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Aggiornato al 25/05/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Jennifer Owens (Irlanda, 1982 - ) - Discussion Developed (2008)

 

Ragionando sull’antimodernismo

di Gianni Di Quattro

 

Il percorso dell’umanità tende sempre al progresso, alla conquista del nuovo, alla scoperta del mistero, perché così è la natura dell’uomo e la storia, la sua storia, lo testimonia. Ogni conquista rappresenta un piccolo o grande superamento del passato e quindi si usa dire che è più moderna e cioè più attuale, tiene conto dei progressi che la mente dell’uomo è riuscita a produrre. E questo in tutti i campi, dalla medicina e dalla farmacologia, al modo di comunicare, di trasportare, di andare, di parlare, di progettare, di vivere.

La modernità si accompagna, almeno così è stato sempre nel passato, con la evoluzione del pensiero umano, con la sua liberazione da condizionamenti o schemi soprannaturali a cui si ricorre naturalmente quando mancano le spiegazioni della mente, quando la paura dell’ignoto prevale.

La modernità è apertura e quindi l’antimodernismo è chiusura, è isolamento, autarchia. Ma l’autarchia significa una comunità, un paese meno colto, meno competitivo, meno pronto a recepire il progresso in tutti i campi, forse neanche a capirlo.

Un paese antimoderno più chiuso è certamente dirigista e con una economia più povera e un tenore di vita generale più livellato verso il basso. Un paese con meno lavoro e con più assistenza, con meno attenzione alla cultura e più concentrato sulla religione, dove la disciplina terrena è ricompensata nell’al di là.

Un paese che però ha un vantaggio, anzi più di uno secondo i teorici di questa visione. È sicuramente più gestibile ed obbediente, con meno democrazia e meno tentativi di ribellione, meno richieste di cambiamento e meno pretese. Un paese con meno pretese significa anche più sicuro, con meno stranieri, nel quale le opportunità sono poche e quando arrivano guai a non prenderle e le punizioni sono più violente, certe e senza appello.

Nella storia l’antimodernismo era tipico delle religioni, della stessa cattolica nei secoli passati e ci sono encicliche papali memorabili in merito (il Sillabo di Pio IX ha poco più di cento anni). E ancora oggi religioni molto diffuse tentano di opporsi alla invadenza della modernità, sanno che questa può rappresentare una grande limitazione per le credenze di milioni di persone e la conseguente perdita di fedeli.

L’antimodernismo sembrava sino a poco tempo fa un argomento superato, perché nessuno ormai poteva immaginare che in qualsiasi parte del mondo, nemmeno nelle zone meno progredite socialmente e culturalmente, potrebbe esistere una corrente di pensiero in opposizione al progresso dell’umanità e al corso della storia dei popoli.

Ma, a dimostrazione che alla storia non si comanda e che ti meraviglia sempre, ecco che nel bel paese si sviluppa una corrente di pensiero che si richiama all’anti modernismo. Lo fa con prudenza, ma lo fa. Pensa che la tecnologia va limitata, il sistema dei trasporti ancora via strada è da privilegiare e gli investimenti nelle ferrovie sono da bloccare, l’energia deve essere ancora antica e il petrolio non va ricercato perché inquinante e va solo comprato, le grandi imprese piano piano statalizzate. Questa corrente di pensiero naturalmente pensa che la comunità deve essere dirigista (diretta centralmente da un team di rappresentanti popolari), non accettare le teorie economiche moderne né liberiste e né socialiste, svuotare la rappresentanza parlamentare, con un forte orientamento assistenziale, abbastanza autarchica e per conseguenza isolata dal resto del mondo, non molta colta, un po’ volgare, molto mediocre.

Parlo del movimento 5 stelle, nato come movimento di ribellione e che progressivamente, in parallelo con il successo ottenuto nel paese, ha presentato i suoi principi ispiratori, il suo modo di interpretare la vita e le comunità di popoli. Oggi governa il paese con un gruppo di destra che si sposta continuamente ancora verso destra (e questo fa capire che l’emozione del potere li ha coinvolti e probabilmente distratti), la Lega di Salvini, e cerca disperatamente di diffondere la sua dottrina (perché di dottrina si deve parlare come se fosse una setta religiosa), pare tuttavia con molte perplessità di suoi molti adepti, specie quelli dell’ultima ora.

Una storia di questi anni, incredibile e bizzarra in un paese senza pace, corrotto profondamente che grida all’onestà e crede nell’al di là, abituato a vantare le glorie del passato ed incapace di costruirsi un futuro perché corre dietro ad un presente senza sapere come lo vorrebbe.

 

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Inserito il:19/02/2019 12:00:05
Ultimo aggiornamento:19/02/2019 12:03:57
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