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Aggiornato al 14/11/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Axel Scheffler (Amburgo, 1957 - ) -Idea for a EU heraldic animal (Drawing Europe Together 2018)

 

C’è un buco nell’elettorato?

di Gianni Di Quattro

 

Lo studio dei flussi elettorali fa parte di una scienza nuova che, grazie anche alla tecnologia, consente di capire e spesso persino di prevedere come si muove l’elettorato, cioè i cittadini con diritto di voto. Questa scienza ha prodotto e continua a produrre algoritmi che servono a seguire in continuo e in tempo reale le minime variazioni di tendenza delle preferenze dei cittadini ed il loro spostamento da una parte all’altra degli schieramenti elettorali in campo, in conseguenza di eventi di qualsiasi natura o di dichiarazioni di protagonisti di rilievo.

In altri termini, oggi rispetto agli anni passati questa scienza ci fa capire cosa succede per ogni singolo atto politico e, nello stesso tempo, influenza qualsiasi atto politico come un gatto che si mangia la coda si usa dire. E così che si sviluppa il fenomeno del populismo e la caduta degli statisti, perché i politici con responsabilità di governo, allo scopo di salvaguardare e se possibile di accrescere il loro consenso, operano in relazione alle tendenze dell’elettorato più che in relazione alle necessità reali per il paese o ad una visione di prospettiva.

Questa scienza e molti dei suoi profeti, che sono tanti ormai e spesso anche molto bravi in giro per il mondo, dicono che la situazione del panorama delle preferenze elettorali nel nostro paese è profondamente cambiato rispetto agli ultimi anni. Molte cose sono successe, molti idoli sono caduti, molte esperienze del passato paiono dimenticate, nuovi aggressivi protagonisti sono balzati di improvviso sulla scena.

Sono morti i partiti tradizionali, quelli che hanno riempito lo spazio politico dalla fine della seconda guerra mondiale sia per consunzione naturale, perchè tutte le cose hanno una durata, e sia, soprattutto, perché hanno progressivamente esaurito la capacità di proposta politica annegando in un pantano di scandali spesso anche con sconfinamenti giudiziari. Al loro posto sono nati partiti, movimenti, sono rinate iniziative che erano finite e si è tentato di ricostruire esperienze del passato attraverso fusioni anche innaturali.

È cambiata la classe politica anche se molti vecchi ancora cercano di stare in gioco aggrappati disperatamente al loro orgoglio e spesso alla loro arroganza senza volere capire il cambiamento e senza volere adeguarsi ai tempi. In compenso sono emersi vecchi mediocri politici che in passato avevano ricoperto ruoli di secondaria importanza e che hanno capito che lo spazio a disposizione a questo punto era infinito e sono emersi, soprattutto, personaggi della società civile senza alcuna esperienza e senza, purtroppo, alcuna preparazione culturale e non solo specifica. Naturalmente in questo fenomeno di grande ribaltamento si sono infilati personaggi che hanno capito come la loro furbizia poteva essere utile a questi nuovi protagonisti per assumere ruoli, prebende e posizioni anche di prestigio. Sono stati espulsi invece coloro che avevano tentato discorsi innovativi e con contenuti discutibili ma veri, perché considerati estranei a quanto stava accadendo e un pericolo per i tanti maneggioni che si sono buttati a ballare con entusiasmo nella pista.

E l’elettorato? Segue tre strade, una parte si astiene per vedere che succede e perché non sa cosa fare, un’altra parte ondeggia per vedere che effetto che fa e il resto invece dà fondo ai suoi istinti più profondi orientando le sue scelte verso quello che sente di più da sempre anche se nel passato lo ha mascherato per motivi di opportunità e un po’ per vergogna, oggi cancellata dal supporto che sente nell’aria e cioè si butta verso la estrema destra.

Quindi va avanti la ultra destra, quella di Salvini, certamente con orientamento di tipo neofascista, arranca la sinistra del PD condizionata da una alleanza innaturale tra cattolici ed ex comunisti, mentre scompare piano piano la estrema sinistra. Rimane il movimento cinque stelle con un consenso non convinto, provvisorio e con un elettorato quindi in attesa di qualcosa di meglio in gran parte.

Il problema dunque è che oltre un terzo dell’elettorato più una parte dei 5 stelle e forse anche una parte del PD che staziona lì solo per contrastare il neofascismo di Salvini attende un qualcosa, attende una iniziativa che metta insieme tutti e prenda la testa del paese da un punto di vista politico. Così dicono gli algoritmi e così dicono i profeti della scienza che studia i mercati e i flussi dell’elettorato.

L’ha capito Berlusconi cui, purtroppo, stanno mancando le forze per radunare valorosi e per combattere, lo ha capito la Meloni che cerca di essere una destra meno ultras anche se sempre molto nazionalista pensando che questa sia la chiave, lo ha capito Zingaretti che però ha deciso di lavorare senza alcuna scadenza immediata pensando che più tempo passa e più la situazione si aggrava e più lui e il suo partito hanno chances di vincere ed, infine, forse ci stanno pensando altri che progettano di cominciare a giocare dopo la tornata elettorale europea.

In altri termini, il futuro del paese si gioca su chi riuscirà a mettere le mani su questo elettorato, su questo che gli esperti chiamano il buco elettorale italiano, con qualche proposta politica ed un comportamento strategico consono al pensiero e alla cultura sociale ed economica di questa parte della popolazione.

Qua sta il gioco, rien ne va plus, dove si fermerà la pallina?

 

Inserito il:11/05/2019 12:52:00
Ultimo aggiornamento:11/05/2019 12:56:24
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