In questo sito utilizziamo dei cookies per rendere la navigazione più piacevole per i nostri clienti.
Cliccando sul link "Informazioni" qui di fianco, puoi trovare le informazioni per disattivare l' installazione dei cookies,ma in tal caso il sito potrebbe non funzionare correttamente.Informazioni
Continuando a navigare in questo sito acconsenti alla nostra Policy. [OK]
Aggiornato al 12/11/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal
Hermann-Lamb-fonditori.JPG
Hermann Lamb – I fonditori - 1903 – Museo Revoltella – Trieste

Sindacato e poteri forti.

Dunque è confermato da lui medesimo: il signor Landini della FIOM propone che sia lo Stato a riprendersi la AST di Terni e tutta la produzione di acciaio. "Strategica", dice lui. Cioè rifacciamo l'Italsider. Anzi, meglio, tutta l'IRI.

La prima considerazione che mi viene in mente al proposito è che è inutile "aprire tavoli" o momenti di confronto  con un sindacato che propone tali soluzioni. Né Renzi né alcun altro governo democratico potrebbe portare l'Italia su quella strada, almeno finché l'Italia fa parte dell'Unione Europea e mantiene le caratteristiche politiche ed economiche che ciò comporta. Caratteristiche, d'altronde, condivise dalla larghissima maggioranza dei votanti alle ultime elezioni.

La seconda considerazione, tuttavia, è che sul piano teorico, e nel contesto di un ampio disegno di politica industriale europea, l'ipotesi potrebbe anche essere studiata, mettendo da parte le ideologie. Dopo tutto larga parte delle innovazioni tecnologiche più significative, a cominciare da internet, si sono sviluppate negli Stati Uniti grazie ai fondi e agli obiettivi forniti dal governo per soddisfare esigenze del pentagono e della Nasa. E, ancora, l'Italia di fine anni '60 non sarebbe stata la stessa se l'onere dello sviluppo industriale ed economico in genere fosse gravato esclusivamente sull'iniziativa privata.

Allora ci si potrebbe pensare?

Da europeo direi di si, ma da italiano di no. O almeno non senza una profonda trasformazione, prima di tutto culturale, del sindacato.

Proprio pensando al declino dell'industria pubblica italiana tornano in mente le vere e proprie angherie, i ricatti, le offese alla logica economica prodotte dal sindacato in quelle imprese. Gli scioperi, certo. Ma che dire della difesa dei fannulloni o, quanto meno, dell'indifferenza nei loro confronti?

E oggi forse la situazione è evoluta?

Certo no, se per esempio al Comune di Locri su 125 dipendenti comunali quelli realmente disponibili "non sono mai più di 20-25", denuncia inascoltato il sindaco. Gli altri malati o variamente assenti, nel disinteresse sindacale.

E certo no se i sindacati presentano le proprie rivendicazioni al Comune di Milano affiancandole alla minaccia poco velata di creare scompiglio attraverso scioperi e altre manifestazioni giusto in coincidenza con l'inizio di Expo 2015.

Sulla carta perciò la proposta di Landini è irricevibile, più per l'inadeguatezza di chi la presenta, che non ha le carte in regola per farlo, che per il contesto politico-economico nel quale viene calata.  

L'Europa necessita sicuramente di riforme e di nuove politiche economiche e industriali. Ma non è corretto, in Italia in particolare, ignorare tra le maggiori urgenze il profondo rinnovamento del sindacato e delle regole che ne dovrebbero governare le attività. Di autoriforma dovrebbe trattarsi, ma non sarà così. Non vedremo autoriforme: né del sindacato né di altri poteri forti. Forti davvero. Resistenti, soprattutto.  

Inserito il:02/11/2014 20:19:19
Ultimo aggiornamento:09/11/2014 18:13:22
Condividi su
ARCHIVIO ARTICOLI
nel futuro, archivio
Torna alla home
nel futuro, web magazine di informazione e cultura
Ho letto e accetto le condizioni sulla privacy *
(*obbligatorio)
Questo sito utilizza cookies.Informazioni e privacy policy

Associazione Culturale Nel Futuro – Corso Brianza 10/B – 22066 Mariano Comense CO – C.F. 90037120137

yost.technology