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Aggiornato al 20/11/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Emma Bianchini (Sao Paulo, Brasil - Contemporanea) – Rio de Janeiro

 

L’impeachment “Maior do mundo”

di Giorgio Cumo

 

In un recente articolo, accennavo alla curiosa situazione brasiliana dove, ad un'economia che andava male, si accompagnava un boom di borsa. Al tempo del "Quantitative Easing", con trilioni di dollari in giro per il mondo alla ricerca di guadagni, qualcuno aveva deciso di puntare nuovamente sulle borse dei paesi emergenti, fra cui quella brasiliana, e sulla rivalutazione del Real.

Indicavo che si trattava di impieghi a breve che, come venivano, così potevano andarsene.

Previsione facile, un po’ come scommettere che la Juventus vincerà i prossimi tre scudetti (e lo dico da interista arrabbiato).

Giovedì scorso la borsa brasiliana è crollata del 7%, qualcosa equivalente a circa 70 miliardi di dollari di capitalizzazione. Il rischio Paese, misurato attraverso i CDS, è aumentato, in un giorno, del 30%.

Il botto è stato provocato dalla notizia che la Suprema Corte Federale (STF) aveva autorizzato l'inizio delle indagini sul Presidente Temer, accusato di corruzione, ostruzione della giustizia ed associazione a delinquere(!!).

Chi legge delle cose brasiliane, ricorderà che Temer era il Vicepresidente della Repubblica nel governo di Dilma Rousseff, ed è ad ella subentrato dopo un drammatico processo di impeachment. Dilma era al secondo mandato, il quarto in successione per il partito dei "Trabalhadores", PT, un partito socialdemocratico con venature vetero-marxiste e bolivariane. Il partito del famoso Lula, amico di D'Alema (lo dico senza critica, solo per posizionare il lettore).

Il Brasile è eternamente malato di gigantismo: è un continente esteso come 28 volte l'Italia, ha il carnevale più grande del mondo, lo stadio di football, il Maracaná, più grande del mondo, è percorso dal fiume più grande (almeno per portata e bacino idrografico). E così via, di iperbole in iperbole, senza dimenticare che "Deus é brasileiro", secondo dicono da queste parti.

Con Temer, il Paese rischia un nuovo processo di impeachment (anche se ci sono dubbi di costituzionalità su questa possibilità), od una richiesta di dimissioni, od un procedimento penale. Verrebbe da dire che quello di Dilma è stato un impeachment a due stadi: l'impeachment più grande del mondo (a meno che Trump...).

All'origine di tutto è l'indagine sulla corruzione del mondo politico brasiliano, una specie di "Mani Pulite" su più grande scala, che esito a definire la corruzione "maior do mundo" perché non conosco certe sospette realtà africane.

La scala è quella dei miliardi di dollari, basti dire che ha portato a vacillare la gigantesca statale del petrolio, la Petrobrás (100 miliardi di dollari di fatturato annuale, all'incirca), del cui bilancio gli auditors internazionali hanno rifiutato la certificazione. La corruzione, endemica nel Paese, come in tutto il latinoamerica, è cresciuta esponenzialmente nella gestione PT della cosa pubblica.

Reinaldo Azevedo, brillante giornalista, nel divertente "Máximas de um País Mínimo" (Massime di un Paese Minimo) ha sciabolato: "Il PT non ha inventato la corruzione, l'ha solo banalizzata". In un Congresso dove si contano 28 partiti, un paio con qualche fondamento ideologico ed il resto francamente clientelare, il PT ha trovato più comodo produrre il consenso non con il convincimento per mezzo delle idee, ma con il peso delle mazzette  (per i politici amici, per i notabili locali e le loro campagne elettorali, per le tasche più diverse).

Sembra che Temer abbia proseguito su questa strada: il poveretto si trova a dover far approvare complesse ed urgenti riforme strutturali in un'economia che sta appena cominciando a sollevarsi dalla recessione (-7% di PIL nell'ultimo biennio). E, per l'approvazione, ha bisogno del consenso di vari alleati.

Lo schema di emolumenti a partiti e politici, spesso in forma di regolari mensilità, in cambio di favori, leggi ad hoc, contratti più o meno necessari con la Petrobrás, aste pubbliche pilotate, faceva perno su alcuni colossi aziendali (riecco il gigantismo brasiliano).

Anzitutto, il cartello delle grandi appaltatrici, gigantesche società di ingegneria, come la Odebrecht (150 miliardi di dollari di ricavi annuali), che costruiscono dighe, reti stradali, piattaforme petrolifere, strutture portuali. La Odebrecht, per dire, ha attività in vari paesi latinoamericani ed africani, con speciale forza nei paesi bolivariani, dove ha ottenuto appalti con l'aiuto del PT e, spesso, in virtù di  finanziamenti concessi a quei paesi dalle banche statali brasiliane.
Ha esteso a quei paesi la pratica del pagamento di mazzette per totali, secondo fonti giornalistiche, compresi fra i 2 ed i 3 miliardi di dollari.

Altro gigante nello schema: la JBS (50 miliardi di dollari di ricavi annuali), che opera nei settori delle carni, bevande, prodotti per l'igiene. A prima vista, nulla a che vedere con appalti pubblici, ma la JBS finanziava a destra e a manca in cambio di leggi favorevoli, controlli più flessibili e, principalmente, finanziamenti da parte della banca pubblica per lo sviluppo, il BNDES: un' intera fabbrica è stata costruita con il finanziamento, di 600 milioni di dollari, ottenuto dal BNDES. Per concedere questi prestiti, dicono loro, si muoveva direttamente il Ministro del Tesoro.

A proposito: BNDES e Fondi di Pensione delle statali saranno i prossimi sepolcri imbiancati da scoperchiare.

Quello che impressiona di più è la scala del fenomeno. Il giornale Estado de São Paulo stima il numero dei politici corrotti in almeno 1.800, a tutti i livelli, locale e federale, con un numero impressionante di deputati e senatori. Nessuno dei 28 partiti sarebbe sfuggito alla pratica. Come visto, si arriva a parlare di miliardi di dollari.

Spaventa il generale senso di impunità: la JBS un giorno prima della pubblicazione della confessione dei suoi managers, sembra aver comprato nel mercato finanziario qualcosa come un miliardo di dollari per speculare sul crollo del Real che sarebbe inevitabilmente avvenuto 24 ore dopo.

Sul fronte giudiziario, l'equivalente del pool di "Mani Pulite" è il giudice Sergio Moro (divenuto un eroe popolare, come a suo tempo i Di Pietro, Davigo..). Il vantaggio rispetto all'Italia è che Moro coordina i pubblici ministeri e decide, in modo monocratico, in prima istanza. Con rapidità ed un uso alquanto spregiudicato, diremmo noi, della carcerazione preventiva (il famoso "tintinnar di manette").

Mesi, quando non anni, di carcere hanno indotto politici ed impresari ad accordi giudiziali, vere e proprie confessioni "premiate" che, con progressione esponenziale hanno inguaiato l'intero Brasile, hanno fatto cadere il governo Dilma e fanno traballare quello Temer.

L'inghippo brasiliano, poiché da che mondo è mondo, i supposti corrotti si difendono, è rappresentato dai tentativi del legislativo di approvare a tambur battente, al calar della notte, legislazioni favorevoli (ad esempio, si è tentato di legalizzare l'uso di fondi in nero dei partiti), ma soprattutto dal fatto che i politici di maggior spicco, come Presidenti e Ministri, hanno diritto al foro privilegiato della Suprema Corte. Che si trova così a giudicare decine di politici, assieme alle normali cause di routine, decidendo del futuro del Paese.

A parte il fatto che il dubbio della corruzione tocca anche alcuni ministri della Corte (!), la mancanza di adeguate strutture investigative rende lento il procedere della stessa.
Con italiano cinismo, si può supporre che molte decisioni andranno alle calende greche, quando le sorti dei governi saranno già state decise, il calore mediatico si sarà spento e la prescrizione avrà già lavato molte mani e coscienze.

Come finirà? Temer cercherà di resistere, se non altro per mantenere il diritto al foro privilegiato, ma si può supporre che il suo destino sarà deciso o da nuove confessioni che possano travolgerlo, o dalla piazza, come nel caso di Dilma. I costituzionalisti sminuzzano la Costituzione per capire se sarà allora possibile andare a nuove elezioni (che sarebbe la cosa più giusta) o se sarà necessaria una elezione indiretta (che sarebbe come chiamare le "famiglie" ad eleggere il nuovo padrino).

Inoltre, come la nostra esperienza dimostra, il peggio può venire quando qualche politico, o movimento, riempirà il vuoto creatosi in un sistema politico reso terra bruciata.

Reinaldo Azevedo avverte: "Esiste una proporzionalità inversa fra il grado di civiltà di un Paese e la varietà di strumenti a percussione che in esso si usano"

Sembra non esserci molto ottimismo per il Brasile, ove si fa ritmo anche con una scatola di fiammiferi, opportunamente percossa con i polpastrelli (ma anche noi, con i nostri tamburelli, non stiamo tanto bene).

 

Inserito il:22/05/2017 21:50:15
Ultimo aggiornamento:22/05/2017 21:54:34
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