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Aggiornato al 21/05/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

George Russin (New York, 1910 – 2010) - Clowns Playing Cards

 

Il Cretinismo che avanza

di Tito Giraudo

 

Si affannano tutti a trovare vinti e vincitori della ultima tornata elettorale, io voglio occuparmi dei propiziatori.

Era il 1994 e un imprenditore della comunicazione vinceva le elezioni a sorpresa.

Nulla sembrava arrestare la gioiosa macchina da guerra di ochettiana memoria, eppure, Berlusconi, considerato dai poteri forti italiani un parvenu, vinceva a man bassa dopo aver imbarcato la lega di Bossi e, scandalo degli scandali, Alleanza Nazionale di Gianfranco Fini.

Gli “intellò” di sinistra, quelli che erano passati indenni dai fatti di Ungheria, dalla destalinizzazione, dalle rivolte polacche e infine dal crollo del muro di Berlino, insorsero come un sol uomo, dando inizio alla più forsennata battaglia che politica italiana avesse mai visto, durata oltre un ventennio.

Un’intellighenzia progressista che aveva impiegato cinquant’anni a capire che il comunismo non solo era liberticida, ma non era riuscito manco a competere sul piano del benessere generale all’odiato capitalismo, si arrogò il diritto di salvare la Patria dal bieco invasore.

Non voglio però parlarvi di costoro, ormai defunti o in procinto, ma degli emuli, cioè coloro che salirono su quel tram e, fregandosene del responso elettorale, hanno sostenuto una delle più cruente battaglie politiche spaccando letteralmente l’elettorato in due.

Gli emuli, sono gli opinionisti progressisti che hanno affiancato le varie declinazioni dell’ex PC e poi del PD di Veltroni che, come “il mai nato”, non fu mai comunista.

I cavalli di battaglia dell’antiberlusconismo sono stati: il conflitto di interessi, la magistratura che si accorse dell’esistenza del cavaliere tutto di un colpo e infine, la vita privata del medesimo.

Non voglio sostenere che non esistessero i motivi per un attacco su questi temi, ma voglio parlarvi della sindrome antiberlusconiana che ha finito, non solo ad indebolire Berlusconi ma col distruggere la stessa sinistra.

Per capire costoro, occorre ancora fare un passo indietro.

Prima della battaglia delle battaglie, ci fu la guerra ai socialisti. Per intenderci, quelli che non erano più gli utili idioti del PC, ma i craxiani che, nonostante contassero poco elettoralmente, seppero incunearsi tra la DC e il PCI. Craxi riuscì a governare l’intera legislatura, cosa mai avvenuta prima.

Contro Craxi si scatenò la guerra incrociata dei Democristiani e dei Comunisti. Non potendolo attaccare sul piano politico, perché Craxi non era un Socialdemocratico ma un Socialista alla Mitterand, anche se purtroppo, non perfettamente in linea a quello che fu il revisionismo berlingueriano, il quale, nel frattempo, stava conquistando un po’ tutti, compresi quei giornalisti d’area socialista come i Biagi e i Bocca.

Scalfari poi, che con i quattrini dei socialisti avrebbe dovuto fare un giornale progressista, con Repubblica, fece essenzialmente un giornale anticraxiano, arrivando addirittura a sponsorizzare colui che l’avvocato chiamò “l’intellettuale della Magna Grecia”: Ciriaco de Mita.

Fu l’anticipazione di quanto avviene oggi: tra Berlusconi e Salvini non si esita a scegliere il leghista.

Ricordo perfettamente gli articoli di Bocca che stigmatizzava, non solo i comportamenti libertini di De Michelis ma pure la presunta festa per l’ipotetico raggiungimento di un miliardo di depositi in banca di un esponente socialista valdostano, di cui non faccio il nome perché era un mio amico.

Fu ovvio che quando la magistratura si scatenò, l’opinione pubblica era già preparata e da qui alle monetine il passo fu breve.

Grazie a costoro se Berlusconi ci ha rimesso i diritti civili, Craxi ci rimise la pelle in quel di Hammamet.

Anche in quell’occasione la sinistra, quella che si considera, pura e dura, si suicidò. Dopo la caduta del muro di Berlino, Craxi tese loro la mano auspicando un unico Partito Socialista. Fu respinto, prima dalla allora dirigenza post berlingueriana e poi da mani pulite, liquidando definitivamente, non solo Sansone ma anche i filistei democristiani, lasciando sul campo, appunto, la gioiosa macchina da guerra.

Sovente gli italiani sono sprovveduti e politicamente disinformati ma non al punto di non capire che filistei erano pure Ochetto e company e quindi fu un plebiscito per il cavaliere rampante.

Ho raccontato l’epopea craxiana perché, se i nostri cari sinistri (di nome e di fatto) avessero fatto tesoro di quell’esperienza, avrebbero combattuto Berlusconi sul piano politico e non su quello personale e giudiziario creando “il mostro”.

Eppure, ci furono le condizioni perché il nostro diventasse un paese politicamente normale. Si erano creati due blocchi: uno moderatamente di sinistra, uno moderatamente di destra, cosa del tutto in linea con gli scenari europei di cui ormai facevamo parte.

La previsione, tra l’altro, che il Berlusconismo era un attentato alla democrazia mai si avverò in quanto per un ventennio Centro destra e Centro sinistra si alternarono al governo.

Lo scandalo Berlusconi sarà tutto mediatico.

Prima partì la corazzata Rai, di nuovo i Biagi e i Bocca, questa volta coadiuvati dalle nuove leve: i Santoro e i Travaglio a cui si unirono, più o meno, tutti i giornali cosiddetti indipendenti con in testa sempre Repubblica.

Che tutta “sta” gente, sgatta, sgatta, fossero dei ciula, lo dimostra il fatto che il Berlusca nonostante tutto (compresi i suoi non pochi sbagli), fosse sempre in sella fino ad arrivare alla non vittoria di Bersani: lui sì filosofo della Magna Emilia.

A tutti costoro si aggiunse un comico che con l’aiuto di un informatico mise in piedi quella compagnia di giro che sono i 5Stelle, partiti a sinistra e approdati alla destra non di Berlusconi ma quella molto più di destra salviniana con il plauso di tutti gli opinionisti progressisti.

L’ultima impresa di costoro, quella che sta liquidando la sinistra, come l’abbiamo sempre conosciuta è l’antirenzismo.

Questo è un fenomeno da analizzare al di là dei difetti dell’uomo, che ci sono, ma non sono stati certo determinanti per i suoi nemici.

Renzi ha conquistato il PD ponendosi come rottamatore della vecchia classe dirigente, suscitando simpatie, non solo all’interno della sinistra, ma anche del campo avverso, dove anche lì forse si sognava un po’ di rottamazione.

Renzi, che sovente è improvvido ma non scemo, capì che rottamare gli uomini non bastava ma occorreva rottamare le idee, cercando di capire quanto di buono esprimesse Berlusconi (e vedete di non scandalizzarvi).

L’alleanza del Nazareno non la inventò Renzi ma Napolitano e Letta, tuttavia quella era un’alleanza solo di comodo e provvisoria. Letta è un “Democristianone” alla Aldo Moro, di quelli che si alleano per addormentare il partner e Napolitano un vecchio stalinista.

Renzi è di tutt’altra pasta.

Di fronte al tentativo di spostare l’asse ideologico della sinistra, si è scatenata la stessa guerra del ‘94 contro Berlusconi. Nasce il Renzusconi, nonostante che il Matteo, tutt’altro che una brava persona in politica, dimostrasse chiaramente di voler rubare uomini ed elettorato al Cavaliere che, nel frattempo, aveva subito l’ultimo e definitivo attacco della Magistratura.

In un mio precedente articolo sul ‘68, ho cercato di spiegare come i reduci di quella stagione avessero occupato, non solo la magistratura ma soprattutto le redazioni dei giornali e delle televisioni comprese quelle berlusconiane. Sconfitti nelle assurde elucubrazioni “paragramsciane” i sessantottini si rifugiarono in un “pansocialismo” scalfariano, un pensiero unico, per cui tutto quello che sosteneva la destra era sterco e il solo tentativo di dialogo: un obbobrio.

Come sempre succede quando si odia, l’amore si trasferisce anche inconsapevolmente su altri, questi altri sono stati i grillini, che dopo un primo periodo di non esposizione ai media, hanno capito che solo con i media si vince veramente, diventando spettacolo di punta nel circo mediatico.

Nel frattempo la corazzata Rai era diventata un gommone sgonfio e all’orizzonte, c’era la portaerei La7 che, facendo incetta dei giornalisti di viale Mazzini, metteva in piedi il più grande attacco all’interno della sinistra, minando il Renzismo, naturalmente senza trascurare Berlusconi.

Insomma per farla breve, piuttosto che l’inciucio “renzusconiano” era meglio sdoganare un movimento che, nato a sinistra, si stava platealmente spostando verso un populismo senza connotazione, né di destra, né di sinistra come da loro dichiarato, che si stava rimangiando anche quei “diritti civili”, unico vero riformismo per una certa sinistra. Renzi voleva condizionare i Sindacati, ebbene, i Grillini li dichiarano obsoleti, finiti.

Il vero capolavoro però, è stato l’aver propiziato la bocciatura del referendum costituzionale, non perché non piacesse, almeno alla parte meno idiota di costoro, ma perché si doveva punire l’arroganza di Renzi.

E veniamo ai giorni nostri: Il PD è KO, Berlusconi non sta meglio. Quindi l’obbiettivo dei clown mediatici è raggiunto. Uso la parola clown perché la loro gioia nell’apprendere che Salvini sta per fagocitare l’odiato Cavaliere ormai ottuagenario, è tale da farlo considerare, lui di estrema destra, il nuovo che avanza.

Siamo al cretinismo sfrenato.

P.S. Il Cavaliere con 35.000 dipendenti aveva il conflitto di interessi. I grillini ce l’hanno con un’azienda di 35 che controlla tutti gli strumenti del partito. Il tutto senza che nessun commentatore progressista abbia da ridire.

 

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Inserito il:27/03/2018 17:45:52
Ultimo aggiornamento:08/04/2018 11:07:58
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