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Aggiornato al 08/05/2021

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Carol & Mike Werner (Merced, California) – Basic geometric solids

 

Da non credere!

di Davide Torrielli

 

Fiumi di parole sono fluiti in merito alla supposta liquidità della nostra società e tanti nuovi colti del millennio si sono prodigati nello studiare a volte incomprensibili, i voli pindarici di Bauman e le sue teorie.

Fa figo in un discorso menzionare lo studioso dotto del quale poco altro si ricorda al di là della coniatura della società liquida, bello e sintetico termine che ben descrive fisicamente lo stato della materia associabile a noi poveri formiconi di questo terribile pianeta.

Il liquido è uno dei tre anzi, quattro, mi bacchetterebbe il professore, stati della materia conosciuti in cui la stessa si può presentare: ben si adatta lo studio degli stati fisici al parallelismo sociologico e ben lo descrive associando la nostra società del passato ad una configurazione solida che poco e con difficoltà si adatta alle variazioni di geometria e forma cui le società sono richieste. Un solido normalmente così è, a meno di sollecitazioni meccaniche, termiche o chimiche, tutte azioni facilmente assimilabili ad analogie sociali.

Solida è anche una connotazione positiva lessicale che si associa a qualcosa di stabile, una famiglia solida, uno stato solido, un solido patrimonio, finanziario o culturale, un qualcosa di pesante, stabile, su cui contare perché un solido è, prima di tutto, solido!

Figure della storia sono solidi riferimenti, come antichi imperatori, figure di spicco della politica, della cultura, dello sport e chi più ne ha più ne metta.

Un solido può trasformarsi, dietro sollecitazioni tramite ad esempio il processo di fusione, o addirittura, sublimazione, transitando in liquidi ed addirittura direttamente gassosi saltando due stati in un colpo solo.

Questa noiosa premessa pseudo dotta apre la strada all’analisi stupefacente di quanto stiamo subendo nell’attuale comportamento dei nostri governanti o meglio, di quello che ne rimane.

Vero è che la transizione liquida è ormai un fatto conclamato e non occorre che mi prodighi nel portare testimonianze in merito ad una società connotata da deiezioni liquide che fluiscono nei rapporti umani dove prima c’era marmo, che lascia il posto a composti senza forma propria, descrivendo situazioni di adattamento comportamentale a limite del comprensibile.

Non si tratta neanche più di cercare di analizzare cambiamenti di visione repentini, o stati … liquidi … del proprio credere che muta, ma qui si tratta di sancire l’inesistenza a priori di posizioni stabili, così che non si debba descriverne eventuali variazioni e cercare di razionalizzarle in una legge che ne articoli la regola di mutazione: persino il virus del corona non riesce a rimanere lo stesso.

Qui non c’è più nulla, il vuoto, siamo di fronte ad una transizione detta della sublimazione, ovvero il salto da solido direttamente a gas, che evapora, diventa invisibile, non tattile, impalpabile, ed al limite connotata forse, dalla puzza, la sua preminente caratteristica residua che potrebbe rimanere a testimoniarne la passata presenza.

Siamo ormai di fronte alla insussistenza del vuoto, del nulla, sparite le posizioni, la cultura, basamento e fondamenta dello statismo, antico ricordo di serietà etica e morale.

Oggi è nero, tra un’ora, bianco, senza pietà verso se stessi, senza ricordo, senza posizione senza niente. Evapora, sublima, sparisce, … semplicemente, non c’è più.

Posizioni mutate in attimi, nessuno sforzo nel sostenere quel che fu, quel che ho detto, quel che sostenevo ed in quel che credevo.

Salvini, che diventa europeista, il contrario di quello che era ieri, stupido voltagabbana, capostipite di squadre di ominicchi senza convinzione, Grillo che torna a fare il buffone in mezzo a centinaia di componenti di un esercito di disperati ciechi e sordi che sbattono come criceti impazziti, senza riempimento nel cranio ormai secco, Zingaretti, che parla tanto e non dice, fa solo tanto rumore, io qui tu là.

Tutto fluido, diventa quel che serve, non è quel che è.

Tutti piegati al rapido evaporare della ragione di quel che fu la politica, morta e sepolta.

Saltimbanchi, che riemergono, Silvio che torna a Roma a leccare i piedi di Mario, nel puerile tentativo di mantenersi in sella all’asinello che tenta di arrancare sul monte degli anni che vanno, circondato dai soliti noti, mignotte ed ignoranti al ritmo della solita tarantella musicata da Draghi.

I centristi mangiapane a tradimento che oscillano impazziti di qui e di là … dove si va, … banchi di aringhe che svoltano balucicanti a destra e sinistra, vomitando sentenze di adesione ed appartenenza.

E che dire di Renzi? Ottenuto il soddisfacimento personale di un sentimento di odio nei confronti del romanaccio avvocato, si rilassa su un sereno e tranquillo accettare qualsiasi cosa venga da Mario: Matteo, mettiti a quattro zampe, va bene Mario, eccomi, che faccio, abbaio?

Uno sfacelo, tutto da rifare, da asfaltare e ripartire da zero, quando il virus avrà finito di ammazzare, avremo tanto da ricostruire e non solo con il cemento e con le mani.

Tutto da gettare sempre ammesso che ci sia una discarica che possa ricevere tanta robaccia così.

Te spianas.

 

Inserito il:11/02/2021 11:34:48
Ultimo aggiornamento:11/02/2021 11:52:02
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