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Aggiornato al 22/01/2019

Bonnie Rogers (Chesterfield, MA, USA – Contemporanea) – Stormy Weather

 

Ci siamo arrivati

di Giorgio Panattoni


Cari amici, la situazione politica di oggi mi pare meriti sicuramente qualche riflessione. Senza la usuale retorica e il prevalere delle vecchie teorie di schieramento.
Siamo in presenza del primo attacco duro alla democrazia e alla Costituzione da parte di due forze politiche, vincitrici sì delle elezioni, ma incapaci di elevarsi all'altezza di un governo di paese
Tutto, subito, diverso, nuovo, contro, spesso impossibile è segnale di grande immaturità.
C'era stato un altro golpe, questa volta militare, quello del principe nero Borghese, ma allora erano coinvolti la massoneria di Gelli, il governo stesso con i Suoi Servizi Segreti, la mafia (vedi qui il rapporto stato-mafia che tanto ha interessato la opinione pubblica e non solo) e gli Stati Uniti. Era il 1970, anniversario dell'attacco giapponese a Pearl Harbor nel 1941, che ha segnato la storia del XX secolo, e ministro della difesa era Andreotti. E soprattutto erano coinvolti i corpi militari, che si erano preparati per mesi.
Qui nulla di tutto questo, ma l'attacco è stato comunque molto duro.
Non è sorprendente che i protagonisti ribaltino l'accusa contro la Presidenza della Repubblica, fa parte del gioco pericoloso che hanno iniziato e della tecnica di comunicazione che hanno usato e che continuano ad usare, quasi non fosse cambiato nulla.
La motivazione di questo attacco durissimo oltre che sbagliata e ignorante del nostro ordinamento costituzionale è lasciatemi dire tutta interna al rapporto di forze tra i due partners di governo (si fa per dire).
La Lega non può e non vuole mollare sull'Europa (non su Savona), perché i Cinque Stelle hanno quasi tutto il resto e comunque la leadership esterna.
Ovviamente bastava accettare le proposte del Presidente, interim del capo del governo all'economia, oppure Giorgetti (Lega) ministro, e il governo si poteva fare.
Invece no, per colpa ovviamente del Presidente.
La cosa sorprendente è che il famoso programma non è quello delle elezioni, sicuramente non quello del Centro destra (che ovviamente si è spaccato) e molto più estremista di quello dei Cinque Stelle. Rivendicare piena autonomia su queste linee voleva dire allontanarsi dalla espressione del voto popolare, oltre che mettere in crisi la posizione dell'Italia e dei trattati internazionali che la supportano.
Lasciamo perdere le minacce di morte e gli insulti al Presidente, segnale di quanto sia degradata la politica, ma ricordiamoci delle clamorose bugie che Di Maio, come al solito, ha messo in giro.
E adesso? Si va a votare e anche Dio voglia, ma pare quasi impossibile, dopo aver scongiurato l'aumento dell' IVA e fatta la legge di bilancio.
Altrimenti sono guai serissimi per tutti.
Ci aspettano mesi terribili, ad iniziare con le annunciate marce su Roma (!!). E ce ne sarà purtroppo per tutti.
E molti, troppi, si dimenticheranno dell'attacco alla democrazia, che mai come ora sta scricchiolando pericolosamente.
In questo contesto il PD rivendica di aver fatto bene e lancia slogan contro i barbari.
Ovviamente non va bene e non basta.
E' ora che tutti quelli che credono nella democrazia con regole costituzionali facciano fronte comune, perché in gioco c'è la sicurezza e la libertà di tutti.

29 Maggio 2018

 

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Inserito il:30/05/2018 11:16:35
Ultimo aggiornamento:30/05/2018 11:20:52
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