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Aggiornato al 26/10/2020

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Hellzapoppin’ – Film comico musicale 1941

 

Hellzapoppin

di Gianni Di Quattro

 

Ho pensato di fermare in uno scritto alcune riflessioni sulla situazione del nostro paese nella politica, mi sono messo a pensare come avrei potuto intitolare queste riflessioni e confesso che, in modo automatico, ho scritto “hellzapoppin”. Dapprima sono rimasto perplesso, quasi non ricordavo più questo termine, ma poi ho deciso di lasciarlo come titolo, perché sono certo che i miei dodici lettori, pochi ma buoni, magari non condividono quello che scrivo e posso capirli, ma sanno come è nata la parola e cosa vuol dire, soprattutto si ricorderanno dell’occasione che ne ha dato origine, di come si è sempre usata e confido dunque che converranno con me che è un titolo appropriato alla situazione politica del nostro paese.

A prescindere da dove e come la si voglia guardare e giudicare.

La prima riflessione riguarda la storia che in questi giorni occupa le prime pagine di tutti i giornali e i dibattiti, veri o finti, di quelli che discutono di politica in televisione pensando di essere dei consumati intellettuali. Mi riferisco al movimento 5 stelle, un nome che da principio e con onestà voleva far capire che parlare al popolo non significa necessariamente fare gli interessi del popolo medesimo e, soprattutto, che l’obiettivo del movimento era di creare una casta, una elite a 5 stelle appunto, per sostituire qualcuna di quelle esistenti o per aggiungerla ad esse contando sui due valenti fondatori e in particolare sulla capacità di marketing e di visione tecnologica di Gian Roberto Casaleggio e sull’istrionismo comico del riferimento culturale e cioè di Beppe Grillo.

Erano, costoro, riusciti a mettere insieme un gruppo di ragazzotti, molti dei quali senza arte né parte, ed a convincere una percentuale importante del popolo italiano in questa nostra democrazia abbandonata che questi ragazzotti avrebbero risolto i problemi del paese anche quelli che richiedevano competenze, perché queste non servono. La gente glielo ha lasciato dire e li ha sostenuti con il voto, persino i media, dimostrando la loro pochezza e la loro mancanza di serietà professionale, li hanno assecondati forse per cercare nuovi lettori o per non avere altro da dire o da immaginare.

Questi hanno detto dunque di tutto: uno uguale uno e cioè il merito e la competenza non servono, la democrazia rappresentativa va cancellata con tutto il Parlamento per lasciare il posto alla democrazia diretta gestita da Casaleggio e dai suoi tecnici informatici, i vaccini sono una manifestazione di potere delle democrazie plutocratiche dell’occidente, l’alta velocità non serve perché la gente si deve abituare ad andare lentamente, i grandi stabilimenti vanno chiusi e al loro posto bisogna fare dei giardini dove si possono incontrare gli innamorati e i bambini possono giocare allegramente, a tutti i cittadini vanno dati dei redditi per vivere anche senza lavorare, il movimento non è un partito e cioè non deve autogovernarsi o esercitare funzioni democratiche al suo interno, ma deve semplicemente seguire le indicazioni di Casaleggio e di Grillo con qualche capo politico di facciata che può ogni tanto cambiare.

Questa storia è andata avanti sino ad ora e il movimento 5 stelle è da diversi anni ormai che è al governo prima con le destre e poi con le sinistre, tanto per loro non esistono le ideologie, i valori, le visioni delle evoluzioni sociali del mondo. Si sono persino inventati un Presidente del Consiglio che da mediocre avvocato è riuscito a conquistarsi un ruolo anche internazionale attraverso due metodi di grande efficacia che ha applicato con grande spregiudicatezza: dire sempre di sì a tutti e promettere tutto il possibile salvo a non fare niente in merito magari dichiarando che è colpa delle opposizioni, del destino crudele o della burocrazia e poi distribuire denari a tutti coloro che ne facciano richiesta senza preoccuparsi del futuro del paese.

Oggi se ne discute tanto perché la storia scricchiola ormai da tutte le parti, Gian Roberto Casaleggio purtroppo è morto lasciando il tutto al figlio Davide che fa di tutto per far vedere che non è il padre, Beppe Grillo, il comico illuminato, è invecchiato rapidamente e ormai non riesce ad avere i guizzi di una volta, i ragazzotti litigano tra di loro perché hanno capito e visto da vicino il potere e cercano di rimanergli attaccati il più possibile, i problemi sono più difficili di quello che pensavano e capiscono che non potranno riuscire a far fronte con dignità e speranza, infine la gente, il popolo che li ha votati pensando di fare la storia si è accorta che si tratta di un vuoto a perdere e lentamente, un po’ vergognandosi e per non farsi vedere, li sta abbandonando.

Una storia interessante di questo paese possibile solo perché il livello culturale medio è insufficiente anche in confronto al resto dell’Europa, la gente non si interessa di politica e quando lo fa non la capisce, molti non sanno giudicare le persone, tanti amano gli ambienti dove si progettano ammoini e opposizioni, dove si sventolano bandiere, dove ci si abbraccia illudendosi, dove si grida e si minaccia, dove ci si sente vivi anche senza sapere o capire il perché.

Altra riflessione riguarda il mondo di Salvini, il ragazzo di bottega della Lega, diventato leader ed esaltando le sue doti di tifoso sociale ultras, approfittando di un vuoto politico che si era creato nel paese grande come un baratro, sembrava destinato a giocare un ruolo di primissimo piano, addirittura di diventare Presidente del Governo. Poi si è illuso di avercela fatta come capita a molti spontanei nelle corride spagnole, probabilmente ha cominciato a mangiare e soprattutto a bere troppo ed allora ha deciso di far cadere il governo di cui faceva parte chiedendo i pieni poteri, chiedendo al paese di nominarlo caudillo direbbero i nostri amici spagnoli. Insomma ha deciso di segare la sedia su cui stava seduto, un capolavoro di equilibrio. Ma ha sbagliato l’entrata sulla palla ed ha lasciato lo spazio davanti alla propria porta sguarnito all’attaccante avversario che è andato in gol, ha comunque tentato di esasperare numeri e di proporre blocchi navali e terrestri come ai tempi dell’armata Brancaleone, ha cambiato persino fidanzata ed ha deciso di dedicare il proprio lavoro politico alla Madonna, ha cercato di convincere ad uscire dalla Unione Europea senza capire che gli italiani non erano sensibili su questo tasto, non ha saputo fare proposte né di rilievo e né di buon senso. Ha, in altri termini, passato il tempo a fare comizi in tutto il paese e a farsi fotografare con questo o con quello.

Mentre Salvini scendeva di conseguenza nei sondaggi e continuava la sua azione schizofrenica anche perché non sapeva e non sa fare altro, Giorgia Meloni, nella sua semplicità di borgatara, ha imparato a fare politica e alleandosi con Salvini gli sta piano piano ma molto decisamente succhiando tutti i voti crescendo e candidandosi a vero leader del centro destra. Le differenze politiche tra i due sono irrilevanti e nello stesso tempo enormi, perché da un lato entrambi pensano al sovranismo, alla nazione, all’autarchia, a bloccare i migranti, a imporre agli italiani l’uso dei propri risparmi per cancellare il debito del paese e finanziare il suo sviluppo e però Meloni fa politica, proprio quella politica che Salvini non sa fare. E non sa fare né sostanzialmente e né formalmente tanto che persino all’interno del suo partito ormai si sta pensando di farlo fuori e di sostituirlo per evitare di tornare alla irrilevanza politica, soprattutto nel momento in cui si sta delineando la battaglia per la costituzione di un gruppo di centro cui si sentono di appartenere molti adepti della Lega oltre che della Meloni cioè di Fratelli d’Italia. Ma Salvini forse non si rende conto cosa vuol dire un vuoto politico e tantomeno sa come si può aggredire ed eventualmente gestire.

Il Partito Democratico, per continuare a riflettere a tutto campo, è un pilastro della situazione politica del paese, viene da una storia importante, ha cambiato più volte nome e configurazione, come reazione al famoso centralismo democratico è diventato più simile alla vecchia Democrazia Cristiana, pieno di correnti, di leader e di aspiranti tali che amano combattersi, perdere e vincere. Un partito che tuttavia non è riuscito a darsi un’anima, non ha fatto i conti con il suo passato, è rimasto condizionato dal sindacato che a sua volta è rimasto vecchio nelle visioni e nei metodi, non riesce più a mobilitare le classi intellettuali del paese, a formulare proposte innovative, a dare contenuto insomma al futuro e non riesce a indicare una strategia per combattere diseguaglianze, difendere la dignità del lavoro, formulare un piano di formazione non solo per la scuola ma per tutto il paese. Quando si imbatte in un leader giovane, nuovo, impegnato nella innovazione e nella creazione di una cultura di futuro lo combatte sino a farlo fuori per evitare di cambiare. Perché il Partito Democratico non solo non sa cambiare, ma ha paura del cambiamento.

Il resto delle forze politiche costituiscono principalmente degli spettatori che cercano un ruolo, una occasione, una Presidenza, un incarico istituzionale, naturalmente provando a continuare a dare interviste, farsi invitare in televisione, girare il mondo, farsi vedere anche se il paese purtroppo o per fortuna non se ne accorge.

In questo gruppo di piccole forze bisogna mettere anche il partito di Berlusconi, sempre più ridotto a dimostrazione che il cavaliere era il riferimento e che senza di lui, sempre più lontano per ragioni di età, di salute e per il logorio fisico, il ruolo del partito va scomparendo inevitabilmente come se fosse piombato in un terreno paludoso pieno di sabbie mobili.

Altri partiti nati da scissioni soprattutto dal PD hanno poco seguito e certamente non riusciranno nel futuro ad incidere nella politica italiana in modo significativo. Forse ha ragione Giuliano Ferrara quando sul suo giornale suggerisce a queste forze di mettersi insieme, di rientrare nel PD e di cercare di ritagliarsi un ruolo politico utile al paese a cui possono dare importanti contributi, almeno alcuni di loro, e possono rivitalizzare lo stesso Partito Democratico sempre più somigliante ad una associazione di reduci che amano incontrarsi e ricordare e che si impegnano poco per il futuro che credono di non avere.

Una situazione senza una logica nel complesso dunque, con avvenimenti che hanno poco riferimento con la realtà, senza una interrelazione tra le azioni dei contendenti e chissà tutti alla ricerca di cosa, un hellzapoppin dunque. Spero che questi politici che giocano a farsi vedere e a dire cose spesso banali e qualche volta bizzarre, almeno si divertano e spero che il popolo prima o dopo capisca che non può continuare a supportare questo o quel leader solo perché sa gridare e parlare, capisca cioè che non può sperare in un futuro radioso solo perché qualcuno è capace di agitare davanti a lui una visione meravigliosa di un futuro spesso immaginario e spesso come il passato, come se fosse la muleta di un torero sventolata davanti al toro, destinato a morire e non lo sa per cui continua ad aggredire come se pensasse di poter vincere.

 

Inserito il:06/10/2020 15:47:23
Ultimo aggiornamento:06/10/2020 16:00:50
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