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Aggiornato al 22/01/2019

Carlo Cammarota (Campobasso, 1949 - ) - Lecce-Torino P.N. - Acrilico su tela

 

Breve storia dell’immigrazione in Italia

Per parlare anche di Salvini

 

di Tito Giraudo

 

I miei dieci lettori avranno capito che non simpatizzo per il duo Salvini, Di Maio.

Tuttavia non condivido le critiche sul respingimento della nave al largo delle coste di Malta, tantomeno penso che gli spagnoli improvvisamente abbiano cessato di sparare ai migranti che facilmente arrivano sulle loro coste dal Marocco.

Sono abituato per forma mentis ad analizzare i fenomeni politici, non alla luce dell’oggi ma guardando al passato, so di annoiare ma non ci posso fare nulla perché nessun altro metodo mi viene in mente per cercare di non dire stupidaggini.

Il nostro paese era notoriamente di emigrati. Poi, all’inizio del 900 le cose cambiarono.

Intendo parlare della migrazione interna che coincise con la prima e la seconda rivoluzione industriale.

Quell’unità d’Italia che il risorgimento, i Governi liberali e infine il Fascismo, non riuscirono mai a realizzare in pieno, ce la siamo ritrovata negli anni ottanta, dopo un’emigrazione epocale dal Sud d’Italia, non tanto perché gli squilibri socio economici si fossero sostanzialmente modificati, quanto per la completa integrazione di una parte della popolazione del sud che si trasferì al nord.

Torino, negli anni 50 era una città sonnacchiosa di 500.000 abitanti. Alla fine degli anni sessanta superava il milione, senza contare i paesi della cintura che ne facevano un’altra milionata.

La Fiat e l’indotto, furono il principale oggetto di una trasformazione industriale legata al mercato dell’auto diventato popolare grazie ai modelli economici che gli stessi operai immigrati, si affrettarono ad acquistare. Fu l’inizio del tanto aborrito consumismo…

Aborrito, soprattutto quando cala…

Per la verità c’era già stata un’immigrazione che aveva cambiato la Città.

Avvenne con la prima rivoluzione industriale, quella di fine ottocento.

Fu un’immigrazione soprattutto interna al Piemonte, protagonisti furono i contadini poveri e i braccianti della Regione che allora erano la stragrande maggioranza. I torinesi li chiamarono “barot”.

La Torino industriale si sviluppò rapidamente con la nascita delle periferie operaie, rispetto alla Torino barocca che per due secoli aveva sviluppato il modello abitativo “verticale”. Modello che non aveva creato ghetti, se non quello degli israeliti in Via Maria Vittoria, ma è un’altra storia.

Le distinzioni per censo o denaro, erano stratificate. Ai primi piani dei palazzi: i nobili e i ricchi, al secondo piano: la media borghesia, al terzo la piccola borghesia e poi, nei piani alti fino alle “suffie”, i servi e i poveri cristi.

Come i torinesi considerassero i “barot”, vale per come, cinquanta, sessant’anni dopo considerarono i “terun”.

Sembra difficile immaginare una discriminazione di questo tipo. Ma anche allora, quegli immigrati parlavano dialetti tra di loro e soprattutto con il torinese, praticamente incomprensibili.

Naturalmente, ci fu il problema degli alloggi, perché di piani alti nel centro storico non ce n’era di disponibili e quindi, anche se con ritardo e disagi, ci fu un piano edificativo del tutto originale.

Nacquero i “casun”: dei condomini popolari ubicati nelle zone dove sorgevano le fabbriche. Ogni “casun” teneva un isolato, il modello era quello dei ballatoi che si affacciavano sui cortili dove esercitavano gli artigiani. Fu un modello tutto sommato virtuoso e i “casun”, si integrarono ben presto nell’architettura cittadina, così come gli abitanti anche se, i torinesi del “centro”, ebbero per molti anni la puzza sotto il naso nei loro confronti.

Non altrettanto avvenne quando negli anni 60-70 si fece un grande piano di edilizia popolare. Gli architetti, quasi tutti “sinistri”, avevano in mente i modelli sovietici e non seppero fare altro che ghetti di cemento armato che non favorirono certo l’integrazione.

Quanto era successo all’inizio del secolo, avrebbe dovuto insegnare qualche cosa. Evidentemente noi Italiani abbiamo la memoria corta.

Nel secondo dopo guerra, I ricchi avevano abbandonato i palazzi del centro storico per la collina, la piccola e media borghesia si erano trasferite in case più comode e moderne. La prima ondata di migranti occupò tutte le case fatiscenti del centro storico.

Io non so, se noi torinesi doc fummo razzisti. Certo non fummo tolleranti.

Anche in quel caso, il fenomeno non riguardò i più abbienti e i loro quartieri, anzi, la grande disponibilità di mano d’opera creò sviluppo e grandi patrimoni. Ma tra la popolazione comune, il disagio fu notevole anche per le differenze caratteriali e di mentalità che si fecero sentire.

Occorre dire che la politica dell’epoca, con le sue divisioni più o meno nette, consentì di gestire il fenomeno con relativa calma, i torinesi mugugnavano sullo “Specchio dei tempi” della “busiarda” (così veniva chiamata “La Stampa”), ma grandi cambiamenti dell’assetto politico non ce ne furono.

Solo negli anni ottanta nacque la lega nord che più che con i terroni che ormai erano inseriti stabilmente in tutto il nord d’Italia, se la prese con le presunte ingiustizie dello stato verso il “Nord che lavora, produce e paga le tasse (troppe)” fino ad arrivare alla battaglia separatista, poi spenta dal Berlusca…e dal buon senso….

Quando avviene la terza immigrazione, quella provocata dal crollo sovietico, la Lega è al Governo e quando si governa si fa poca demagogia. Rumeni e albanesi, creano disagi momentanei ma vengono ben presto integrati. Soprattutto le rumene sono una benedizione per noi anziani come badanti, e i Rumeni una manna per l’edilizia e l’artigianato. Avercene! Vero che ci fu la delinquenza albanese ma passata in seconda linea dall’immigrazione dei “negher”. Così il popolo leghista aggiunge un nuovo termine a “barot” e “tarun”.

Da questa mia analisi sull’avvenuto, spero si evinca che non soffro e non ho mai sofferto di sindrome razziste. Quando avevo l‘impresa edile, tra i miei dipendenti non c’era un piemontese e ben presto i migliori diventarono miei soci, con reciproca soddisfazione. Inoltre ho un nipote “negher” a cui voglio bene esattamente come ai due visi pallidi.

Veniamo al vero punto.

Salvini ha fatto bene a respingere quella nave? Io credo di si, e non per il fatto in sé, ma per una questione di atteggiamento nei confronti dell’Europa.

Io sono Europeista senza se e senza ma. Sono per gli Stati Uniti d’Europa e il sovranismo demagogico mi terrorizza. Tuttavia, considero questa immigrazione, non alla stregua delle altre dato il numero di poveri dell’Africa e l’instabilità del Medio Oriente.

Sono sempre stato d’accordo con Oriana Fallaci che la civiltà occidentale non deve sottovalutare l’impatto con il mondo islamico e la loro scarsa propensione all’integrazione alle nostre regole e costumi. Se poi a tutto questo, aggiungiamo il terrorismo è evidente che causa la posizione geografica dell’Italia, siamo in prima linea.

In aggiunta: la nostra scarsa propensione all’ordine e all’organizzazione, anche di problemi di importanza minore, come ad esempio quello dei Rom, che saranno fastidiosi ma sono quattro gatti, appare chiaro che chi amplifica a scopo elettorale il problema ha buon gioco.

Ma detto questo, l’atteggiamento della sinistra, coadiuvato dalla Chiesa, se sul piano astratto della morale possono essere comprensibili, hanno sortito l’effetto opposto.

Il fenomeno dell’immigrazione è sentito soprattutto dagli strati popolari. Quando alcuni della sinistra accusano il PD di perdere voti causa l’ipotetico distacco dai poveri, non tengono conto che non sono i Governi che possono risolvere alla radice il problema, ma lo sviluppo, non spiegandoci perché allora i meno abbienti guardano sempre più a destra che non a sinistra.

Questa forma mentis di una sinistra orfana del marxismo, riconvertita alla socialdemocrazia e all’ambientalismo, continua a ragionare come quando esistevano i dogmi Comunisti e terzomondisti.

L’immigrazione, costoro non la vivono come un fenomeno socio economico, ma come una scelta ideologica esattamente come quando stavano dalla parte di tutti i Caudilli pseudo sinistri sparsi per il mondo e fortunatamente in via di estinzione.

E’ la stessa mentalità del pacifismo militante, della decrescita felice, del giustizialismo assurto ad ideologia.

I 5Stelle sono il frutto di tutte queste manie che nate come sinistre, alla prova dei fatti, diventano destre, per questo poi dicono che destra e sinistra non esistono più.

Torniamo a Salvini: potrà non essere simpatico, tutto di lui possiamo dire, salvo quello di non essere in sintonia con il paese reale, soprattutto se si è molto bravi ad influenzarlo. Nell’alleanza con i 5Stelle continuano a farmi più paura questi ultimi perché, più li vedo all’opera e più mi sembrano dei “disoccupati organizzati” di napoletana memoria.

Come la sinistra potesse pensare che costoro fossero dei loro, è un mistero, se non perché consideravano Grillo un loro giullare come Dario Fo. I Casaleggio poi li hanno fatti passare per degli olivettiani, senza considerare che il capostipite, la vera Olivetti, non l’ha vista nemmeno in cartolina e il pensiero di Adriano (che anche per me continua ad essere ostico), era più o meno lo stesso che strumentalizzava il leghismo eporediese, quattro gatti che cercavano accreditamento.

Dunque, Salvini che è furbo, si è fatto dare il Ministero degli interni dove, senza spendere una lira è facile vellicare la pancia italiota, mica è stato fesso a prendersi ministeri come il Lavoro e lo sviluppo economico. Ha atteso la prima imbarcazione di una ONG che batteva bandiera straniera per fare quella prova di forza che avrebbe voluto fare il buon Minniti , stoppato dal “ripopolatore” cattolico, quel Graziano del Rio che ha tante qualità, quanto tanti figli, ma ha il difetto della fede che mal si concilia con la politica e il Governo.

Quello che sta avvenendo con spagnoli e francesi, fa parte dell’enorme ipocrisia di cui le grandi istituzioni internazionali sono intrise. Bene hanno fatto, Salvini e Conte, a mandare al mittente le dichiarazioni francesi.

La grande, anzi gigantesca ed epocale immigrazione di questi tempi è, a mio parere, soprattutto il frutto di quel grande Ente inutile che sono le Nazioni Unite e, dato che io considero l’Europa assolutamente un Ente utile, soprattutto per noi italiani, credo che la mossa di Salvini sia utile, perché fino ad ora sono state inutili quelle di sinistra.

Vedrete che se avremo anche solo modesti risultati dalla campagna salvinista, gli italiani manderanno giù il rospo della flat tax che sarà studiata, nei minimi particolari, per non fare disastri.

Vedete, pur non avendo desiderato il successo leghista, considero la lega nel suo insieme, meno pericolosa dei 5stelle e non per le chiacchiere elettorali e propagandistiche, ma per gli elettorati che rappresentano.

Di Maio dovrà rendere conto al Sud ma potrà cavarsela anche con la Barilla. Salvini al Nord se sbaglia mosse, soprattutto in economia sarà linciato. E dato che non è fesso….

Il mio, questa volta è un pensiero un po’ razzista? Forse… ma chi se ne frega, tanto mi leggete solo in dieci e poi sono facile a cambiare idea.

Ai prossimi sviluppi.

 

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Inserito il:14/06/2018 22:37:28
Ultimo aggiornamento:14/06/2018 22:48:36
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