In questo sito utilizziamo dei cookies per rendere la navigazione più piacevole per i nostri clienti.
Cliccando sul link "Informazioni" qui di fianco, puoi trovare le informazioni per disattivare l' installazione dei cookies,ma in tal caso il sito potrebbe non funzionare correttamente.Informazioni
Continuando a navigare in questo sito acconsenti alla nostra Policy. [OK]
Aggiornato al 20/09/2018

Concetta Sabbatella (Potenza, 1962 - ) - Il Rigoletto

 

“Questi o quelli, per me pari sono”

Tenore: Gigino Di Maio

 

di Tito Giraudo

 

In questi giorni mi sto chiedendo che animale sia il politologo.

Dovrebbe essere un esperto di politica con una buona formazione storica, invece ci troviamo di fronte a soggetti invitati nei talk, per dare il cambio ai politici i quali, per ovvi motivi hanno poco da dire dovendo tenere segrete le proprie carte. A parte naturalmente Di Maio che, continuando a recitare la parte del Presidente del Consiglio non ha ancora preso coscienza di sé e di ciò che ha rappresentato: un volto e una voce per turlupinare gli elettori di destra e di sinistra.

Adesso che la missione è compiuta, e cioè si è riusciti a indebolire fortemente Renzi e aiutare l’autodistruzione del Cavaliere, costoro, che a volte vengono definiti “politologhi” a volte professori, ci appaiono dimessi, incerti.

Hanno contribuito alla disfatta dei moderati e dal momento che sono tutti, ma proprio tutti “sinistri” si ritrovano un quadro politico di questo tipo: la sinistra dura e pura inesistente, quella riformista in tutte le sue declinazioni fortemente indebolita, divisa (tanto per cambiare), ma soprattutto incapace di un’analisi critica della disfatta, se non nel voler indicare in Renzi l’unico capro espiatorio.

In compenso, hanno contribuito a creare un Movimento, né di destra, né di sinistra e un Partito, la Lega, anche lui né di destra, né di sinistra.

Con un panorama di questo genere, i politologhi pretenderebbero che il PD facesse l’utile idiota per dare peso contrattuale alla trattativa Di Maio-Salvini e, dato che con i soli voti di sinistra, i 5Stelle non avrebbero numeri sufficienti, per cui prima o poi si andrà nuovamente alle elezioni, distruggere quello che rimane della sinistra in tutte le sue declinazioni.

Se l’obbiettivo di questi geni della politica, ottimamente coadiuvati dai pennivendoli prestati alla TV, altrettanto sinistri, era far fuori il Renzusconi, si può dire che ci sono riusciti, peccato che il quadro che questo disgraziato Paese ha di fronte, sia tutto, meno che di sinistra. Non possiamo però dire: contenti loro!

Chi scrive, sono almeno quarant’anni che ha capito che quella sinistra, soprattutto quella cultura di sinistra, sarebbe stata spazzata via da una realtà in trasformazione che non ammette ipocriti ritardi, con me (io sicuramente non sono un politologo, tantomeno un professore), credo, tutti quelli che hanno visto nell’ascesa berlusconiana la pietra tombale per quella compagnia di giro, definita brillantemente Circo Barnum da Giorgio Bocca nella bella biografia di Palmiro Togliatti, prima che anche lui fosse colto dall’antiberlusconismo viscerale, come successe pure a Montanelli, trasformandosi, un socialista riformista e un liberale, in due zombie, vestali della teoria del mostro, eppure costoro conoscevano bene i cosiddetti intellettuali vissuti per anni alla corte di un Partito, quello Comunista, rimasto prematuramente orfano delle ragioni per cui era nato: fare come in Russia!

Gli storici, carte alla mano, in futuro probabilmente guarderanno con occhio storico il ventennio berlusconiano, ma non fatevi illusioni, perché non si riesce ancora a guardare con occhio storico nemmeno il ventennio mussoliniano, tantomeno quello giolittiano. Pensate che l’intellighenzia di sinistra è riuscita a rivalutare solo in questi ultimi anni il ventennio Cavouriano.

Vale in proposito il titolo di una commedia del Bardo: Tanto rumore per nulla!

L’Italia berlusconiana, secondo quegli pseudo intellettuali, se non si fermava il caimano sarebbe diventata preda dei fascisti, dei leghisti e dei mafiosi e dell’imbonimento televisivo. Una cosa la possiamo dire: l’Italia del 94 non era poi tanto dissimile da quella di oggi. Questo, secondo me il vero fallimento di Berlusconi che avrebbe dovuto fare la minirivoluzione liberale (quella vera non l’ha ancora fatta nessuno), sulle orme di quella che avrebbe dovuto essere per lui una grande e forse inarrivabile maestra: Margaret Thatcher.

Inarrivabile, perché Berlusconi ha un vizietto, non vuole dispiacere ad alcuno. In tutti i suoi Governi, quando non era impegnato a difendersi dai forsennati, ha fatto il cerchiobottista, senza mai fare veramente quelle cose impopolari di cui il Paese ha tanto bisogno. In questo, è stato un perfetto restauratore democristiano, con la differenza che la gloria democristiana, più che di luce propria ha brillato negli anni del boom economico, per merito di una congiuntura favorevole allo sviluppo manifatturiero nel nostro Paese, cosa che il Cav. si è sognata.

I Democristiani, hanno certo avuto la grande capacità tutta pretesca di impedire, senza forzature antidemocratiche, l’avvento di una sinistra socialcomunista che solo con l’abiura di nome, cognome ed ideologia, ha poi potuto tentare la via del Governo del Paese. Ahimè (non per me) fermata, questa volta dal Cavaliere.

Per vent’anni, costoro hanno accusato il Cavaliere di populismo, conflitto di interessi, cialtroneria in politica estera, nepotismo parlamentare…. possibilmente femminile, oltre a corruzione (pure di minorenni), mafia, evasione fiscale, e chi più ne ha…..

Bene, non dico che il Cavaliere fosse un giglio, difficilmente un grande imprenditore e sicuramente Berlusconi lo è stato, costruisce imperi con l’ausilio dell’esercito della salvezza.

Prendiamo gli Agnelli, il capostipite Giovanni, entrato in Fiat come socio di minoranza, in pochi anni sbaragliò tutti gli azionisti e non certo con delle Opa, ma sfruttando il fatto che era segretario del consiglio di amministrazione. Il che gli ha permesso di tramandare un regno al nipote, Giovanni come lui, il quale è stato fatto Senatore a vita e nessuno si è mai sognato di contestare quella nomina, nonostante che per corruzione ai tempi di mani pulite, ci sia finito Romiti perché lui (a differenza del cavaliere), poteva non sapere. Non bastasse quello, dopo la sua morte è stato scoperto all’estero un tesoretto, anzi un tesorone, senza che alcuna vestale della moralità riservasse alla cosa un debole sussurro….

Gianni Agnelli piaceva perché era educato, pizzicava la erre, votava Repubblicano, soprattutto non si era fatto da solo, cosa che per la sinistra è assolutamente disdicevole. Aggiungo un pensierino di assoluta dietrologia: mai commissioni antimafia e magistrature militanti si sono informate sugli intestatari dei concessionari Fiat in Sicilia, in Calabria e in Campania?

Detto questo, per me “Gjuanin lamiera” avrebbe potuto fare il Parlamentare, il Ministro, il Presidente del Consiglio e anche quello della Repubblica. Mi indignano i due pesi e le due misure.

Questa non è la difesa d’ufficio del Cav, che negli ultimi dieci anni me le ha fatte girare, e parecchio!

Voglio solo sostenere che l’antiberlusconismo viscerale da una parte, ha creato il Grillismo e dall’altra, consentito a quel furbetto di Salvini di scalzare il Berlusca per ottenere cosa? Il trionfo della ragione e della moralità?

Se avessero avuto il legittimo obbiettivo di distruggere le sinistre italiche, non avrebbero potuto fare di meglio.

Prendiamo i 5Stelle, partiti come sinistra caciarona, hanno subito una mutazione genetica che forse piace ai sinistri: sono diventati transgender, un po’ di sinistra e un po’ di destra e poiché dichiarano che le due categorie non esistono più (forse l’unica cosa sensata che dicono), adesso che gli italioti li hanno riempiti di voti, pur di governare si alleano con tutti.

Come il Duca di Mantova Di Maio canta: “questi o quelli per me pari sono”.

I professori politologhi televisivi, si sforzano di farli apparire il nuovo, quelli che non fanno inciuci, soprattutto a considerarli di sinistra, e forse su questo hanno un po’ di ragione perché hanno ereditato dalla sinistra la presunzione di rappresentare “la ggente”, i cittadini, i compagni lavoratori…inesistenti.

I Grillozzi, dopo aver insultato per anni la partitocrazia accusandola di ogni nefandezza, ora chiedono indifferentemente l’appoggio, che chiamano contratto (copiando involontariamente Berlusca) indifferentemente a Salvini fieramente di destra, e a quel povero cristo di Martina confusamente di sinistra.

Ma la cosa più strabiliante, a differenza dei vecchi partiti che a non mantenere le promesse elettorali impiegavano almeno un anno, da mesi si stanno rimangiando tutto quello che hanno sostenuto, economia, migranti, diritti civili e: udite, udite! Stanno per diventare europeisti.

L’unica cosa su cui tengono duro indovinate cos’è? L’antiberlusconismo ma questo è dovuto al loro padre spirituale: Travaglio, l’unico del Fatto Quotidiano non travagliato dal travaglio pentastellato (bello vero il giochetto di parole).

Tutto è possibile in questo Paese, compreso che se si ritorna a votare Salvini e Di Battista (questa è una profezia) facciano il pieno e governino “tutti insieme appassionatamente”.

 

Scarica l'articolo in PDFgenera pdf
Inserito il:07/04/2018 11:27:40
Ultimo aggiornamento:07/04/2018 15:48:58
Condividi su
Ho letto e accetto le condizioni sulla privacy *
(*obbligatorio)
nel futuro, web magazine di informazione e cultura nel futuro, archivio
Questo sito utilizza cookies.Informazioni e privacy policy
yost.technology