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Aggiornato al 21/09/2021

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Alex Levin (Kiev, Ukraine, 1975 – Israel) - Sunset in Jerusalem

 

Gerusalemme, città divisa in due e il conflitto israelo-palestinese (1/2)

di Vincenzo Rampolla

 

Nella giornata di venerdì 9 ottobre 2015, sei persone sono state accoltellate in tre diverse aggressioni in Israele e Cisgiordania, mentre sei palestinesi sono morti in una sparatoria al confine fra la Striscia di Gaza e Israele: passo indietro di pochi anni, per entrare nel vivo della storia. Un nuovo ciclo di scontri fra palestinesi e israeliani è iniziato giovedì 1 ottobre, con l’uccisione di una coppia di ebrei in una strada fra due colonie israeliane. Con il pretesto della sicurezza, il Governo israeliano ha imposto ulteriori restrizioni per l’accesso di palestinesi alla Spianata delle moschee di Gerusalemme, luogo sacro per i musulmani, ma controllato dalle autorità israeliane. Dopo quell’ottobre ci sono stati numerosi attacchi da ambo le parti e aggressioni con coltelli da parte di palestinesi. La tensione è alle stelle e si infittiscono le notizie da entrambi i fronti sul possibile inizio di una terza intifada, una rivolta giustificata dalle autorità palestinesi e organizzata contro lo Stato d’Israele.

Due intifada sono già avvenute alla fine degli anni ‘80 e all’inizio degli anni 2000 e si parla di nuova intifada a ogni nuovo ciclo di violenze in Cisgiordania o in Israele. Colpa dello stallo delle trattative di pace fra Israele e Palestina, colpa della catastrofica situazione economica in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza. Lo dicono i media, gli analisti, i politici, i giovani con le scritte sui muri, i vecchi nei crocchi di sedie sgangherate e le donne gravide assediate da bimbi. Lo dicono i gatti divorati dai topi e i cani pelle e ossa. Lo dicono tutti e nulla cambia.

Da decenni Gerusalemme è il nodo del conflitto fra Israele e Palestina. Quali le cause?

Per vari motivi Gerusalemme è stata dichiarata capitale del proprio Stato dagli israeliani e dai palestinesi, ma questi non hanno mai digerito, nemmeno dopo gli Accordi di Oslo, il patto politico stretto nel 1993fra i due Paesi. La città è abitata da israeliani e palestinesi e nel tempo la convivenza ha generato un assurdo numero di dispute e litigi tra quartieri, vicoli e confini territoriali, che arroventano la spinosa questione del conflitto israelo-palestinese.

60 % circa della popolazione è costituita da israeliani che a loro volta controllano totalmente più della metà dei palestinesi, occupando militarmente gran parte dei loro quartieri dal 1967. Negli ultimi giorni gli abitanti dei quartieri arabi hanno criticato l’inasprimento dei controlli israeliani che rendono sempre più difficile la loro vita. Secondo i pareri avversi, ciò fa parte di una perversa catena di strategie volte a dissuadere i palestinesi a vivere a Gerusalemme e nelle zone limitrofe, e indirettamente per ridurla alla fine israeliana. La città è di fatto divisa in due dal 1949, dopo la prima guerra combattuta fra arabi e israeliani e vinta dagli israeliani; negli anni precedenti, a Gerusalemme convivevano arabi, israeliani e cristiani e l’intera zona, conosciuta come Israele e Palestina, era unita. Poi le cose sono cambiate. Con l’armistizio fu sancito che Israele avrebbe occupato la parte ovest della città, tuttora interamente israeliana e dallo stile occidentale, e che la Giordania avrebbe occupato la parte est della città, tuttora abitata in prevalenza da palestinesi, Giordania che durante la guerra aveva occupato parte di Gerusalemme e dell’odierna Cisgiordania. Tra Gerusalemme ovest e Gerusalemme est fu tracciato un confine, chiamato Green Line, una linea fantasma, la cortina base delle parole di pace fra Israele e Palestina.

La situazione è esplosa nel 1967, al termine della Guerra dei sei giorni: Israele di nuovo ha la meglio e occupa diverse zone fra cui Gerusalemme est, di cui tuttora mantiene il controllo militare insieme a un’ampia area di quartieri confinanti, oggi annessi al territorio considerato Gerusalemme est da Israele. L’ONU e i principali Paesi occidentali hanno riconosciuto le conquiste del 1948, considerano Gerusalemme est parte del nuovo Stato della Palestina seppure occupato da Israele, ma non hanno mai riconosciuto l’annessione di Gerusalemme est a Israele. Nessun riconoscimento, ma si va avanti lo stesso, come se nulla fosse. A che serve la Green line? La questione della divisione in due della città è ulteriormente resa complessa da altri fatti: il primo, l’elevato numero di palestinesi insediati capillarmente nella città vecchia di Gerusalemme, il centro storico, e il secondo, l’esistenza di monumenti e siti storici di grande valore per le tre religioni monoteiste ebraismo, cristianesimo e islamismo, la più diffusa fra i palestinesi. Questi fatti sono la chiave per comprendere l’enorme significato simbolico rappresentato dalla città per i palestinesi e per gli ebrei d’Israele.

Entriamo a Gerusalemme. Al centro c’è la Spianata delle Moschee, con la moschea di al-Aqsa, la più importante e costruita nel luogo dove secondo l’Islam il profeta Maometto è asceso al cielo. Nello stesso luogo, duemila anni fa, sorgeva il Tempio di Salomone, sommo luogo sacro per gli ebrei, distrutto dai Romani nell’assedio di Gerusalemme del 70 d.C. Del Tempio rimane il Muro occidentale esterno (Kotel) considerato oggi dagli ebrei un luogo di culto fondamentale. Gerusalemme, infine, è Città Santa anche per i cristiani, perché nella città vecchia, molto frequentata da pellegrini e turisti, sorge la Basilica del Santo Sepolcro, eretta sul luogo dove secondo la tradizione cristiana è stato sepolto Gesù Cristo.

Veniamo al dunque. Una disputa sulle restrizioni imposte da Israele sugli ingressi alla Spianata delle moschee è stata alla base del nuovo ciclo di violenze iniziate ad ottobre 2015.

A chi le visita, Gerusalemme est ed ovest appaiono quasi come due città distinte: la parte ovest ha strade spaziose, tram moderni e parchi pubblici, la zona est e la città vecchia hanno vie strette e case e strade malridotte. Anche in tempi di relativa pace, il centro storico è praticamente militarizzato con vari controlli di sicurezza per accedere al Muro occidentale e gruppi di soldati israeliani armati per le stradine affollate di botteghe e caffè.

Per chi abitava a Gerusalemme est e nel quartiere della città vecchia, l’occupazione da parte d’Israele ha creato una sorta di insicurezza, palpabile ovunque. Gerusalemme est è scollegata dal resto della Cisgiordania e i suoi cittadini hanno una cittadinanza propria, in maggioranza palestinese, con un diritto di residenza permanente e l’onere delle tasse al Governo israeliano. Possono usufruire del sistema sanitario israeliano e votano alle elezioni locali e in generale hanno una vita più facile dei palestinesi che abitano in Cisgiordania, si parla di scuola, di lavoro in Israele o comunque di liberi spostamenti fra Israele e Palestina. Da anni i palestinesi si lamentano di venire trattati da israeliani di rango inferiore e che il Comune non investe nelle infrastrutture di Gerusalemme est, privilegiando investimenti a Gerusalemme ovest.

Facendo un altro passo indietro di una ventina d’anni, nel 2000, con l’inizio della seconda intifada, periodo di rivolte e violenze organizzate allo scopo di indebolire Israele e obbligarlo a trattare condizioni più favorevoli per i palestinesi, Israele ha iniziato a costruire dei lunghi tratti di recinzione a difesa delle proprie colonie, ovvero gli insediamenti costruiti da israeliani in Cisgiordania e nella periferia di Gerusalemme a partire dalla fine del conflitto del 1948 e in continua evoluzione e avanzamento, erodendo il territorio palestinese, per così dire per ebraizzarlo e assumerne la proprietà in occasione di future negoziazioni.

Si ribadisce che le colonie costruite negli anni da Israele non sono riconosciute dalla comunità internazionale, trovandosi oltre la Green line e sono di certo tra i principali motivi dell’attrito israelo-palestinese. Dal 2010 il Governo israeliano ha chiuso i finanziamenti per costruire nuove colonie, ma continua a favorire l’espansione di quelle esistenti. Nulla cambia, dunque. Molte sono nate anche a Gerusalemme est, quartieri israeliani infilati tra quartieri arabi.

Fonti ufficiali 2013 informano che circa 300.000 ebrei vivono nelle colonie della periferia di Gerusalemme est, circa 82.000 nelle colonie in Cisgiordania e 274.000 in colonie nei territori occupati da Israele e protetti da 730 km di muri, recinzioni, fossati e porte elettroniche.

(consultazione:    al jazeera; jerusalem post; haaretz; il post - mondo; rami ayyub; ali sawafta - ramallah; stephanie nebehay- geneva; philippa fletcher; euronews - luke hurst; reuters; ispi - istituto studi di politica internazionale; treccani)

(Continua)

 

Inserito il:29/06/2021 09:23:13
Ultimo aggiornamento:30/06/2021 16:18:42
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