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Aggiornato al 24/11/2017

Patricia Couton (Belgio, Contemporanea) - Grande Place Bruxelles

 

 

Gli eroici populisti

di Tito Giraudo

 

Oltre alla cosiddetta post-verità, in questi giorni abbiamo scoperto il post coraggio.

I grandi capi del Movimento separatista catalano, di fronte alla possibilità di finire in galera, hanno preferito la fuga abbastanza ingloriosa.

Sono finiti i tempi dei vecchi cospiratori liberali, marxisti, fascisti e antifascisti. Quelli sì, predicavano la loro rivoluzione, poi quando andava male, mostravano il petto e se non potevano vantarsi del plotone d’esecuzione, sicuramente facevano un vanto della galera.

Alcuni di loro, dopo la galera e il confino, diventavano grandi pensatori e grandi politici al di là persino dei reali meriti. Questi, mi sembrano dei “bamboccioni”.

Nell’epoca della realtà virtuale e delle battaglie politiche fatte su face-book, la dimensione fisica è scomparsa. Si possono imbonire le folle ma poi, quando queste ti prendono sul serio lottando per le post-verità propagandate, di fronte alla conseguenza che chi non è d’accordo con te non si muove sul piano virtuale ma reale: “gambe in spalla”.

I nostri rivoluzionari da salotto degli anni settanta, avendo scarsi mezzi comunicativi per le loro utopie, entrarono in clandestinità (che è sempre meglio della galera). Vero che interrompevano la guerriglia per andare in ferie al mare, tuttavia non fu il coraggio a latitare.

I “libertador” catalani, sono dei borghesi velleitari mescolati con borghesi ultrasinistri, un po’ come lo erano stati i “libertador” socialisti e comunisti del biennio rosso. Non avendo più da promuovere una rivoluzione anticapitalista, questi si sono buttati sulla secessione dallo Stato centrale, anche perché: essere Presidenti del Consiglio è molto più appagante di essere Presidente della Regione. Se avessero parlato con Salvini, questi gli avrebbe spiegato che è molto meno rischioso fare il voltagabbana, piuttosto che incaponirsi sul nazionalismo degli Stati da operetta in questo mondo globalizzato che loro odiano tanto, ma che lui non odia più.

Adesso, dalla Grand Place di Bruxelles attendono le elezioni, chiameranno sicuramente i loro fans (adesso si che saranno veramente virtuali) a rivotarli tanto da tenere in piedi l’idea che tutto il popolo catalano vuole la secessione. Peccato che quelle elezioni non saranno un referendum pro o contro, ma semplici elezioni regionali dove chi governerà la Catalogna, non scaturirà dalla maggioranza degli elettori ma dai normalissimi giochi post elettorali, così come era avvenuto nella precedente consultazione.

Mi pongo una domanda: ma che razza di politici sono questi autonomisti catalani che hanno trascinato quasi la metà del Paese al salto nel buio? Come potevano pensare che lo Stato Centrale, di destra o di sinistra che fosse, avrebbe pacificamente abdicato solo perché la mobilitazione di piazza degli indipendentisti era più rumorosa di quella degli anti indipendentisti? Come potevano pensare che l’Europa, l’Inghilterra post brexit, avrebbero assecondato una spinta che conoscono da vicino e che hanno domato non da molti anni. Ma a qualche economista non partigiano, avranno mai commissionato uno studio sulle conseguenze economiche, oppure hanno guardato alla Svizzera o al Lussemburgo, magari a Montecarlo o meglio a San Marino?

La crisi economica avrà provocato tanti disastri economici ma non sta ancora finendo di provocane sul piano politico. La miscela “crisi-media-rete”, ha creato una classe di imbonitori diversa dagli antichi, non tanto perché alla fine prevarranno, quanto perché con una politica in profonda crisi, dal momento che alle vecchie ideologie non si sono sovrapposte, non dico altre ideologie, ma anche solo nuove idee, hanno gioco facile. Per questo, possiamo dare una spiegazione ai successi temporanei dei novelli “masaniello”.

Eppure la lezione greca con Tsipras che trascina le folle e poi, quando queste trovano i Bancomat chiusi, pavido si inchina a Frau Merkel, poteva fare scuola.

Noi italiani, comunque siamo più fortunati. I nostri leader imbonitori il coraggio vero non l’hanno mai dimostrato.

Prendiamo Grillo: è partito con il coraggio del comico, per il quale i rischi sono pari a zero perché si può dire ciò che si vuole, o sputtanare chi si vuole, o peggio propagandare le bufale che si vuole, ma avrai sempre l’immunità diplomatica che i Paesi democratici (e un po’ ciula), riservano ai guitti, soprattutto se piacciono e sono utili ai cosiddetti progressisti, i quali essendo politicamente corretti, senza se e senza ma, delegano il politicamente scorretto ai comici o a giornalisti, sovente ancora più comici dei comici.

Tornando a Grillo, a differenza dei suoi omologhi in giro per il mondo, con saggezza tutta italica, pavido lo è stato da subito, ritagliandosi il ruolo di garante (di che?) in un movimento che a mio parere ha fatto della cosiddetta post-verità e del populismo, un marchio di fabbrica. Tuttavia, lui a Bruxelles ci ha messo la residenza stabile, nel senso che quando qualcuno ha cercato di incastrarlo per cose da codice penale scritte sul Blog, ha dichiarato (e sarà senz’altro vero) che il Blog Grillo non ha nulla a che fare con Beppe Grillo, che quindi può scrivere ciò che vuole sul Blog Grillo senza nemmeno avere la responsabilità di un direttore della più modesta e provinciale testata cartacea. Che dire poi dei cambiamenti di linea, di uomini, persino di idee che come una biscia adatta ai tempi e alle necessità anche personali?

Agli italiani è vero che della coerenza non frega nulla. I veneti votano (loro sì) a stragrande maggioranza per l’autonomia fiscale, mentre il loro leader va in Sicilia a lisciare il pelo a chi vuole l’autonomia (non fiscale, poiché il gettito latita da quelle parti), di spesa dei soldi versati dagli altri, compresi i Veneti che ci auguriamo non siano gelosi di quel tipo di modello ma se mai di quello del Trentino Alto Adige.

Sono convinto che Puigdemont non conosce l’Italia, soprattutto i politici italiani. Diversamente non si sarebbe messo nei guai e in questo momento a Bruxelles non sarebbe impegnato in assurde conferenze stampa ma alla frequentazione di quei deliziosi ristorantini che servono frutti di mare.

Là, dietro la Grand Place.

 

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Inserito il:02/11/2017 19:07:39
Ultimo aggiornamento:02/11/2017 19:15:25
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