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Aggiornato al 25/05/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal
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Jules Claude Ziegler (1804-1856) - Allégorie de la République -1848

Qualche riflessione sulle Regionali in Francia.

 

Non ho particolari simpatie per Marine Le Pen. Il padre mi sembrava un matto nostalgico e capisco perché la figlia l’abbia rottamato. Tuttavia…….

Tuttavia lo spettacolo cui abbiamo assistito in Francia, la dice lunga su quello che il conformismo partitico e la stampa pensino della democrazia. In Francia poi si supera ogni limite. Due partiti che per anni sono stati (giustamente) in antitesi, di fronte al pericolo Front National hanno abdicato i loro valori (sempre che ne abbiano ancora) per far fronte a un nemico comune pur di non consentire che governi neppure una Regione.

Se nelle elezioni presidenziali la desistenza da parte di uno dei due Partiti tradizionali può aver senso in quanto la posta in palio è troppo alta (e anche chi scrive non farebbe un salto nel vuoto), nel caso di elezioni Comunali o, come in questo caso, Regionali, mi sembra una decisione che anche solo a medio termine penalizzerà i due Partiti tradizionali.

Non consentire al Front National di misurarsi a livello locale diventerà un boomerang, poiché la crisi di questi Partiti pare inarrestabile e quindi l’elettorato, alla distanza, potrebbe voler premiare l’unica opposizione credibile, al di là dei suoi meriti, demeriti e dei suoi programmi.

Ci sono naturalmente molte analogie tra la situazione francese e quella Italiana. Riguardano soprattutto il Movimento 5 stelle, il quale ha un forza elettorale simile a quella della Le Pen e, tutto sommato, caratteristiche simili al Front National che non sono certo quelle di una destra liberale ma di una sinistra nazional populista. Un discorso a parte va fatto per la Lega che con la leadership salviniana si è alleata a livello europeo con il Front National e, a ben guardare in casa nostra, pare più vicina alle istanze dei penta-stellati che non ai moderati berlusconiani.

Tutto questo, ha origine sia in Francia come in Italia, dalla crisi dei Partiti tradizionali, soprattutto dalla crisi delle sinistre, sia quelle di stampo marxista che socialdemocratico dovute al fallimento, non solo del Socialismo reale di stampo sovietico, ma pure del riformismo socialista, quest’ultimo ancora prigioniero, in economia: dello Statalismo e in politica estera del terzomondismo d’antan.

Se le sinistre piangono, le destre non ridono. In Francia come in Italia, sinistre e destre tradizionali, a corto di idee originali per soluzioni all’altezza dei cambiamenti, hanno creato quel “politically correct” trasversale che ormai impedisce loro di interpretare veramente i bisogni dell’elettorato, il quale è disorientato e quindi trova rifugio in Partiti che propongono soluzioni semplicistiche, oppure nell’astensione.

Qui finiscono le analogie tra Francia e Italia perché, pur esistendo divisioni territoriali in entrambi i Paesi, le problematiche sono assai diverse.
I Francesi sono profondamente divisi tra l’elettorato cittadino (soprattutto la grande area parigina) e la Francia rurale e provinciale, legata alle tradizioni e a un nazionalismo che non è di maniera ma profondamente sentito. Noi Italiani, non avendo mai risolta la questione meridionale abbiamo una situazione molto più complicata. Sinistra e destra tradizionali, dopo la crisi berlusconiana e l’avvento di Renzi sono in una specie di limbo aperto a tutte le soluzioni.
Dipenderà dalla capacità riformista del renzismo se questi sarà in grado di creare quello che viene chiamato il Partito della Nazione e cioè un grande centro moderato che però deve essere in grado di cambiare in questo Paese, non solo le regole democratiche che, pur importanti, da sole vanificherebbero i cambiamenti profondi di cui il Paese abbisogna.
Potrebbe sembrare che la palla l’abbia solo Renzi e che solo da lui dipenderanno le sorti di un quadro democratico accettabile.
Credo invece che Berlusconi possa essere ancora un coprotagonista, e non per un suo ipotetico rilancio personale anagraficamente inimmaginabile, quanto per consentire alla destra moderata e produttiva di scegliersi un leader credibile.

 

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Inserito il:04/01/2016 11:54:45
Ultimo aggiornamento:28/01/2016 19:50:36
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