In questo sito utilizziamo dei cookies per rendere la navigazione più piacevole per i nostri clienti.
Cliccando sul link "Informazioni" qui di fianco, puoi trovare le informazioni per disattivare l' installazione dei cookies,ma in tal caso il sito potrebbe non funzionare correttamente.Informazioni
Continuando a navigare in questo sito acconsenti alla nostra Policy. [OK]
Aggiornato al 21/03/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Giacomo Balla (Torino,1871 - Roma,1958) - Profondità dinamiche - 1913

 

I vitalizi dei parlamentari

di Giorgio Panattoni

 

La questione della abolizione dei vitalizi presenta molti risvolti che riguardano tutti i cittadini e non solo i parlamentari, e riveste valenza politica rilevante.

Non sfugge ad alcuno l’ assurda rincorsa a farsi titolari del provvedimento per non lasciare spazio demagogico a un altro partito, nella fattispecie PD e 5 STELLE. Si sente l’acre profumo delle elezioni che si avvicinano e gli scontri si fanno ancora più strumentali.

Vediamo di analizzare la questione con la massima neutralità possibile.

Primo punto. Il Parlamento ha il diritto di fare leggi che regolamentino i regimi retributivi immediati e futuri dei propri rappresentanti, come di tutti gli altri cittadini. Quindi, senza entrare nel merito, ok alla abolizione dei vitalizi e ricalcolo con il metodo contributivo. Questa legge c’era già e quindi nessuna sorpresa. Ovviamente riguarda i regimi futuri, cioè dalla decorrenza in entrata in vigore della legge, come per tutte le leggi della repubblica.

Questa è una norma sacrosanta, a tutela dei diritti di chi viene sottoposto a vincoli che non preesistevano e ai quali gli interessati possono reagire con decisioni e comportamenti adatti. Ad esempio, nel caso specifico, ricorrendo a regimi di pensioni integrative, oppure rimodulando la quota a carico del soggetto vincolato da prelevare sulle sue spettanze. Tutte cose che non si possono fare se si applica la legge retroattivamente.

Secondo punto. Non esiste in diritto la possibilità di retroazione della norma.

Per fortuna. Pensate ad esempio al regime di punizione carceraria per un delitto che non la prevedeva o alle pene per l’uso del telefono cellulare in auto e alla loro applicazione per fatti commessi anni fa!

Oppure al permesso di entrata negli USA ridotto oggi da Trump applicato a chi è entrato due o tre anni prima!

Si stravolgerebbe l’assetto di diritto di tutti i sistemi.

Non vi sarebbe più alcuna certezza.

Ma così non è, per motivi squisitamente di opportunità politica, per i vitalizi dei parlamentari.

La cosa assume caratteri di grande pericolosità per il possibile (e ragionevole) ampliamento della applicazione della nuova norma fuori dall’ambito parlamentare. Del resto una legge è riferimento autorevole.

Abolire i vitalizi per i parlamentari cessati dal mandato e passare al metodo contributivo è come ricalcolare tutte le pensioni erogate a tutti i cittadini con sistemi diversi da quello contributivo, con ciò ledendo i diritti acquisiti dei soggetti sottoposti a tale ricalcolo.

Pensate al caos che ne deriverebbe e alle conseguenze spaventose che ne deriverebbero.

Del resto l’INPS nella sua nuova gestione ci sta pensando da un po’. Ne fa fede l’indagine con la quale ha certificato che “Il 98% delle pensioni del Fondo Volo (piloti, hostess e tecnici) sono più alte rispetto all’importo che si sarebbe percepito sulla base dei contributi versati.”

Perché non cambiare? Si risparmierebbero un po’ di soldi.

Si sono sentite dichiarazioni sciocche e superficiali, tipo tutti i cittadini devono essere uguali e sottoposti ai medesimi regimi. Può essere accettabile per il futuro ma non per il passato, perché i cittadini erano (e sono) molto diversi uno dall’altro. Pensate ai regimi pensionistici dei giornalisti o dei piloti di aereo! Per non parlare delle clausole contrattuali in caso di rescissione del contratto per i managers d’impresa.

Oppure tutti i dipendenti pubblici devono avere lo stesso trattamento. I parlamentari sono dipendenti pubblici? Provate a toccare i benefici acquisiti di un dipendente pubblico, è già difficilissimo per il futuro, ma è certamente impossibile per il passato.

Tra l’altro questi regimi sono stati tutti frutto di accordi sindacali a suo tempo sottoscritti dalle parti, che oggi non avrebbero più alcun valore. Pensate, per il passato. Cioè, ad esempio, chi ha usufruito di cassa integrazione deve restituire il sussidio ricevuto perché quel regime non vale più.

E con quale diritto si fa una operazione del genere?

Mi viene in mente un esempio, è come se lo Stato decidesse che poiché oggi i rendimenti dei buoni del tesoro sono dell’1-2% si ricalcolassero anche quelli passati che erano magari del 7-8%!

Insomma, davvero una decisione sbagliata e molto pericolosa.

E di poco conto, pensando alla quantità di risorse erogate. Ma ovviamente il peso politico è tutt’altra cosa, così come la punta dell’iceberg che si profila nelle nostre acque sempre troppo agitate.

Se si vuole colpire i vitalizi più sostanziosi del passato ci sono altri strumenti, tipo i contributi di solidarietà da applicare sopra certi importi, o similari. Ma questi provvedimenti sono forse impopolari o troppo di sinistra.

E poi, se davvero si volessero introdurre criteri di uguaglianza tra i cittadini, perché non abolire la immunità parlamentare, davvero poco comprensibile soprattutto in condizioni di alta corruzione come quella attuale?

Però anche questa volta, per carità, solo per il futuro!

 

Scarica l'articolo in PDFgenera pdf
Inserito il:28/07/2017 18:12:46
Ultimo aggiornamento:28/07/2017 18:24:06
Condividi su
Ho letto e accetto le condizioni sulla privacy *
(*obbligatorio)
ARCHIVIO ARTICOLI
nel futuro, archivio
Torna alla home
nel futuro, web magazine di informazione e cultura
Questo sito utilizza cookies.Informazioni e privacy policy
yost.technology