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Aggiornato al 23/10/2021

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Re uiguro della regione di Turfan con i servi. Caverna di Mogao 409, XI-XIII secolo

 

La Cina e il genocidio degli Uiguri  (1/2)

di Vincenzo Rampolla

 

Le repressioni del Governo cinese nella Regione autonoma dello Xinjiang hanno violato tutti gli articoli previsti dalla Convenzione dell’ONU sul genocidio. È il giudizio del rapporto Newlines steso da 50 esperti di diritto internazionale, di genocidio e etnia e territorio cinese.

Nella Convenzione, breve testo di 4 pagine, approvato dall'Assemblea Generale dell’ONU nel dicembre 1948, con firmatari Cina e 151 Paesi, il genocidio è trattato in modo chiaro e esauriente. L'articolo II dichiara che il genocidio è un tentativo di commettere atti con l'intento di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso.

Ci sono 5 modi per attuare il genocidio: uccidere i membri del gruppo; causare gravi danni fisici o mentali ai membri del gruppo; infliggere deliberatamente condizioni di vita atte a determinarne la distruzione fisica in tutto o in parte; imporre misure volte a prevenire le nascite all'interno del gruppo; trasferire forzatamente i bambini del gruppo in un altro gruppo.

Trasgredire un solo atto della Convenzione, equivale a una constatazione di genocidio e il rapporto attesta che con le sue azioni nello Xinjiang il Governo cinese ha infranto tutte le norme. Pubblicato dal Newlines Institute for Strategy and Policy di Washington DC, fondato nel 2019 come think tank apartitico dalla Fairfax University of America, il rapporto conferma che il Governo cinese ha la responsabilità dello Stato per un genocidio in corso contro gli uiguri in violazione della Convenzione dell’ONU sul genocidio.

È la prima volta che un'organizzazione non governativa ha svolto un'analisi legale delle accuse di genocidio nello Xinjiang, per potere definire la responsabilità di Pechino per i presunti crimini.  Il Dipartimento di Stato Usa informa che circa 2 milioni di uiguri e di altre minoranze musulmane sono state relegati in una fitta rete di Centri di detenzione in tutta la Regione e che ex detenuti rivelano di essere stati sottoposti ad abusi sessuali, sterilizzazione forzata e indottrinamento. La Cina nega le accuse di violazioni dei diritti umani, adducendo che i Centri sono necessari per prevenire il fanatismo religioso e il terrorismo.

Il 19 gennaio 2021, l'Amministrazione Trump uscente ha emesso un comunicato secondo cui il Governo cinese stava compiendo un genocidio nello Xinjiang. Un mese dopo, i Parlamenti di Olanda e Canada hanno presentato mozioni analoghe, contro il parere dei loro leader.

Il 7 marzo in una conferenza stampa, il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha dichiarato di non avere mai ricevuto accuse di genocidio nello Xinjiang così assurde.

Azeem Ibrahim, Capo Progetti Speciali di Newlines e coautore del rapporto, ha commentato: Le 5 definizioni di genocidio della Convenzione sono state esaminate attentamente per verificare se le accuse contro il Governo cinese soddisfacevano i criteri normativi. Abbiamo prove sufficienti per dimostrare che esiste l'intenzione di sterminare gli uighuri. La natura grave delle violazioni impone l’impiego di uno standard di prova chiaro e convincente. Ci sono prove schiaccianti a sostegno dell’accusa di genocidio, inclusi sia gli obblighi “erga omnes”della Cina che quelli dell'intera Comunità internazionale: prevenire, punire e non compiere genocidi. Le politiche e le pratiche della Cina contro gli uiguri vanno viste nella loro totalità, cioé nella volontà di distruggere gli uiguri come gruppo, in tutto o in parte.

Yonah Diamond, consulente legale del Raoul Wallenberg Center for Human Rights, tra le prove esaminate dagli autori, cita le migliaia di testimonianze di esuli uiguri, delle famiglie, dei tribunali, dei media e del materiale ufficiale del Governo cinese: dal 2014, in tutto lo Xinjiang, 1-2 milioni di persone sarebbero state detenute senza processo dal Governo cinese in circa 1.400 centri di internamento, da quando aveva lanciato una campagna in apparenza mirata contro l'estremismo islamico. Secondo un’altra indagine condotta dallo Uyghur Human Rights Project, su 1.046 religiosi musulmani arrestati negli ultimi 7 anni, si è avuto riscontro di solo 630, tutti himam, mentre la metà è stata trasferita in centri di rieducazione. Dell’altra metà non si sa nulla, ma sono emerse le prove che 18 religiosi siano morti in detenzione. Da altre inchieste internazionali, si apprende che Pechino avrebbe internato almeno 1 milione di persone in 380 campi. Di rimando Pechino ha dichiarato con fermezza che la repressione è stata necessaria dopo una serie di attacchi terroristici nello Xinjiang e in altre parti della Cina. Nel rapporto sono descritte in dettaglio accuse di aggressioni sessuali, di torture psicologiche e di tentato lavaggio di cervello culturale. I detenuti uiguri all'interno dei campi sono privati ​​dei loro bisogni umani fondamentali, sono severamente umiliati e sottoposti a trattamenti o punizioni disumani, incluso l’isolamento senza cibo per periodi prolungati. I suicidi sono diventati così frequenti che i detenuti devono indossare uniformi “a prova di suicidio” e viene loro negato l'accesso a materiali suscettibili di autolesionismo.

In tutta la Regione è drammatico sia il calo del tasso di natalità uiguro (circa 33% tra il 2017-18), che la presunta attuazione di un programma del Governo cinese di sterilizzazione, aborto e controllo delle nascite, in alcuni casi imposto alle donne senza il loro consenso. Il Governo dello Xinjiang, mentre conferma un enorme calo della natalità, nega la sterilizzazione forzata delle donne e sostiene che: l'accusa di genocidio è la menzogna del secolo, inventata da forze estremamente anti-cinesi. È una farsa assurda che mira unicamentte a diffamare la Cina, parole di Wang Wenbin, portavoce del Ministero degli Esteri in una conferenza stampa del   4 febbraio. Il Governo ha confermato alla CNN il calo della natalità, ma ha detto che in totale, nel periodo 2010-18, la popolazione uigura dello Xinjiang è aumentata. I libri di testo di storia e cultura uiguri dello Xinjiang, durante la repressione sono stati aboliti dalle classi, mentre nei campi i detenuti sono stati costretti a imparare con la forza la lingua mandarino e sottoposti a tortura, in caso di rifiuto o per incapacità di parlarlo. Da fonti ufficiali e in discorsi di funzionari del PCC, gli uiguri e altre minoranze musulmane sono marchiati erbacce e tumori. Una direttiva del Governo avrebbe invitato le autorità locali a rompere il loro lignaggio, rompere le loro radici, rompere le loro connessioni e rompere le loro origini.

In sintesi, il rapporto stabilisce: Le persone e le entità responsabili degli atti di genocidio elencati contro gli uiguri, sono stati organi e agenti statali, regolati dalla legge cinese e la responsabilità è quindi necessariamente imputabile allo Stato cinese. Il Governo cinese ha ripetutamente difeso le sue azioni nello Xinjiang, affermando che i cittadini ora godono di un elevato standard di vita. I campi di detenzione, chiamati da Pechino centri di formazione professionale, dai funzionari e media statali sono abitualmente considerati parte di una campagna contro la povertà e di un piano di conversione di massa contro il terrorismo.

Rahima Mahmut, Direttore inglese del World Uyghur Congress, dichiara che molti Paesi dicono che non possono fare nulla… in realtà possono, diciamolo pure. Questo rapporto non è un documento di difesa né di propaganda. I Paesi che hanno firmato la Convenzione sul genocidio, hanno l'obbligo di prevenire e punire... ogni Paese può e deve agire. John Packer, professore associato all'Università di Ottawa e ex Direttore all'Aia dell'Ufficio dell'Alto Commissariato OSCE per le minoranze nazionali  (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa), esprime un parere a conclusione dell’analisi del rapporto: Questo rapporto non cela finalità politiche, tratta solo di una grave violazione dell'ordine internazionale. La seconda economia mondiale ha sollevato interrogativi sul governo delle Nazioni. Se ciò che è scritto non è sufficiente per attivare un qualche tipo di azione o anche per prendere posizione, allora che si deve fare per mettere la Cina con le spalle al muro?

Paradossalmente la Convenzione non prevede sanzioni o punizioni specifiche per gli Stati o i Governi responsabili di aver commesso genocidio, nonostante ciò il rapporto insiste a condannare l’immobilismo: la totalità dei 151 firmatari ha la responsabilità e l’obbligo di agire. Dall’applicazione della Convenzione, la maggior parte delle condanne per genocidio sono state pronunciate da Tribunali penali internazionali tenuti dall'ONU, come in Ruanda e Jugoslavia, o da tribunali nazionali. Nel 2006, il dittatore Saddam Hussein è stato giudicato colpevole di genocidio da un tribunale iracheno. Tuttavia, poiché l’istituzione di un Tribunale penale internazionale potrebbe richiedere l'approvazione da parte del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, di cui la Cina è membro permanente e con potere di veto, qualunque sessione sulle accuse di genocidio nello Xinjiang sarebbe vanificata. Dura lex, sed lex. E nessuno si muove.

 (consultazione:     gatestone institute - ben westcott, rebecca wright; jacinda ardern - primo ministro nuova zelanda; south china morning post; start magazine; le monde; gulbahar haitiwaj - maximilian kalkhof, testimoni)

(Continua)

 

Inserito il:13/07/2021 17:41:13
Ultimo aggiornamento:13/07/2021 17:46:56
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