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Aggiornato al 19/03/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal
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“Uomo morde un cane”, miniatura tratta dalla ‘Bible historiale complétée’ (1418-1420),
British Library, Londra.

Tutti contro l’Italia.

Ormai l’abitudine di tutta la stampa nazionale, radio e televisioni comprese, ovviamente, è di parlare il peggio possibile del governo, delle sue iniziative, dei suoi progetti, delle sue speranze e delle sue realizzazioni. Più che altre volte, perchè il cambiamento promesso è più profondo.

Cioè di parlare il peggio possibile dell’Italia e del momento che il paese vive tra enormi difficoltà dell’Europa tutta e del mondo intero.

Non si capisce perché, ma la immagine che ne viene fuori è di un paese completamente allo sbando, in mano a irresponsabili che ben che vada dicono solo bugie, incapaci di farne una giusta, anzi dediti alla mistificazione permanente e alla truffa ideologica.

Non è un quadro molto incentivante, anzi direi del tutto deprimente, ma tant’è, basta mettere in evidenza le inevitabili contrapposizioni, anche di parti poco significative, e il gioco è fatto.

Come al solito, sono tutti alla ricerca dell’uomo che morde il cane, perché fa più effetto e pare convinca di più l’opinione pubblica, almeno secondo i sondaggisti della stampa in questione (tutta).

In questo quadro appare quasi patetica la figura del Presidente Napolitano, che non perde occasione per richiamare tutti alla necessità del cambiamento, alla realtà delle cose che si muovono, ai differenziali che pure si apprezzano nell’azione di governo dopo tanti anni di immobilismo.

Naturalmente questo atteggiamento non aiuta nessuno a fare meglio e più in fretta, non placa i dissidi personali e di corrente (dopo 21 votazioni, con il parlamento bloccato, non ci sono ancora i due giudici della corte costituzionale di nomina parlamentare), non favorisce la coesione, ma la rottura e la diaspora, non valorizza le poche cose positive che si riesce a fare  neppure in sede internazionale (e sappiamo quanto ne avremmo bisogno), non costruisce qualcosa di positivo per il futuro, anzi drammatizza le nubi che accompagnano qualunque processo di cambiamento.

In questa atmosfera vengono amplificate e supportate le più reazionarie e resistenti ragioni della conservazione da parte delle corporazioni, senza alcuna scelta di priorità per quello che ci dovrebbe aspettare domani.

Io non credo sia la strada giusta per cambiare, ammesso che si voglia ancora tentare di farlo tutti insieme, anche con fatica e inevitabili errori.

Chi fa 10 cose ne sbaglia una e mezza, chi non fa difficilmente sbaglia, chi si impegna a conservare e a mantenere le sbaglia quasi tutte.

Purtroppo a questo gioco si prestano anche firme importanti del nostro giornalismo. Verrebbe la voglia di chiedergli: se foste al posto del manovratore, con le risorse che ci sono e la prospettiva economica generale, che cosa fareste in concreto per tentare di portare avanti quello che quasi la metà del paese ha detto di volere? Occupereste il parlamento con esibizioni da circo più che di rappresentanza politica? Occupereste anche le fabbriche? Proclamereste lo sciopero generale per bloccare il paese? Cancellereste gli ottanta euro in busta paga o il bonus per i bebè e per le famiglie? Manterreste l’IRAP ai livelli attuali? Cancellereste la estensione delle protezioni sociali a tutti i lavoratori? Destinereste anche voi parte dell’aumento del deficit di bilancio per tentare di rilanciare qualche pezzo di economia? E tanto altro ancora. Ci sarebbero risposte diverse, ma almeno non tutte uguali.

Il resto dovrebbe far parte di una normale discussione di merito sulle cose che sono  perfettibili, ma con la logica di fare meglio e non di distruggere quello che con enorme fatica si cerca di fare.

Ma, come al solito, questa è una cosa che non siamo capaci di fare e la stampa di descrivere e di supportare.

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Inserito il:23/10/2014 23:23:17
Ultimo aggiornamento:27/10/2014 09:25:43
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