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Aggiornato al 12/11/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Mino Maccari (1898 - 1989) - Raccolta Dux - Mussolini - 1943

 

Fascismo: Origini

di Tito Giraudo

 

La nascita ufficiale del Fascismo fu nel 1919, in Piazza S. Sepolcro, quella naturale; se diamo importanza alla figura di Mussolini, è il 1914 quando il futuro Duce, inaspettatamente, fece la scelta interventista.

Si è detto che lo fece perché finanziato dai Francesi ma non ci sono prove.

Allora Mussolini era il popolarissimo direttore dell’Avanti. Aveva conquistato quell’incarico al Congresso di Reggio Emilia quando, con un infiammato intervento, contribuì alla cacciata della destra riformista. Buon senso direbbe che, nessuno sano di mente, avrebbe scelto l’incerto di un nuovo quotidiano, contro il certo di una posizione di assoluto prestigio nel Partito Socialista.

La direzione dell’Avanti, all’epoca, era molto importante essendo quel giornale il grande quotidiano socialista. L’Avanti, era stato diretto dal riformista torinese: il turatiano Treves;  Mussolini, oltre a dimezzarsi lo stipendio (grillini docent), essendo un giornalista di vaglia, lo trasformò, facendone un quotidiano più moderno e ficcante.

Non dovrebbe stupire poi molto il fatto che sia stata una scelta ideologica, poiché si ritrovò in buona compagnia e cioè con l’ala più rivoluzionaria del socialismo e del sindacalismo.

L’interventismo di sinistra fu trasversale, riguardò socialisti massimalisti, rivoluzionari riformisti, repubblicani, i sindacalisti rivoluzionari e gli anarcosindacalisti. Alcuni nomi esemplari che saranno protagonisti nel dopo guerra: Salvemini, Nenni, Gramsci, Togliatti, e, naturalmente, Mussolini.

Ad essi si aggiunsero i futuristi di Marinetti che certo conservatori non erano, oltre al poeta Gabriele D’Annunzio, anche lui tutt’altro che di destra.

Non voglio certo fare la storia dell’interventismo, semplicemente dimostrare che ci fu un interventismo dichiaratamente rivoluzionario.

Nell’immediato dopo guerra, Mussolini parve incerto se fare il giornalista o il politico. Il Popolo d’Italia, il suo giornale, è sempre un giornale di estrema sinistra anche se, non solo più dedicato ai lavoratori, ma anche ai reduci (più tardi si aggiungeranno i Produttori). Coloro che sostennero come dopo quella guerra: “nulla sarebbe stato come prima”, ebbero ragione, soprattutto tenendo conto di quanto era successo in Russia.

Il Movimento Fascista nacque ufficialmente a Milano. Se esaminiamo la tendenza politica dei partecipanti, fu eterogenea per la presenza dell’interventismo nazionalista e dei Futuristi, oltre a tutte quelle frange di scontenti di cui sempre il mondo della piccola borghesia abbonda. Chi volesse leggersi il programma scaturito da quell’assise, lo troverà facilmente in rete. Se non tutti i partecipanti erano di sinistra, quel programma, a parte i richiami patriottici, lo fu. Da subito la figura di Mussolini emerse, un po’ per la sua personalità, ma soprattutto per il giornale che dirigeva che diventò un punto di riferimento.

Tuttavia, il successo tardò ad arrivare. Dall’interventismo socialista alcuni lo abbandonarono già nel corso della guerra, fu il caso di Gramsci e Togliatti. Il primo, naturalmente riformato per motivi fisici, diventò un giornalista dell’edizione torinese dell’Avanti e si trascinò dietro il secondo (che pur era partito volontario), facendo entrare pure lui in redazione. Alcuni storici diranno che fu una scelta opportunista ma non essendoci prove, vale il discorso fatto per la conversione mussoliniana. Più sofferta, per Mussolini la defezione di Pietro Nenni (i due dopo le prime schermaglie furono grandi amici), il romagnolo si era convertito al socialismo (era stato Repubblicano) diventandone un dirigente.

Le elezioni del ‘19 videro il successo, non solo dei Socialisti (30%), ma dei Popolari di Don Sturzo (20%). Quello fu il momento in cui la Storia di questo Paese avrebbe potuto essere un'altra, senonché il Partito Socialista era uscito dalla guerra più estremista di prima e, nonostante i tentativi della corrente riformista, scelsero l’opposizione.

Il Movimento Fascista che si era presentato solo a Milano, prese 5000 voti e quindi è la prova come nel ‘19 fosse marginale.

A dargli una mano sarà l’estremismo sindacale e l’inconcludenza politica dei Socialisti.

La CGIL, nella sua dirigenza, barricadera non era. Ci pensarono i giovani e in particolar modo i torinesi. Strana città questa Torino: apparentemente sembra moderata, ma l’estremismo ideologico cova sempre. Nel Socialismo torinese un gruppo di giovani intellettuali, tra cui spiccavano Gramsci, Togliatti, Terracini e Tasca, diedero la luce ad un nuovo settimanale: “L’Ordine Nuovo” che portava avanti le elaborazioni ideologiche di Antonio Gramsci.

La rivoluzione d’Ottobre, aveva lasciato in tutta la sinistra massimalista un profondo segno, tanto da considerare che anche l’Italia potesse essere prossima a una rivoluzione. Il gruppo degli Ordinovisti, si differenziava dal massimalismo tradizionale criticando la scarsa cultura e soprattutto il parlamentarismo. L’eco dei Consigli operai sovietici e la considerazione (falsa) che fossero stati alla base della rivoluzione bolscevica, ispirò un lavoro in direzione delle fabbriche per far nascere un gruppo dirigente che avrebbe guidato l’azione rivoluzionaria.

Le tensioni sindacali provocate dalla riconversione industriale del dopo guerra, e soprattutto una propaganda rivoluzionaria incessante, crearono uno stato di agitazione permanente che partendo dallo sciopero contro l’introduzione dell’ora legale, culminò con l’occupazione delle fabbriche. Quella che doveva essere la partenza rivoluzionaria, si rivelò una vittoria di Pirro che dimostrò soltanto come nel nostro Paese non ci fossero le condizioni rivoluzionarie, ma soprattutto che la classe operaia, in definitiva, contava nel Nord Italia ma nel Paese era marginale.

“Il biennio rosso”, così sarebbe stato chiamato quel periodo, creò invece le condizioni per una reazione strutturata. Anche chi non aveva mai trovato l’unità, come ad esempio gli industriali con gli agrari e il potere finanziario, si coalizzarono. A livello della media e piccola borghesia, che aveva anche dimostrato simpatie per i socialisti, molti cambiarono idea e, se a tutto questo aggiungiamo lo stupido atteggiamento socialista nei confronti dei reduci (in particolare dei tanti ufficiali congedati), si può comprendere come esistesse un coacervo antisocialista che era in attesa di un mentore.

Il mentore lo troveranno, ma sul fascismo dopo il biennio rosso rimando l’analisi.

 

Riferimenti:  Renzo de Felice: Mussolini

Inserito il:01/06/2016 10:48:04
Ultimo aggiornamento:01/06/2016 10:53:11
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