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Aggiornato al 22/01/2019

Ivan Konstantinovich Aivazovsky (1817 - 1900) – The Road to Gurzuf, Crimea - 1878

 

Eurovision 2016: Uno show politico per l’Ucraina?

di Paola Tinè

 

Il festival

L’Eurovision Song Context (ESC) viene fondato dall’Unione Europea di radiodiffusione come manifestazione musicale nel 1956.

E’ stato ispirato dal festival di Sanremo ed è il programma non sportivo più seguito al mondo. In esso partecipano adesso 42 stati.

Il Festival si è tenuto il 10 e il 14 maggio di quest’anno a Stoccolma e la vincitrice è stata l’Ucraina, con la canzone “1944” di Jamala. Al secondo e terzo posto si sono classificate l’Australia e la Russia.

Il testo della canzone di Jamala, come l’autrice afferma, è ispirato alla storia – che le avrebbe raccontato la sua bisnonna - della deportazione dei tatari di Crimea nel 1944, che Stalin avrebbe ordinato come punizione per la presunta collaborazione con il Reichskommissariat Ukraine, ossia il regime nazista presente in Ucraina tra il 1942 e il 1943.

 

La performance

La canzone vincitrice è stata accompagnata da una performance toccante, caratterizzata dai colori scuri dell’abito della cantante e della scenografia. Il canto e la recitazione ricordano il coro delle tragedie greche classiche e la drammaticità viene resa bene dal gioco di luci che creano un disegno floreale sullo stage.

 

Le problematiche sollevate

Subito dopo la vittoria, la cantante ha augurato la pace nel mondo.

In Russia però non sono mancate le proteste e molti hanno considerato l’Eurovision di quest’anno uno “show politico” dell’Ucraina, mentre dall’altro lato Poroshenko ha dato la sua benedizione alla cantante vittoriosa.

L’opinione pubblica ha subito notato che dietro il nobile gesto della Jamala ci sia la volontà di sottolineare come illecita l’annessione della Crimea alla Russia il 16 maggio 2014. In effetti, in una intervista rilasciata prima dell’esibizione, la cantante avrebbe dichiarato che questa canzone non sia solo un ricordo del passato, ma che anche tutt’oggi i tatari di Crimea vivano in un “territorio occupato”. Dietro la canzone ucraina all’Eurovision ci sarebbero, insomma, diversi motivi di tensione.

 

La situazione della Crimea

Secondo il censimento del 2001, la distribuzione dei gruppi etnici in Crimea sarebbe: Russi 58%, Ucraini 24%, Tatari 12%, altri &%.

Sebbene si sia inserita come reazione politica dall’aria piuttosto imperialistica alle manovre del governo di Kiev - antirusso e artefice del colpo di stato contro il presidente filorusso Yanukovich -, l’annessione della Crimea è in verità un atto avvenuto nel rispetto dell’opinione degli ucraini abitanti la Crimea. 16 mila militari russi avevano occupato il territorio della Crimea dieci giorni prima e poi con un referendum il 96 % della popolazione avrebbe votato per il passaggio alla Russia. La Crimea è quindi oggi de facto parte della Russia, ma ufficialmente parte dell’Ucraina.

 

Pareri contrastanti…Le votazioni del pubblico e della giuria

Il cantante russo, Sergey Lazarev, sembrava molto favorito dal pubblico fin dall’inizio e la sua performance era decisamente più spettacolare di quella della cantante ucraina, ma la conclusione dello spettacolo è stata diversa da quanto si immaginava.

Il nuovo sistema di voto, cambiato per la prima volta dal 1975, prevede che sia possibile vedere i singoli voti delle giurie di tutti gli Stati, ma non i singoli televoti del pubblico di ogni Stato (ogni Stato può esprimere un punteggio da 1 a 12). In questo modo, agli spettatori di Eurovision è saltato subito agli occhi che il voto della giuria Ucraina alla Russia è stato di 0 punti, come il voto della Russia all’Ucraina è stata di 0. Invece, se andiamo a controllare i dati dei voti del pubblico, dei civili russi e ucraini, osserviamo un dato molto interessante: i Russi hanno dato un punteggio di 10 all’Ucraina e l’Ucraina addirittura 12 alla Russia.

 

Perché la canzone dell’Ucraina è problematica

Bisogna precisare che non soltanto l’etnia tatara abbia subito le deportazioni staliniane, ma anche quella tedesca e quella italiana, insieme a molte altre. Nel 1942, infatti, i tedeschi etnici venivano deportati verso la RSS Uzbeka, la RSS dei Mari e la RSS Kazaka e in alcune aree della RSSF Russa. Nel 1942, di fronte all’avanzata della Wermacht tedesca, l’URSS di Stalin deportava gli italiani per evitare che appoggiassero le nuove forze naziste.

L’invasione nazista, in quegli stessi anni, ha significato per l’Ucraina un periodo di grandi atrocità, sebbene molti soprattutto nell’ovest siano divenuti collaborazionisti, sperando così di scampare al comunismo sovietico.

Nell’Ucraina contemporanea è oggi in corso una “Guerra della memoria”, cominciata già da alcuni anni, in cui i governi alternantisi, ora filorusso, ora antirusso, hanno ripreso ed, ora eroicizzato, ora demonizzato, i personaggi storici del problematico passato ucraino.

Con un testo esplicitamente anti-sovietico, il brano della Jamala si inserisce perfettamente nel contesto in cui il governo antirusso ha operato fino ad ora.

Inoltre, scrivere una canzone da destinare a un’audience mondiale sul tema delle deportazioni staliniane non è soltanto un motivo per il malcontento della Russia di Putin e uno strumento nelle mani del governo anti-russo per riaffermare l’odio per la Russia e per l’etnia russa, bensì una mancata verità su quello che sta accadendo in Ucraina adesso. Sebbene sia giusto ricordare le tragedie della storia e onorarne tutti i caduti, riprendere adesso un tale tema rischia di oscurare in maniera evidente quello che la gente in Europa sa sulla verità del conflitto civile in Ucraina.

A uno sguardo ingenuo, come sembra quello della cantante, la canzone ucraina non sarebbe che un inno alla pace e un tributo all’etnia dei tatari di Crimea, affinché non siano mai dimenticati. Ma le cose non sono così semplici, e anche la Jamala dovrebbe saperlo o forse lo sa.

In Ucraina dell’est, nell’area del Donbass, è in corso una guerra civile, cominciata dopo la rivolta apparentemente democratica dell’Euromaidan.

Da aprile 2014, si contano nel conflitto 9300 morti e un milione e mezzo di sfollati- rimasti senza casa dopo i bombardamenti- la maggior parte dei quali hanno trovato rifugio in Russia. Lo scontro nelle aree dell’est ha alla sua origine un sentimento autonomista o, in alcuni casi estremi, separatista, che caratterizza l’etnia russa.

All’origine della guerriglia ci sarebbe la mancanza di ascolto da parte del governo delle richieste dei civili, insieme alle politiche mirate ad affermare l’etnia ucraina e a svalorizzare quella russa, considerata come un retaggio della storica occupazione comunista.

Se è vero che alcuni separatisti estremisti sarebbero artefici di atti più o meno aggressivi come la formazione delle Repubbliche –non riconosciute da Kiev- di Doneck e Lugansk a seguito dell’occupazione dei palazzi regionali, è anche vero che la repressione operata in queste aree dal governo centrale è di una violenza inaccettabile. Il governo di Poroshenko non ha infatti esitato a bombardare ripetutamente le aree del Donbass, radendo completamente al suolo scuole, città e ospedali e causando la morte di migliaia di persone. Ma di questo poco in Occidente si sa, a causa della scarsissima informazione che viene fatta girare su questa guerra.

 

Così si rischia di dimenticare che la guerra in Ucraina è un fatto presente

La Russia protesta, l’Ucraina antirussa esulta, ma quello che conta è che in Europa è il momento di aprire gli occhi sulla verità di una “guerra invisibile” che ha distrutto l’est del Paese.

La problematicità della questione è evidente a livello politico e diplomatico.

L’importanza della pace, della memoria e del diritto di parola rendono la canzone della Jamala più che legittima - sebbene la Russia protesti - ma il suo vero errore è il dimenticare il Donbass per parlare invece della memoria di un’etnia che al momento è in un territorio conteso e non occupato come lei dice.

 

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Inserito il:25/07/2016 11:11:33
Ultimo aggiornamento:25/07/2016 11:19:44
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