In questo sito utilizziamo dei cookies per rendere la navigazione più piacevole per i nostri clienti.
Cliccando sul link "Informazioni" qui di fianco, puoi trovare le informazioni per disattivare l' installazione dei cookies,ma in tal caso il sito potrebbe non funzionare correttamente.Informazioni
Continuando a navigare in questo sito acconsenti alla nostra Policy. [OK]
Aggiornato al 19/09/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal
Mora-Francis-Luis-Morning-News.JPG
Francis Luis Mora (1874-1940) – Morning News

 

Stampa e Regime.

 

 

Stampa e Regime è il titolo di una rubrica condotta dal buon Bordin su Radio Radicale. Quel titolo stava a significare l’asservimento dei media, non tanto ai Governi di destra e di sinistra che si sono succeduti negli ultimi venti anni, quanto al sostanziale conformismo dei commentatori politici, sia pur divisi nel sostenere i due schieramenti che si erano contrapposti.

Nonostante ciò che si è sempre detto sul conflitto di interesse di Berlusconi, dal suo ingresso in campo non si può dire che la bilancia giornalistica non abbia sempre pesato verso sinistra: televisioni comprese.

Vediamo di esplorarne i motivi.

Non vorrei essere accusato di esasperato anti sessantottismo ma anche in questo caso, non possiamo non ricordare che il sessantotto provocò sconquassi nel costume, in politica, tra gli intellettuali, ma in particolar modo nei giornalisti. Secondo me in Italia più che altrove.

Prima di parlare della svolta giornalistica a sinistra, vorrei esaminare il giornalismo dell’immediato dopo guerra.

Il giornalismo politico sbocciò nel dopo guerra sull’onda dello sviluppo della partitocrazia, tuttavia la maggioranza degli italiani (almeno quelli che leggevano i giornali) rimasero ancorati alla vecchia stampa borghese che il Fascismo aveva ingabbiata ma non abolita, limitandosi a cambiare i Direttori scomodi o antifascisti.

Gli editori, tuttavia, conservarono una certa autonomia. Caso tipico quello della Stampa di proprietà del Senatore Agnelli, il quale fece compromessi ma non accettò imposizioni dai Gerarchi, storica fu l’inimicizia con il Quadrumviro De Vecchi.

Nel dopoguerra la maggioranza dei giornalisti si salvò dalle epurazioni e quindi si ricomposero le vecchie redazioni. Fino al ‘48 anche i giornali borghesi furono prudenti con le sinistre ma, dopo la sconfitta del Fronte, ritornarono nell’alveo moderato. Grande sviluppo ebbero pure i giornali di partito, soprattutto l’Unità che da giornale marginale divenne un grande quotidiano con redazioni in tutte le principali città. L’Avanti ebbe un primo exploit nel ‘46, per poi ridurre fortemente la sua influenza e i suoi lettori. Gli altri partiti, DC in testa, non ebbero bisogno di rinforzare la stampa di partito perché ampiamente rappresentati dai giornali cosiddetti indipendenti che, dopo la sconfitta del Fronte Popolare, si allinearono con la DC e i suoi alleati.

Poi venne il ‘68 che preparò alla politica un’intera generazione di studenti, non mi dilungherò sui difetti e le intolleranze, soprattutto la superficialità storico-politica del Movimento: gramsciano prima con la riscoperta della centralità della classe operaia, maoista e gruppettaro poi.

I sessantottini, essendo di sinistra, si dispersero in mille rivoli; nonostante ciò quella cultura aveva lasciato il segno, nuove generazioni di giornalisti provenivano da quell’alveo, influenzando anche le generazioni intermedie che si adeguarono ai cambiamenti del PC berlingueriano.

Si adeguarono anche gli editori, con in testa l’Avvocato Agnelli, ma soprattutto la signora Crespi del Corrierone, una dama di sinistra che lasciò mano libera ai sindacalisti interni. I direttori, sovente anche bravi, si adeguarono rapidamente a quel clima, tanto che giornalisti del calibro di Montanelli ed altri lasceranno il giornale per emigrare in altri lidi.

E venne Berlusconi e le sue TV private che non si sognavano di fare politica ma costrinsero la Rai a farla.

La Rai era sempre stata conformista: per anni la politica era fatta da Direttori del Telegiornali proni alla DC. Il Centro Sinistra prima e Craxi dopo, allargarono anche alla sinistra l’influenza sulla TV di Stato. Primo canale DC, Secondo Canale PSI, Terzo Canale PC. Solo il Terzo Canale diventerà però un organo di Partito. Mediaset continuava a non fare politica.

Nella carta stampata Berlusconi controllava il Giornale di Montanelli senza interferire in alcun modo. Nelle televisioni, inaugurato il Telegiornale della 5, a dirigerlo fu il socialista Enrico Mentana che in poco tempo sbaraglierà la concorrenza Rai.

Molte cose cambieranno dopo “mani pulite” e la conseguente discesa in campo di Berlusconi. A Montanelli la cosa non andò a genio: lascerà “Il Giornale” per fondarne uno tutto suo, benché sfortunato.

Essere un grande giornalista non significa essere un grande editore, ottenne però un risultato, diventò improvvisamente, da reprobo, un beniamino della sinistra che lo arruolerà insieme ai Biagi, Bocca, Pansa e tanti altri, nelle file degli anti berlusconiani “senza se e senza ma”.

Questi signori, tutti e tre socialisteggianti, si erano comunque salvati dall’appiattimento sulla nuova sinistra borghese che il loro collega Scalfari aveva tanto contribuito con Repubblica a creare. In particolare di Giorgio Bocca, il quale si era distinto per anticonformismo, segnalo due libri: “Mussolini socialfascista” e “Togliatti”, due incursioni storiche fuori dagli schemi che a suo tempo mi entusiasmarono. Craxi prima, e Berlusconi dopo, daranno alla testa al partigiano Giorgio che da resistente critico diventerà resistente imbalsamato. Non si salvarono dall’appiattimento su un antiberlusconismo da operetta.

Berlusconi convoglierà il livore e l’irrisione di gran parte dei commentatori. Lo faranno diventare il manipolatore della libertà di stampa e della televisioni. In realtà la stampa sarà all’ottanta per cento anti berlusconiana, mentre le televisioni del Cavaliere continueranno a occuparsi soprattutto dell’intrattenimento.

I telegiornali, a parte Emilio Fede di rete 4: patetico e controproducente nell’amore sconfinato del Cav, mentre quello della 5 manterrà una sostanziale equidistanza, finché il terribile Cavaliere si ricorderà di essere lui l’editore, sostituendo il buon “mitraglietta”.

Che il giornalismo italiano, influenzi ben poco la politica italiana è un fatto assodato dalla considerazione che nonostante uno schieramento sproporzionato a sinistra, Berlusconi, ha potuto imperversare per un ventennio. Certo sono riusciti a impedirgli (e questo insieme ai giudici) di governare.

Personalmente penso che il Berlusconi politico sia stato pieno di difetti: badare al consenso immediato, contornarsi di mezze figure allontanando la crema liberale degli esordi e soprattutto preferire l’immagine alla sostanza. Immagine che tra l’altro dissiperà con scelte personali discutibili, ma, soprattutto, per la sottovalutazione del moralismo interessato dei giornalisti cosiddetti progressisti, i quali, non si sono mai accorti che nei venti anni passati tutte le novità sono venute dal nuovo fronte moderato: riforme costituzionali, bipolarismo, fine della concertazione e dello strapotere sindacale. Tutte cose che la sinistra in qualche modo e con tante contraddizioni si appresta a fare come se fossero idee sue.

E’ di questi giorni la fusione della Stampa con il gruppo De Benedetti di Repubblica, preceduto dallo smembramento di RCS.

Il tutto coincide con la figura di Renzi, sintesi moderna tra il Craxismo e il Berlusconismo che, se sopravviverà agli attacchi concentrici dei commentatori nostalgici del Centro Sinistra Prodiano e del politicamente corretto, forse riuscirà a spostare anche il giornalismo italico su un terreno meno conformista, ma soprattutto meno sterile sul piano del consenso elettorale che fino ad ora ha favorito solo i Grillini.

Se il buongiorno si vede dal mattino, non c’è da essere ottimisti, l’eclissi di Berlusconi ha spostato l’attenzione su Salvini, che sarà anche trombone di suo, ma che qualche cosa di sensato la dice. Che dire poi dello scandalo su quella parte di moderati di Forza Italia che si schiera con il moderato Renzi?

“Sbatti il mostro in prima pagina”, come se Verdini non fosse speculare a tanti eroi del Centro Sinistra. Insomma, questo giornalismo, se non la smette di essere sostanzialmente razzista, perderà quel minimo di credibilità che ancora conserva e con i chiari di luna economici della carta stampata, non resta che fare gli auguri di pronto decesso della corporazione.

Scarica l'articolo in PDFgenera pdf
Inserito il:05/03/2016 08:18:07
Ultimo aggiornamento:22/03/2016 16:19:08
Condividi su
Ho letto e accetto le condizioni sulla privacy *
(*obbligatorio)
ARCHIVIO ARTICOLI
nel futuro, archivio
Torna alla home
nel futuro, web magazine di informazione e cultura
Questo sito utilizza cookies.Informazioni e privacy policy

Associazione Culturale Nel Futuro – Corso Brianza 10/B – 22066 Mariano Comense CO – C.F. 90037120137

yost.technology