in presenza di tre forze consistenti, costringerà comunque a scegliere un governo di coalizione?

Se poi si considera che sempre più pare evidente che le elezioni si vincono al centro, pur con ispirazioni diverse, il quadro, nella sua complessità è completo.

La discussione è aperta, vediamo come va a finire.

 

Inserito il:27/06/2017 20:29:28
Ultimo aggiornamento:27/06/2017 20:37:36
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