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Aggiornato al 08/05/2021

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Christian Seebauer (Germany, 1967 -   ) - Pagoda in Mandalay, Myanmar

 

L’ennesimo colpo di stato in Myanmar (2/2)

(seguito)

di Vincenzo Rampolla

 

Sbirciando sull’atlante, si scopre che il Myanmar, ieri Birmania, incastrato tra i due giganti asiatici India e Cina, è grosso modo il doppio dell’Italia e con gli stessi abitanti. Il Paese è teatro dei rapporti e degli scontri geopolitici Cina-Usa, Cina-India e Cina-Occidente e negli ultimi dieci anni ha visto fiorire gli scontri razziali e le disuguaglianze, con tassi di povertà al 60% e con un giro di miliardi di dollari in lizza per la posizione di nodo mondiale del mercato delle metanfetamine.                    

A fine anni ’60 le fazioni rivali indiane avevano preso a rintanarsi in rifugi sulla linea di confine del Myanmar, da dove lanciavano incursioni negli Stati indiani limitrofi per poi riparare oltre frontiera. Le autorità del Myanmar, già impegnate in casa loro a tenere testa a insurrezioni etniche in varie regioni del Paese, hanno sempre smentito l’esistenza di campi di confine, fino agli inizi del 2019, con i raid mossi nei covi dei ribelli indiani e il loro rimpatrio in India nel 2020, svolta rivoluzionaria negli affari di frontiera del Myanmar.

A fine anni ’80 -’90 la longa manus del drago cinese ha preso a serpeggiare sulla piantina geografica del territorio, quando i cinesi hanno colto al balzo le sanzioni e i boicottaggi occidentali che lo penalizzavano, spremendolo con investimenti, prestiti, crediti e vendita di armi.

Dal 2011, l’alito di Pechino si è smorzato fino alle elezioni del 2015, dopo i piani di riforme del Governo per rilanciare il Paese, con il sostegno dell’Occidente.

Nel 2017 il contesto si è nuovamente ribaltato e si è arrivati a febbraio 2021.

A prima vista il golpe di queste ore appare legato al timore dei vertici militari di perdere il controllo sulla vita politica del Paese.

Un’attenta analisi mostra essere questa una chiave di lettura insufficiente e inadatta a cogliere l’evento. Il partito USPD è certamente uno strumento primario dei militari per condizionare gli equilibri politici anche dopo il 2011, con il disfacimento della giunta militare al potere dal ‘62. Chi sono infatti i dirigenti di oggi? Militari in congedo, ovviamente, e in maggioranza con stretti legami con i generali piazzati ai vertici delle forze armate. Il potere politico non va visto quindi come l’unico strumento.

 Il colpo di Stato deve essere inquadrato nella sua cornice internazionale.  Myanmar è uno Stato chiave per la definizione dei futuri assetti geopolitici in Asia. Soprattutto, è un Paese sul quale negli ultimi anni il presidente cinese Xi Jinping ha puntato gli occhi con speciale attenzione, considerandolo un tassello della colossale iniziativa infrastrutturale della Nuova Via della Seta BRI (Belt and Road Initiative).

 Il Corridoio Economico Cina-Myanmar (CECM), in particolare, è per Pechino di interesse strategico su tre fronti: garantirsi uno sbocco nell’Oceano Indiano, facilitare l’approvvigionamento di petrolio dal Golfo Persico eliminando il passaggio dello Stretto di Malacca tra l’Oceano Indiano e il Mar Cinese Meridionale e favorire lo sviluppo delle sue Province meridionali, queste in primis. Lo sviluppo del porto e del relativo centro economico di Kyaukpyu (Stato di Rakhine), è diventato basilare per l’installazione del terminal di un oleodotto che, attraverso la città di Mandalay, arriverebbe a Muse, all’estremo confine nord con la Cina. Si tocca nel vivo la rete neurale socio-economica concepita da Xi.

Nel frattempo l’esecuzione di tali progetti ha subìto varie traversie, con numerosi alti e bassi. Facciamo i conti. La Cina ha proposto un totale di 38 progetti nel quadro del CECM mentre al Governo birmano, valutato il livello di indebitamento con Pechino, ne restano ben 29 da approvare. La pandemia ha inoltre posto un freno alle iniziative cinesi in Myanmar e il Governo di Suu Kyi, dovrebbe sborsare $7,5 miliardi per i progetti, ma è costretto in questa fase a virare il tiro e dare totale priorità all’emergenza sanitaria e alle restrizioni derivate.

Il prossimo viaggio in Myanmar del 2021 del presidente Xi dovrebbe aiutare Pechino a rafforzare la sua presenza nell’Oceano Indiano, soprattutto se si riuscirà a concludere un accordo sullo sviluppo del porto di Kyaukpyu.  

Di “riuscirà” non se ne parla, neppure del “prossimo viaggio”. Il golpe ha congelato ogni iniziativa. Tutto è fermo e le cose si sono complicate. Sarà Xi il primo Presidente cinese a visitare il Myanmar dal 2001? Chissà quando?! Durante il suo viaggio ci sarebbe un incontro con il leader del governo Suu Kyi e il generale Hlaing capo dell’esercito o chi per loro.

Il Presidente cinese dovrebbe supervisionare la firma di diversi accordi nel corso di una visita di due giorni prevista il 17 gennaio, compresa la possibilità di inserire il pezzo finale del puzzle nell’accordo portuale da $1,3 miliardi, le cui trattative sono in corso da diversi anni, riporta la stampa di Pechino di inizio anno.

Una volta completato, l’impianto sul Golfo del Bengala fornirà a Pechino un collegamento diretto con le forniture di petrolio dal Medio Oriente, essendo  Kyaukpyu all’estremità di una complessa rete di oleodotti e gasdotti  per il petrolio e il gas naturale che arriva fino agli estremi della Cina sud-occidentale. Questo collegamento diretto consentirà un accesso molto più facile al Golfo Persico percorso alternativo per le importazioni di energia dalla Cina evitando lo Stretto di Malacca, infestato dalle navi pirata, ma diventato un punto di riferimento per la rivalità marittima Cina-India.

Kyaukpyu fa parte del più ampio piano di infiltrazione nell’Asia meridionale, con pesanti investimenti nei porti dell’Oceano Indiano attraverso la BRI, scatenando preoccupazioni enormi per Nuova Delhi: spingersi nel cortile di casa dell’India, seminando negli indiani il terrore dell’accerchiamento cinese del loro Paese.

Nel 2015, un consorzio guidato dalla cinese Citic ha vinto la gara per lo sviluppo del porto nello stato centrale di Rakhine, si è visto con un preventivo di $7 miliardi. Nel frattempo, l’LND il partito al governo, ha tagliato il budget a $1,3 miliardi oberato dallo spettro di non potere onorare il debito. La visita di Xi si sarebbe dunque collocata in un momento di crescente rivalità tra i due colossi dell’Asia meridionale e dell’Oceano Indiano.

Che fare, travolti dall’ondata del golpe? Nessuna visita e con o senza colpo di stato, Xi già ha messo in cantiere il piano B di recupero.

La fluidità delle situazioni politiche e sociali in Myanmar da tempo influisce sui vertici militari, li destabilizza inducendoli a rivolgersi alla Russia, onnipresente attore per la fornitura dell’armamento bellico e l’addestramento militare, incluso un contratto da $204 M per l’acquisto di sei caccia Sukhoi SU-30M.

Nel gennaio 2018, il ministro della Difesa russo Sergei Shoigu si era recato in Myanmar per incontrare il generale Hlaing. Sono stati raggiunti diversi accordi sulla fornitura di attrezzature militari e sulle indennità per il Myanmar per l’invio di personale militare per l’istruzione nelle scuole russe. Le cose però non sono andate nel verso giusto. A differenza dell’Occidente, la Russia non ha condannato i militari e il governo del Myanmar per la persecuzione dei Rohingya, sulla scia dell’India, ansiosa di contrastare la crescente influenza della Cina nell’area. Ciò ha acuito i contrasti Cina-India e nel 2017, quando la Gran Bretagna ha annunciato la sospensione dell’addestramento dell’esercito del Myanmar, decaduto l’interesse per la presenza russa, l’India si è fatta avanti e ha annunciato di voler addestrare i marinai del Myanmar (…) presso le unità d’élite indiane, ha riferito Reuters.

Nel novembre 2017, l’India e il Myanmar hanno tenuto le loro prime esercitazioni militari bilaterali, finalizzate a operazioni di mantenimento della pace e a marzo 2018, la marina indiana e quella del Myanmar hanno condotto una prova congiunta nel Golfo del Bengala. Che viene alla luce? L’India segnala numerose incursioni di sottomarini cinesi.

All’appello mancavano solo i sottomarini cinesi per fomentare nuove scintille tra Cina e India e scatenare anche forti tensioni tra Pechino e Myanmar, acuite dal perverso sospetto che la Cina facesse il doppio gioco, fornendo armi ai gruppi di ribelli in Myanmar.

E impassibile la Cina ha sempre negato ogni coinvolgimento negli scontri che in questi anni hanno visto le falangi di Arakan, gruppo armato indipendentista con base a Kachin, opposto alle forze armate birmane. Kachin per la cronaca è passato alla storia per le sue donne, adescate con la promessa di un lavoro e in realtà schiavizzate, messe incinta e abbandonate dopo il parto. E che scoprono i militari birmani, nel novembre 2019? Sequestrano un carico di missili terra-aria agli insorti dell’Esercito nazionale di liberazione Ta’ang, attivo negli Stati di Kachin e Shan - confinanti rispettivamente a nord e a est con la Cina e a sud con l'India. All’epoca il portavoce dell’esercito denunciò che il materiale bellico rinvenuto era di armi cinesi.

I cinesi beccati con le mani nel sacco! E la cosa si ingigantisce e si incupisce. La vicina India, mantenuta in un costante stato di allerta per la crescente influenza di Pechino nell’Asia meridionale, negli ultimi mesi ha visto crollare ai minimi storici le proprie relazioni con la Cina. Secondo il Times of India, una fonte militare di Nuova Delhi sostiene che l’Esercito di Arakan è finanziato al 95% dalla Cina e che la strategia di Pechino è tesa a evitare che l’India incrementi la propria influenza in Myanmar. Non è un caso che il gruppo armato sia stato alla larga da azioni volte a inquinare gli interessi di Pechino e si sia invece scatenato contro quelli indiani: pochi mesi dopo la concessione di un contratto da $220 M all’indiana C&C Construction per la realizzazione del Progetto di trasporto multimodale Kaladan, a gennaio del 2018 gli armati di Arakan con un blitz avevano rapito cinque cittadini indiani e cinque birmani tra cui un Parlamentare, sabotando mezzi e materiali di costruzione.

Tutto chiaro e alla luce del sole? Ovviamente.
Alla fine la Cina riesce a consolidare il suo piano di recupero e marca un punto a suo favore.  Da Pechino c’era da aspettarselo, in pieno colpo di stato e la mossa vale ora e ora soltanto. Domani, si vedrà. Oggi la Cina non ha condannato esplicitamente il golpe in Myanmar e si è limitata a prenderne atto. Cina e Myanmar alla lunga sono buoni vicini, da sempre. E allora? Auspichiamo che tutte le parti possano risolvere le loro divergenze nel quadro della Costituzione e della legge, salvaguardando la stabilità politica e sociale, ha dichiarato in conferenza stampa Wang Wenbin, portavoce del ministero degli Esteri di Pechino. Ma c’è di più, con finale alla Hitchcock… Il 12 gennaio, tre settimane prima del golpe, il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi in persona ha incontrato nella capitale il Comandante in capo delle forze armate birmane Hlaing, il generale autore del colpo di Stato e sul quale sono puntati gli occhi di tutti gli osservatori del pianeta.

Al termine dell’incontro ha detto: La Cina sarà sempre una buona amica del Myanmar, e la cooperazione amichevole tra i nostri Paesi andrà certamente ad approfondirsi sempre di più. Le forze armate sono pronte a svolgere un ruolo attivo in questo quadro

Cineseria o sottile diplomazia? A un Ministro cinese, chi mai può conferire il potere di affrontare media e osservatori con tale sicurezza e pacata insolenza? Come dire: Toccatemi
il Myanmar e vi trovate tutti a fondo.

(consultazione:     r.delaney - washington post; south china morning post - global impact newsletter; global new light of myanmar; t.dal passo - news agc communications; asia times; start magazine - g.gagliano; agenzia nova; esquire agi - agenzia italia; corriere della sera - g.santevecchi redazione esteri, luca zanini, silvia morosi; la repubblica; avvenire; times of india; reuters)

 

Inserito il:10/02/2021 19:15:48
Ultimo aggiornamento:10/02/2021 19:23:14
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