In questo sito utilizziamo dei cookies per rendere la navigazione più piacevole per i nostri clienti.
Cliccando sul link "Informazioni" qui di fianco, puoi trovare le informazioni per disattivare l' installazione dei cookies,ma in tal caso il sito potrebbe non funzionare correttamente.Informazioni
Continuando a navigare in questo sito acconsenti alla nostra Policy. [OK]
Aggiornato al 19/10/2018

Ciel Bergman (Berkeley, California, 1938 – 2017) – Late Signal #7

 

Segnali

di Gianni Di Quattro

 

Il governo del cambiamento, così come lo chiamano i fautori dello stesso, è partito tra gli applausi di una gran parte della popolazione del nostro paese ed adesso si deve capire cosa significherà questo cambiamento per la nostra società. Perché, come è evidente, si può cambiare in tutte le direzioni e quindi la definizione di cambiamento ha bisogno di una qualificazione, da sola non può essere sufficiente. Non possiamo ipotizzare con certezza la direzione, possiamo formulare ipotesi e capiremo tutto, nel bene o nel male, strada facendo, come si suole dire. Per il momento possiamo dire che l’aria che traspira dal famoso contratto di governo (che poi contratto non è, ma questo è solo una piccola lacuna di conoscenza) non è un’aria che guarda al futuro e, invece, si concentra sul presente non preoccupandosi di trasmettere una visione di come vorremmo o potremmo essere. Il populismo, infatti, dicono che si dedica a risolvere i problemi come vuole la gente senza preoccuparsi di generazioni e tempi futuri. Inoltre, la composizione del governo lancia alcuni segnali che, se si vuole, si può tentare di interpretare.

Nel governo il Ministero che si fa carico dei rapporti con il Parlamento si qualifica anche come responsabile della democrazia diretta (nome che compare per la prima volta nel nostro apparato istituzionale). In un paese dove vige la democrazia parlamentare o rappresentativa, salvo qualche referendum che si svolge di tanto in tanto e peraltro con tante limitazioni, che significa? È un suggerimento di uno dei patron del movimento e cioè Davide Casaleggio, continuatore della predicazione paterna di questa forma di democrazia destinata a sostituire quella rappresentativa anche grazie allo sviluppo della tecnologia? È solo un segnale buttato lì per vedere l’effetto che fa, come diceva il grande Jannacci?

Il Ministero per il Sud è giustificato dalla necessità di dare maggiore attenzione a questa parte di Italia che pare avviata verso forme sempre più impressionanti di degrado e sempre più lontana dal resto del paese? Ma ricalca la struttura di governi del passato, dove compariva il Ministero per le Colonie. Perché l’attenzione del Sud non può essere demandata ad un gruppo di persone incaricata di raccogliere esigenze e di risolvere casi personali o collettivi, macroscopici o di poco conto. Questo modo di procedere è stato sperimentato nel passato, sono state anche allocate risorse che però hanno fomentato clientele e corruzioni (chi non ricorda la Cassa per il Mezzogiorno ad esempio), in altri termini così presentata la cosa sembra quasi un centro di coordinamento elettorale piuttosto che un modo per un significativo intervento che può essere effettuato solo in termini globali. L’affidamento poi del Ministero al perito commerciale che è il diffusore della teoria economica per cui i condizionatori contribuiscono alla crescita del PIL spinge verso ulteriore riflessione. Sono segnali?

Il contenuto del progetto giustizia combinato con provvedimenti del Ministero degli Interni. Allungare le prescrizioni, estendere le intercettazioni, costruire nuovi carceri, irrigidire il sistema carcerario, ampliare le pene, punibilità dei reati senza limite, enfasi speciale alla legittima difesa, massima autonomia della magistratura sono alcuni capisaldi del progetto giustizia, mentre agli Interni si progettano altri capisaldi come potenziare le forze di polizia, espellere clandestini e irrigidire le concessioni di permessi, cancellare i contributi alle organizzazioni umanitarie che si occupano di accoglienza, stabilire norme che condizionano i regolamenti per l’assegnazione delle case, l’ammissione agli asili, eccetera prescrivendo priorità senza se e senza ma agli italiani (rovesciando un importante principio giuridico che regola il nostro diritto e cioè quello che guarda all’uomo e non al suo ceto o alla sua etnia). È un altro segnale?

L’assenza di progetti nell’area culturale, nei quali indicare scelte, linee di investimento, priorità e sistemi di gestione, marketing nazionale e internazionale del settore che è e può sempre più rappresentare uno dei punti attrazione e di fascino del nostro paese. Un segnale anche questo?

La mancanza di trattazione del ruolo della tecnologia, nessun accenno alle start up e a politiche che ne possano consentire lo sviluppo, nessuno accenno alla politica delle reti, nessuno spunto sulla politica delle Authority che sino a questo momento ha in qualche modo gestito il comportamento dei vari settori incluso quello energetico e della concorrenza di mercato (continuare così o cambiare visto che il governo si chiama del cambiamento e vista l’importanza strategica di questi settori per il futuro del paese). Sarà un altro segnale?

Il riesame dei grandi progetti in atto o allo studio nel paese considerati perlopiù come inutili (incluso la Tav tra l’Italia e la Francia), il togliere l’obbligatorietà ad alcuni consigli della comunità scientifica come per esempio il caso dei vaccini, sono certamente altri segnali.

La presenza di poche donne nella nuova compagine ministeriale, la scelta di un Presidente esperto di diritto privato mentre dovrà occuparsi prevalentemente di diritto pubblico, la mancanza di calcoli sui costi del programma contenuto nel contratto, l’alta presenza di personale totalmente inesperto cui sono affidati ministeri delicati e di importanza vitale vuole essere la dimostrazione pratica della teoria uno uguale uno (cioè il merito, la professionalità e le competenze non contano perché i risultati si raggiungono se si vogliono raggiungere e se si seguono le direttive del popolo) sono, infine, altri segnali sparpagliati qua e là?

La strategia verso l’Europa, la scelta di campo tra Occidente e Oriente, le politiche protezionistiche, fiscali e di assistenza a chi si trova sprovvisto di lavoro non sono segnali e sembrano essere per fortuna abbastanza chiari. Insomma, l’avventura è partita e speriamo di incontrare una buona guida come è successo per un nostro grandissimo antenato.

 

Scarica l'articolo in PDFgenera pdf
Inserito il:03/06/2018 17:14:21
Ultimo aggiornamento:03/06/2018 17:19:01
Condividi su
Ho letto e accetto le condizioni sulla privacy *
(*obbligatorio)
nel futuro, web magazine di informazione e cultura nel futuro, archivio
Questo sito utilizza cookies.Informazioni e privacy policy
yost.technology