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Aggiornato al 26/05/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Emanuele Cappello (1936 – Ragusa) – Il treno

 

Lettera aperta a Matteo Renzi

di Giorgio Panattoni

 

Caro Matteo, oggi, 12 luglio 2016, di fronte alla tragedia ferroviaria che ha di nuovo colpito l'Italia hai detto giustamente “ora andremo sino in fondo per capire le responsabilità di un fatto così grave”.

Emergerà probabilmente che si è trattato di un errore umano, un semaforo non visto, una segnalazione sbagliata da parte della centrale di controllo, o qualcosa del genere.

Ma le responsabilità, quelle vere, non stanno lì.

Una ferrovia sicura deve essere a doppio binario, non si gioca alla roulette su un binario unico, e i sistemi di sicurezza devono poter intervenire quando c'è qualcosa di anomalo fermando i convogli.

E non si può, non si deve, affidare la vita delle persone alle telefonate tra i capi stazione o ai fax(!!).

E non ci sono, non devono esserci, ferrovie di serie A e ferrovie di serie B, a morire sono donne, uomini, studenti, pendolari, tutti uguali.

Certo occorrono investimenti per modernizzare le linee, che non sono solo i freccia rossa e i freccia bianca, ma sono anche le  migliaia di chilometri delle ferrovie cosiddette minori, anche quelle in concessione, dove la vita  per chi decide il livello delle infrastrutture pare avere un altro valore.

Incominciamo da lì a definire le responsabilità, partendo dall'assunto che una ferrovia o è sicura o non è. E la sicurezza non può essere demandata solo a un macchinista o a un addetto di centrale, che certo la loro parte la devono fare sino in fondo, ma non basta.

La ferrovia non è come una strada, ha i binari, la via è obbligata, e protetta, non si può deviare, ma occorre che i treni siano guidati con le sicurezze automatiche che la tecnologia consente. E che chissà perché non si applica, per piangere poi sulla fatalità di un errore umano.

Altrimenti accettiamo ancora una volta di subire ingiustizie inaccettabili dal punto di vista morale e politico.

E già che ci siamo ti segnalo la situazione paradossale che si sta verificando per la raccolta rifiuti in una regione italiana. Ovviamente non è la prima, anzi, ma fa sempre notizia, perché pare che da anni di disastri non si sia imparato nulla. Strade zeppe di rifiuti non raccolti, pericolo di epidemie, sporcizia, immagine degradata e via di seguito.

E per l'ennesima volta qualcuno ci dice che le discariche sono sature, e se ne è accorto ovviamente quando i rifiuti sono rimasti in strada, e chiede un tavolo a Roma per valutare la situazione!

Incominciamo anche da qui a definire le responsabilità, quelle vere, e a prendere provvedimenti forti, ma giusti, perché anche in questo caso i cittadini hanno il diritto di avere servizi adeguati, che del resto pagano direttamente.

Casi come questi ce ne sono tanti, tutti molto evidenti.

E' proprio venuto il momento, se si vuole risalire la china della capacità di governare il paese, di fare davvero cose diverse dal passato, e che rispondano alle esigenze di coloro che sono governati.

Incominciando da quelle normali, e perciò doverose.

E speriamo di non scoprire anche questa volta che la mafia, la camorra, la ndrangheta etc ha messo la mani sui questi processi e ha generato questo putiferio. Era tutto a posto, ben pianificato, ben condotto, la politica, soprattutto quella di maggioranza, aveva agito bene, ma la corruzione, si sa, butta all'aria anche le migliori intenzioni!

Sempre che gli addetti al controllo di questi settori non timbrino il cartellino, magari con una scatola di cartone in testa per non farsi riconoscere, e vadano a spasso per i fatti loro, invece di occuparsi delle cose per le quali sono stati eletti e designati.

Un paese “normale” non è certo questo.

E mi pare che la priorità numero uno sia quello di farlo diventare. Almeno quasi.

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Inserito il:13/07/2016 15:03:56
Ultimo aggiornamento:13/07/2016 15:07:32
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