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Aggiornato al 21/09/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Luca Barberini (Porto Corsini, Ravenna, 1981 - ) - Folla (2009) - Particolare - Mosaico

 

C’è del buono in Danimarca!

di Gianni Di Quattro

 

La riflessione nasce dalla Presidenza Trump negli Stati Uniti. Donald Trump è un personaggio invaso da un furore che si può considerare fanatismo e che tende a distruggere tutto ciò che è stato fatto prima di lui, abituato a prevaricare, ad essere ubbidito, a cambiare di continuo collaboratori che lui considera al suo completo servizio pronti a caricarsi sulle spalle eventuali errori da lui compiuti e a rinunciare a qualsiasi merito in suo esclusivo favore.

Un uomo che non ha scrupoli dunque, non conosce la storia ed è sempre molto approssimativo su tutto, non valuta mai le conseguenze di una sua azione a media e lunga scadenza essendo interessato solo all’oggi. Ed ancora è una persona assolutamente non responsabile del suo ruolo di fronte al mondo e alla storia. Il suo successo è legato alla mediocrità del momento, alla sua incultura che gli permette di parlare un linguaggio povero e comprensibile e al suo operare esclusivamente senza alcuna visione sorretta da una qualsiasi ideologia.

Certamente rappresenta una pietra sul cammino della democrazia, intesa anche come strumento di solidarietà tra uomini appartenenti a diverse origini ed etnie, di rispetto per tutti a prescindere e di palestra per la evoluzione sociale e culturale.

Questa riflessione mi porta perciò a considerare l’occupazione, peraltro conseguita legittimamente, di una delle poltrone più importanti del mondo da parte di Donald Trump come un male per il suo paese e per il mondo intero, in conseguenza del riferimento politico ed economico, ma anche sociale, che il suo paese rappresenta. Perché credo nella democrazia e nei valori che in ogni caso hanno consentito certamente libertà e se non proprio giustizia ed eguaglianza, almeno la possibilità di poterle conseguire.

Ma così come c’era del marcio in Danimarca malgrado le apparenze, così ci può essere del buono nella azione e presenza di Trump in questo momento sulla scena internazionale. E questo può essere importante per il futuro.

Bisogna, per capire meglio, partire dalla considerazione che il mondo da parecchio tempo è nelle mani di conservatori egoisti che tendono a bloccare ogni evoluzione e che hanno fatto crescere a dismisura le diseguaglianze sociali nel loro interesse anche grazie allo sviluppo della tecnologia che ormai lega tutto il mondo in una rete di connessione inevitabile e che, oltre ad avere favorito la finanziarizzazione dell’economia, riesce a condizionare tutti gli uomini che mano a mano ne diventano prigionieri e che impone comportamenti, obiettivi e sistemi di vita manipolando fortemente sentimenti, emozioni e relazioni.

Quindi in ogni paese non ci sono più quasi le vecchie classificazioni sociali (e comunque vanno rapidamente scomparendo), ma un’élite molto ricca e potente e che di fatto influenza ogni potere e una massa non meglio definibile di persone, cioè gli altri tutti insieme anche se alcuni pensano di non esserlo, sempre più povera e condizionabile attraverso strumenti tecnologici e raffinati metodi di comunicazione, cioè sempre più preda dei professionisti della politica tecnologica, come forse oggi direbbe lo stesso Sciascia.

In questo contesto imbalsamato dal potere, un personaggio come Trump che si muove come un elefante in una cristalleria e che non ha rispetto per il passato così come non ha visione del futuro, può probabilmente provocare qualcosa di buono, certamente qualche scossone per consentire modifiche e ripensamenti delle situazioni.

Infatti, la revisione di vecchi accordi commerciali ormai obsoleti e che non tengono conto di nuove realtà politiche, come la Cina per esempio, non è una cattiva iniziativa, così come la ripresa di tanti temi e situazioni che andavano avanti nella muffa e con la parola d’ordine dei governanti principali di non toccare ciò che è in equilibrio e nella storia.

Così va bene riprendere a parlare di certi temi come la Nato e il Medio Oriente, la Russia e la Corea del Nord, l’America Latina e i rapporti tra Europa e America. In altri termini, di riprendere a parlarne in modo nuovo senza pregiudizi e non per aggiungere una clausola o un emendamento, ma per confrontare tutto con il futuro al di là del ruolo avuto nel passato.

Lo stimolo Trump, magari negativo, è utile per capire che il mondo ha bisogno di altri assetti e altri trattati al posto dei vecchi obsoleti e Trump, in modo cosciente o incosciente, questo ruolo lo sta giocando.

Questo succede in quel grande paese che sono gli Stati Uniti d’America, ma succede anche da noi con il successo dei populisti, rappresentati prevalentemente dai principali vincitori delle ultime elezioni politiche.

I populisti sono quelli che dichiarano “uno uguale uno”, cioè tutti siamo uguali e tutti possiamo fare tutto. In questo modo negando valore al merito, alla competenza, alla professionalità, allo studio, in pratica un nuovo e più violento, perché più subdolo, ‘68, che rischia di portare il mondo sulle spiagge violente dell’homo homini lupus.

Il populismo è la negazione, dunque, della democrazia perché il popolo non sempre ha ragione e la rappresentatività serve proprio per questo e cioè ad equilibrare certe volontà popolari pericolose, così come è sempre stato ed ancora lo può essere.

Il populismo è, inoltre, la strada verso il fascismo che è appunto basato su questo valore, inteso come forma di regime dittatoriale capace di non cambiare sostanza nel tempo anche se si presenta in forme diverse come dimostrano le esperienze degli anni 30 in Italia e in Spagna, quelle più recenti di Argentina e Cile o quelle ancora attuali della Turchia e degli ex paesi del mondo sovietico. Il fascismo è, infatti, basato su un capo che si rifà direttamente al popolo scavalcando strutture e filtri di ogni genere e servendosi di collaboratori complici per interesse o per paura.

E allora questi populisti sono certamente pericolosi per il futuro del paese e per le nuove generazioni anche perché tendono a comprimere cultura ed a reinterpretare i concetti di bellezza, libertà e rispetto sociale. Ma in questo momento tuttavia e data la situazione sociale del paese, caratterizzata da profonde ingiustizie e da privilegi sparpagliati e condizionati da sistemi che favoriscono sia i clan di parenti e amici e sia i gruppi che consentono le rielezioni dei soliti candidati in modo da eliminare il turnover e trasformare così la democrazia in un regime consolidato e continuo, una specie di democrazia addomesticata, l’utilità di questi agitatori sociali, come possono anche essere connotati, può essere importante per consentire di rivedere apparati e strutture completamente arrugginiti e non più rispondenti agli scenari nuovi del mondo.

La mia riflessione porta a dire, in conclusione, che sarebbe meglio che Donald Trump non fosse il Presidente degli Stati Uniti e che la sua permanenza in quel ruolo speriamo sia solo temporanea e breve, ma che comunque la sua azione sta rappresentando un pungolo per riprendere il cammino del pensiero e della costruzione del futuro a livello mondiale e ricomincia a stimolare pensatori e non solo economisti. È questo può essere molto positivo.

E la stessa considerazione in Italia formulo per questi populisti sperando in un ravvedimento popolare difficile ma possibile, e comunque ho la sensazione che anche grazie a loro si potrà forse realizzare un turnover della classe politica e la revisione formale e strutturale del sistema legislativo del paese. Forse ciò che non è riuscito a qualche avventuroso (maltrattato ingiustamente come capita a molti pionieri) nel recente passato nel nostro paese potrebbe riuscire ad altri che riescono a farlo in nome del popolo (naturalmente si fa per dire, ma la strategia è moderna e funziona per cui il fine può giustificare i mezzi).

Il male transitorio dunque può aiutare l’arrivo del bene sempre, purché la transizione sia breve, perché stimola a studiare e preparare il futuro. Infatti, il futuro non arriva sempre in modo automatico, tanto è vero che capita ad alcuni di pensare di essere nel futuro mentre stanno ancora attraversando il passato.

 

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Inserito il:02/05/2018 22:59:23
Ultimo aggiornamento:02/05/2018 23:14:20
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