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Aggiornato al 16/12/2018
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Paul Klee (1879 - 1940) – Fire in the evening - 1929

La vexata quaestio degli incarichi ai pensionati nella P.A.


Uno dei primi pensieri del Presidente Renzi, in pieno stile “rottamatore”, è stato quello di preoccuparsi che ai lavoratori in quiescenza non venissero più affidati incarichi nell’ambito della Pubblica Amministrazione. In pratica, il personale in servizio, anche se gode di lauti stipendi, può cumulare doppi e tripli incarichi, basta che questi siano autorizzati dall’Amministrazione di provenienza. I pensionati, invece, anche se del settore privato, non possono rientrare dalla finestra, dopo essere usciti dalla porta, pur se “godono” di una pensione ai minimi termini.

Per ottenere questo bel risultato, ci è voluto tutto l’impegno del Ministro della Funzione Pubblica, Marianna Madia, che con la recente Riforma della Pubblica Amministrazione, varata addirittura con un decreto legge (n. 90 del 2014), ha introdotto il divieto di affidare a pensionati incarichi dirigenziali o di consulenza, se non a titolo gratuito.

Di fronte al grido di dolore degli “amici degli amici”, però, sin dall’inizio le norme sono state adattate ed eluse, in base al “calibro” dei personaggi coinvolti.

Nei primi mesi dell’applicazione della legge, è stato così “salvato” il 76enne  Piero Gnudi, ex ministro ed ex presidente di Enel e dell’Iri, nominato commissario dell’Ilva dopo l’approvazione della legge. Anche tutti gli altri boiardi di Stato in pensione, ma insediati da anni su nuove poltrone sono riuscite a conservarle: dall’ex ambasciatore Giovanni Castellaneta, presidente della società pubblica di assicurazione del credito SacePietro Ciucci, presidente dell’Anas. Anche Tiziano Treu, ex ministro e padre dell’omonimo pacchetto sul lavoro interinale, fu scelto per guidare l’Inps, a legge emanata.

Una menzione a parte merita un illustre collega della carta stampata, Giovanni Valentini, che con grande furbizia, si accontentò di un incarico da semplice funzionario, alla corte del Presidente dell’Antitrust, in qualità di portavoce, facendosi assumere con contratto a tempo determinato.

Tuttavia, col passare dei mesi, la pur esperta ministra Madia, si deve essere accorta che le maglie della riforma, almeno per quanto riguarda il conferimento di incarichi a lavoratori collocati in quiescenza, erano effettivamente troppo strette.

Ecco dunque la circolare n. 4, del 10 novembre scorso, che ha, di fatto, allentato le disposizioni contenute nell’art. 5, comma 9, del decreto legge n. 95/2012, modificato dall’art. 17, comma 3, della legge 124/2015.

Innanzitutto viene cancellato il limite di durata annuale degli incarichi a titolo gratuito e il divieto di proroga o di rinnovo.

Se poi tali incarichi sono stati affidati prima della data del 28 agosto 2015, di entrata in vigore della legge 124/2015, essi avranno la naturale scadenza prevista in origine ma le amministrazioni potranno, anche prima, revocarli e conferirli nuovamente per una durata superiore.

Quanto agli incarichi dirigenziali, la circolare ribadisce che non possono essere conferiti a soggetti collocati in quiescenza che hanno compiuto i 65 anni di età. E’ fatta salva, però, la possibilità di affidarli a soggetti che, pur collocati in quiescenza, non abbiano ancora raggiunto tale età.

La sospirata Circolare della Ministra, si conclude con un’interessante e del tutto nuova precisazione, in merito all’ambito di applicazione del divieto in questione. Sono infatti, per la prima volta, espressamente escluse dal divieto “le nomine dei componenti di organi o collegi di garanzia, nonchè gli incarichi in organi consultivi”.

Come la mettiamo, ora, con le esclusioni operate fino a ieri – ad esempio – dai Consigli Regionali nelle procedure di nomina dei membri dei Comitati Regionali delle Comunicazioni, organi di garanzia territoriali collegati con l’AGCOM? Ai posteri (o ai TAR?) l’ardua sentenza.

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Inserito il:18/11/2015 10:11:27
Ultimo aggiornamento:07/12/2015 20:38:00
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