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Aggiornato al 22/01/2019

George Schill (Contemporaneo - Pittsburgh, PA - USA) – Crossroads

 

SI e NO, No e SI: prendo posizione. Ultima puntata

di Tito Giraudo

 

Rassegniamoci, le modifiche alla Carta Costituzionale non sono il vero obbiettivo della scelta referendaria. Il 4 Dicembre (se ci andremo), voteremo pro o contro Renzi. Pensate il mio disagio nel dover sostenere il PD e questa è la mia prima dichiarazione di voto.

Gli ex comunisti e gli ex cattolici di sinistra, non ho mai potuto digerirli. Tuttavia, devo riconoscere (e in questo do ragione agli oppositori interni) che Renzi non ha nel suo DNA nulla che lo avvicini a quelle due case madri della sinistra italiana. Prodi rappresentava la sintesi benedetta di quei due mondi e solo la protervia di D’Alema ci ha risparmiati dalla cura di mortadella che il Prof. emiliano ci avrebbe propinato, magari svendendo, anzi regalando ad amici e parenti (naturalmente politici), quello che resta del patrimonio statale di questo Paese.

Torniamo a Renzi, mi era simpatico (anche perché come me ha fatto il boy scout), quando si mise in testa di far fuori un po’ di cariatidi dell’ ex PCI, ma soprattutto quando mi hanno detto che forse la fronda a Prodi per la Presidenza della Repubblica portava la sua firma, sono andato in brodo di giuggiole……Quando ci sono state le primarie (le prime, quelle che ha perso), io e la mia signora siamo andati a votarlo, il che la dice lunga sul cambiamento che prometteva.

Se devo dire la verità, come Capo del Governo mi ha deluso, mal sopportavo le sparate di Berlusconi (eppure l’ho votato), Renzi, l’ha emulato senza avere la simpatia canagliesca del Cavaliere. Speravo che un giovane avesse una visione meno brevilinea della politica e dell’economia, fino ad ora non sono molto confortato, anche lui pensa principalmente alle prossime scadenze elettorali, fa annunci roboanti che riguardano piccole cose, riformette di poco conto. Ancora una volta devo dire: è il meno peggio, anche perché nel frattempo il Berlusca è entrato in paranoia.

Detto questo, mi pongo due ordini di problemi sul referendum: vado a votare pro o contro Renzi? Oppure faccio finta che quel problema non esista e decido serenamente tra il SI e il NO?

Per tanti sforzi io faccia, mi rendo conto che disgiungere le due cose è impossibile. E’ interessante quindi analizzare le conseguenze del SI e del NO, sicuro come sono che il voto non è circoscritto alle riforme. Non resta che fare degli scenari e ragionarci su.

 

Prima ipotesi: vince il SI.

Renzi esce rafforzato e legittimato per non essere mai stato eletto (per la verità credevo che i risultati delle Europee qualche cosa avessero detto). A questo punto di fronte a Renzi ci sono due strade. La prima: sfrutta la vittoria, modifica la legge elettorale con il voto alla coalizione e va alle elezioni con buone probabilità di vittoria. Liquida la sua sinistra (che intanto si è liquidata da sola con le posizioni antipartito esagerate), anche sul piano dei parlamentari.

Certo, sussistono delle incognite, prima fra tutte i transfughi di Forza Italia che per entrare in coalizione con Renzi chiederanno più poltrone di quante meritano, anche perché ventileranno il ritorno in Forza Italia. Tenendo conto che il Cavaliere è seriamente minacciato nella sua leadership da Salvini: tra i “mattonzzoli” alla Brunetta e i suoi transfughi, l’uomo, secondo me, nonostante gli acciacchi ha l’elasticità mentale sufficiente per il perdono.

Sono però convinto che Renzi sarà munifico con Alfano e Verdini, soprattutto perché non darà certamente delle chance (a parte Cuperlo, se sta bravo) ai suoi avversari interni. Non dovendo andare al ballottaggio con i cinque stelle e quindi al riparo dalle alleanze spurie avrebbe ottime possibilità di governare, questa volta pienamente legittimato.

L’alternativa, sarebbe vivacchiare fino al 2018, tentando l’operazione del Partito della Nazione.

L’asse Berlusconi-Salvini (quest’ultimo in caso di vittoria del si avrebbe problemi con il duo Maroni, Zaia), difficilmente reggerebbe. Se il Cavaliere avrà il buon senso di puntare su un successore moderato e credibile, il suo passo indietro faciliterebbe un nuovo “Nazzareno” e quindi l’apertura di nuovi scenari che condurrebbero, se non al “Partito della Nazione”, alla “Coalizione della Nazione” e, se non è zuppa…..

 

Seconda ipotesi: vince il NO

Ho a lungo meditato, ma gli scenari anche in caso di vittoria del NO cambierebbero poco.

Certo, Renzi ne uscirebbe malconcio. Ma se è furbo si dimette immediatamente da Presidente del Consiglio (non da segretario del Partito). La palla passerebbe al Presidente Mattarella, il quale tenterà di riaffidare l’incarico a Renzi in prima battuta, e se questi declina, può cercare un nome super partes, oppure convocare nuove elezioni.  Per questo Renzi deve modificare assolutamente la legge elettorale, perché in ultima analisi la coalizione del NO, ma soprattutto l’elettorato, potrebbero essere tentati da soluzioni tipo Raggi-Appendino, il che vorrà dire la vittoria del fronte anti Europa con gli annessi e connessi del caso, e dato che la Grecia è vicina…….

Nel caso del Governo di transizione, gli scenari che si aprirebbero non si discosterebbero molto da quelli della vittoria del SI, dal momento che ci piaccia o meno, se non vogliamo correre il rischio del “grilsalvinismo”, dobbiamo mangiare una sola minestra……..

La palla resta essenzialmente in mano al PD. Si tratta di vedere se il renzismo è forte a sufficienza, in caso contrario: “mortus est”. In questo caso non so prevedere quello che capiterà. Non resta che entrare nel merito dei quesiti referendari.

Personalmente, non posso dare ragione a chi ritiene che le riforme sono un attacco alla Democrazia, tutt’altro, la Democrazia si salva solo con esecutivi forti, soprattutto tenuto conto che quasi dappertutto la Democrazia del leader sta diventando la norma. Per me, tanto valeva fare una riforma in senso Presidenziale: dà questo, a sostenere come fa Salvini, lo status quo, ce ne passa.

L’altra obiezione del fronte del no, è che le riforme costituzionali devono essere condivise possibilmente da una larga maggioranza, giusto, ma dobbiamo però chiederci se in questo momento esistono le condizioni.

I 5 stelle hanno come DNA  quello di essere “contro”, ne fece le spese il povero Bersani che, per disperazione, avrebbe legittimato il Movimento riconoscendolo a pieno titolo come un Partito e non come il parto di un momento di terribile crisi della Politica.

L’impegno della Politica immediatamente dopo le ultime elezioni, fu quello di porre mano alle riforme, Renzi l’ha fatto anche nell’ottica che per le vere riforme economiche i tempi non sono maturi visti i chiari di luna economici. Ritengo quindi che l’osservazione: “non era il momento” sia risibile. Non è mai il momento se non si vuole riformare la politica, soprattutto se i Partiti, le riforme, vogliono farle a loro uso e consumo. Bene quindi aver colto il momento.

Sul merito specifico, certo, si poteva fare di meglio. Con questa riforma ancora una volta si è ambigui sui poteri del Premier, ma la mia critica va in una direzione diametralmente contraria a chi sostiene che è un attacco alla Democrazia rappresentativa. Ad ogni buon conto non si può negare che sulla riforma del senato, di fatto, si elimina la doppia Camera. Personalmente avrei eliminato del tutto il Senato, occorre però considerare che con il superamento dell’articolo quinto, bisognava dare voce politica alle regioni e alle Città Metropolitane, quindi il Senato delle autonomie in sé non è sbagliato, anche se il meccanismo dei Senatori non è chiaro, farraginoso e sicuramente necessiterà di aggiustamenti. Con questo sono contrario alla elezione diretta e tanto più alle preferenze, vera fonte di clientelismo. Ma di qua a dire che il processo riformatore deve andare incontro all’ennesimo flop; mi sembra demenziale.

Sono mie considerazioni personali ma sufficienti perché mi dichiari per il SI.

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Inserito il:04/11/2016 16:49:25
Ultimo aggiornamento:04/11/2016 16:56:21
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