Aggiornato al 06/12/2022

Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo

Voltaire

Mengmeng Yue (Shandong Province, China, 1987 -   ) - Xinjiang Colorful Beach (2018)

 

L’accanimento contro i musulmani: la repressione degli uiguri in Cina

di Vincenzo Rampolla

 

Riflettiamo. Pensiamo a come i musulmani vengono presi di mira in India, alla situazione in Kashmir, a ciò che è stato in Bosnia e Kossovo, agli alawiti oggi in Siria, all’islamofobia nell’ UE e a ciò che succede in Palestina, La Cina non è la prima né la sola a reprimere un popolo. Quanti nel mondo lo stanno facendo, per non parlare dei conflitti interni tra sette sciite e sunnite? Un anno fa, a luglio 2021, ho scritto un lungo articolo in due tempi, sul genocidio degli uiguri. È un impegno e un dovere ritornare sul tema, visto l’uso sempre più incisivo e crudele di tecnologie digitali e dell’AI, addirittura sostenuto maldestramente dalla bassa impudenza dei rappresentanti dei diritti umani.

Il 9 giugno 2022 l’Europarlamento ha approvato la risoluzione sulla situazione dei diritti umani nello Xinjiang, con 513 voti a favore, 14 astenuti e un voto contrario. A firmare la proposta 70 europarlamentari dei 4 partiti principali: Partito Popolare Europeo, Socialisti e Democratici, Renew Group (centrista) e Conservatori e Riformisti Europei (estrema destra). Nel documento si condanna con la massima fermezza l’oppressione sistematica della comunità uigura nella Repubblica popolare cinese con misure brutali, tra cui la deportazione di massa, l’indottrinamento politico, la separazione delle famiglie, le restrizioni alla libertà religiosa, la distruzione culturale e l’ampio ricorso alla sorveglianza. Nella risoluzione si parla di grave rischio di genocidio, e si invitano le autorità cinesi a porre fine a tutti i programmi di lavoro forzato e di sterilizzazione di massa finanziati dal governo e a sospendere immediatamente ogni misura di prevenzione delle nascite degli uiguri, compresi gli aborti obbligati e le sanzioni per le violazioni del controllo delle nascite.

La risoluzione non è una posizione ufficiale dell’UE, ma un indicatore dell’aria che tira all’interno del parlamento. Dà però un’indicazione politica della CE e arriva dopo la pubblicazione di rapporti riservati noti come Xinjiang Police Files, che rivelano con molti particolari e foto inedite le condizioni di detenzione all’interno dei cosiddetti campi di rieducazione; provengono da una fonte riservata che li ha dati a un ricercatore, che a sua volta li ha trasmessi al Consorzio Internazionale di Giornalismo Investigativo e alle principali testate occidentali. I rapporti contengono più di 5.000 fotografie di uiguri scattate dalla polizia, di cui 2.884 detenuti. La BBC, in un lungo articolo del corrispondente, corredato da immagini e grafici, ha raccolto alcune storie di queste persone: Yusup Ismayil, ad esempio, 35 anni, detenuto in un campo di rieducazione nel 2017 per aver viaggiato in paesi considerati sensibili; Tajigul Tahir, 60 anni, detenuta nell’ottobre 2017 perché suo figlio viene definito come una persona dalle inclinazioni fortemente religiose – il fatto che non fumi e non beva è sufficiente per una condanna per terrorismo di 10 anni; Rahile Omer finita in un centro a soli 15 anni, e la più anziana Anihan Hamit, entrata in uno di questi campi a 73 anni. C’è chi è stato condannato retroattivamente per crimine di aver studiato le scritture dell’Islam con la nonna per alcuni giorni nel 2010, e chi ha ascoltato letture illegali o ha scaricato app di messaggi crittografati sul proprio smartphone. Da anni ricercatori e giornalisti raccolgono prove e testimonianze sulle condizioni della popolazione uigura dello Xinjiang. Grazie a immagini satellitari e ai racconti di esuli rifugiati all’estero, già dal 2017 è risultato palese agli occhi della comunità internazionale lo stato di oppressione a cui vengono sottoposti gli uiguri dentro e fuori dai centri di rieducazione. Numerose critiche sono state sollevate dopo la visita ufficiale del 23-28 maggio di Michelle Bachelet, Alto Rappresentante ONU per i diritti umani e ex-presidente del Cile, fortemente disapprovata per fare il doppio gioco per il Governo cinese come strumento occulto di propaganda. Alle domande dei giornalisti sulla possibilità di parlare liberamente con cittadini uiguri senza controlli delle autorità cinesi, Bachelet aveva risposto positivamente, ma successivamente nel 50° Consiglio dei diritti umani a Ginevra, la stessa Commissaria si è contraddetta dichiarando di non aver potuto parlare con nessuno dei detenuti uiguri né con le loro famiglie. Dolkun Isa, presidente di World Uyghurs Congress e Rushan Abbas, fondatore e Direttore di Campaigns for Uyghurs hanno scritto sul Washington Post: la scorsa settimana Bachelet ha affrontato la sua più importante prova e ha fallito miseramente. La sua visita in Cina ha minato 5 anni di sforzi da parte degli attivisti uiguri e degli altri alleati nella causa di dire al mondo cosa succede al nostro popolo; ha usato le stesse parole della Cina, che non corrispondono alle migliaia di testimonianze di sopravvissuti e famiglie della diaspora. Ha usato la falsa retorica di Pechino che definisce questa persecuzione come antiterrorismo e deradicalizzazione e non ha voluto visitare un solo campo di detenuti uiguri. Dure parole di condanna da parte dell’attivista uigura Rayhan Asat, che vive in esilio negli Usa e ha il fratello detenuto in Cina: Una parte di me è ancora incredula, la stessa Michelle Bachelet è una sopravvissuta alla tortura e ha aiutato la leadership dell’opposizione ad affrontare la dittatura e le violazioni dei diritti umani durante il regime di Pinochet. Quello che ho visto non è stato un Alto Commissario per i diritti umani.

Anche Le Monde e il VICE World News, con 37 ricercatori ed esperti della regione del Xinjiang hanno scritto che le note di Bachelet hanno ignorato e contraddetto il consenso accademico sulla repressione cinese delle minoranze etniche. Alla visita di Bachelet è seguita la richiesta di dimissioni da 230 organizzazioni per i diritti umani del Tibet, Mongolia Interna e Hong Kong e la settimana scorsa Bachelet ha annunciato le sue dimissioni.

Darren Byler, antropologo docente alla Fraser University di Vancouver, voce autorevole sullo Xinjiang dice: Quello che abbiamo oggi di fronte è un colonialismo che sostiene uno Stato capitalista e le grandi imprese, e spiega il modello coloniale disegnato da Pechino e fondato su 3 pilastri: espropriazione delle terre dei colonizzati e sfruttamento del lavoro; occupazione della colonia con l’invio di persone esterne e dominazione degli uiguri nelle istituzioni sociali, nel sistema scolastico, in quello religioso ma soprattutto nella famiglia, unità di base della società. È regressione della cultura, che taccia gli uiguri di essere arretrati, incivili, primitivi e seguaci di superstizioni, camuffate da pratiche religiose. I rituali di matrimoni e funerali sono visti come spazi di potenziale estremismo di inciviltà e arretratezza. Per questo i coloni convertono gli uiguri a uno stile di vita corrente, ad esempio celebrare un matrimonio in stile han, cioè laico, quindi moderno.

Le radici del conflitto nello Xinjiang possono essere capite solo approfondendo le politiche ufficiali e non ufficiali adottate dal PCC dirette all’assimilazione delle minoranze a un modello monolingue e monoculturale cinese, limitandone le espressioni culturali, accrescendo le tensioni nel territorio e alimentando spinte nazionaliste tra i movimenti locali separatisti. Nel febbraio 1997, una serie di proteste sfociò nel massacro di Ghulja, dove diversi manifestanti vennero incarcerati illegalmente; secondo i loro dati, almeno un centinaio di persone vennero uccise dall’esercito, con stime ufficiali limitate a 9 morti. Nella capitale Ürümqi bombe contro 3 autobus, fecero 15 morti, attacco rivendicato da gruppi di esuli uiguri e a luglio 2009, in risposta all'incidente di Shaoguan, scoppiarono violenti scontri tra uiguri e cinesi che provocarono 200 morti e più di 1500 feriti.

Ma il vero cambio di paradigma è stato l’11 settembre 2001, dopo gli attacchi alle Torri Gemelle, quando Pechino sfruttò la guerra al terrore per riformulare la repressione statale degli uiguri nello Xinjiang. Nell’immagine del PCC essi divennero terroristi islamici intrinsecamente cattivi, intrinsecamente pericolosi, intrinsecamente violenti per il solo fatto di essere musulmani. E la nuova formula funzionò così bene che Washington inserì il Partito Islamico del Turkestan nella lista di organizzazioni terroristiche. Così nasce la logica coloniale. Penso ci sia una fusione tra protesta e terrorismo, resistenza e terrorismo, e la definizione stessa di terrorismo ha una sua logica. Fa sì che le persone che sono bollate di terroristi vengano disumanizzate, trasformate in una categoria di esseri malvagi. Infatti lo Stato parla di terroristi islamisti come di un’infezione, di un cancro che si sta diffondendo nella popolazione e che va eliminato.

(consultazione:     e. zocca  – valigia blu; nel futuro: la cina e il genocidio degli uiguri- luglio 2021)

 

Inserito il:19/07/2022 12:54:12
Ultimo aggiornamento:19/07/2022 13:12:54
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