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Aggiornato al 22/07/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

René Magritte (1898-1967) – Golconda -1953

 

Il futuro dei partiti

di Gianni Di Quattro

 

Quello che succede nel nostro paese, e non solo nel nostro, potrebbe essere la prova di un prossimo futuro a proposito dei movimenti politici che chiamiamo partiti e che nel percorso del secolo scorso erano i sistemi per canalizzare il consenso dei cittadini in un sistema di democrazia rappresentativa. I partiti curavano quindi le relazioni con la gente attraverso sezioni periferiche, apposite strutture e iniziative varie come incontri, comizi, giornali informativi, riunioni e, soprattutto, curavano la selezione e la formazione di coloro che potevano essere avviati a occuparsi, in nome e per conto del partito, della gestione della cosa pubblica negli enti periferici come Comuni, Province e Regioni o altri Enti, per essere poi avviati, dopo un periodo significativo di esperienza e aver dimostrato le proprie attitudini anche morali, verso il Parlamento nazionale, il centro formale e sostanziale della democrazia del paese. Il ruolo istituzionale dei partiti era dunque molto importante, perché, non solo assicurava un dibattito tra ideologie, visioni e proposte diverse, cosa che arricchiva e costituiva il fondamento della democrazia, ma anche preparava la classe dirigente del paese.

Il sistema ha funzionato e garantito equilibrio, sensibilità democratica e preparazione in tutto il sistema politico. Ad un certo punto, e dopo alcuni   decenni, il sistema, forse perché sempre immobile, è andato in crisi consentendo ampie sacche di corruzione che hanno depredato il paese. Ma questo è avvenuto nell’ambito di un processo di degradazione di tutta la società, che intanto si era trasformata e che era diventata molta attenta ai diritti e meno ai doveri, proiettata verso una conflittualità sindacale violenta basata sulle vittorie a breve e non su una visione del futuro, attraversata dalla stagione cruenta del terrorismo che ha lasciato sul terreno morti e lasciti ideologici antisociali. Una degradazione che ha indebolito lo Stato e consentito la nascita e la radicalizzazione di caste organizzate e sempre più fameliche nella pretesa di acquisire e difendere propri privilegi anche a danno della comunità tutta e che oggi si chiamano opportunamente poteri forti perché condizionano lo Stato in tutte le sue strategie e comportamenti e che di fatto hanno reso quantomeno zoppicante la nostra democrazia.

Naturalmente l’indebolimento dello Stato, la sua inefficienza, la sua corruzione insieme ai ricatti dei poteri forti e cioè di caste rappresentate da strutture significative sul piano quantitativo e condizionanti per lo svolgimento di qualsiasi attività nella comunità, intanto hanno creato dei movimenti popolari di opposizione generica alla classe politica considerata responsabile del degrado e del declino della società nel suo complesso. Tutto ciò ha distrutto i vecchi partiti come riferimenti e come strutture e cancellato il loro modo aggregare il consenso.

Nuove tecniche di marketing consentono di disaggregare la società e permettono di conseguenza di dirigere messaggi mirati e diversificati ai vari strati e ceti della popolazione. La diversificazione riguarda evidentemente anche l’utilizzazione di diverse tecnologie, innovative alcune come quelle che contemplano l’utilizzazione della rete internet o comunque di revisione di quelle che si possono ormai considerare tradizionali come la televisione. A ciò si deve aggiungere la presenza e la diffusione di social network che consentono di personalizzare i contatti e persino di dialogare con centinaia di migliaia e addirittura milioni di persone. Le ultime consultazioni elettorali in giro per il mondo lo dimostrano e persino nel nostro paese in occasione del referendum recente sulle proposte di modifiche costituzionali.

Scomparsi i vecchi partiti dunque, malgrado qualche romantico tentativo di tenere in vita qualche retaggio del passato comunque in profonda crisi e non lontano dalla sua sparizione o quantomeno dalla sua polverizzazione, oggi la lotta politica si svolge tra movimenti e aggregati variamente denominati che hanno tutti la caratteristica di essere centralizzati come gestione, sistema decisionale e sistema propositivo e nei quali il dibattito è limitato nei limiti decisi come nelle forme e nei tempi. Questo è un altro colpo che è inflitto alla democrazia. La democrazia, infatti, non dovrebbe contemplare nella sua essenza solo la partecipazione formale del popolo in termini di dire sì o no come sempre più è ridotta dalle nuove concezioni grazie anche alla tecnologia, ma dovrebbe rappresentare una forma attiva di scelta attraverso percorsi di confronti e di selezioni successive. Ebbene tutto questo è scomparso.

Oggi abbiamo partiti liquidi si potrebbe correttamente dire che si creano, scompaiono, si modificano, si fondono che non hanno più una base ideologica forte che rappresenti il perno della aggregazione dei sostenitori (che sempre più spesso si chiamano ormai seguaci come quelle di alcune sette religiose sparse per il mondo), ma si   propongono sulla base di un progetto che di volta in volta può cambiare e sulla fedeltà ad un leader od a un gruppo di leader. Inoltre, questi leader non sono più politici di professione, che hanno fatto esperienze, si sono formati nell’ambito del proprio partito, ma sono chiunque e cioè manager, accademici, comici, persone dello spettacolo, tecnologi o burocrati provenienti da alcune caste in particolare come quella che amministra la giustizia e quella che cura la educazione.

Era naturale che ciò avvenisse perché se la società è diventata liquida come ha spiegato Bauman, i partiti non potevano rimanere ancorati a schemi e comportamenti al di fuori della società, soprattutto di parte di essa costituita dai giovani. Oggi nel nostro paese siamo in una fase di transizione perché convivono, senza alcuna possibilità di intesa tra di loro perché provengono da concezioni differenti, movimenti tradizionali e movimenti nuovi. Naturalmente quelli tradizionali sono destinati a scomparire e rimangono ancora vivi grazie ad un loro management politico di vecchio stampo, alla società italiana sempre più vecchia e alla connotazione della stessa società sempre più conservatrice come da sempre. Ma il futuro è tracciato ed inevitabile e ormai anche nella nostra vecchia comunità i sintomi ci sono tutti e ben evidenti.

 

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Inserito il:24/01/2017 10:20:20
Ultimo aggiornamento:24/01/2017 10:24:50
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