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Aggiornato al 16/01/2019
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Claude Monet (1840 – 1926) – Treno nella campagna – 1870 ca

Ambiente e Ambientalismo.

 

Parto da una considerazione: l’ambientalismo se lo possono permettere i ricchi i quali sono diventati ricchi a discapito dell’ambiente. Questo si è verificato un po’ dappertutto.

Gli ambientalisti italiani sono una razza a parte. Quando in Germania i Verdi iniziavano ad essere una forza politica, in Italia l’ambientalismo era appannaggio di pochi e comunque non toccava la politica.
I verdi italiani come espressione politica sono nati dopo mani pulite.
Vero che prima esisteva Legambiente, era però una delle tante associazioni strumentali del PCI legate all’Arci: Arcigola, Arcigay e appunto Lega ambiente.

La caduta del muro e il tonfo del Comunismo Italiano prima, “mani pulite” dopo, hanno creato orfani ideologici e lavorativi, tutti nell’ambito delle sinistre. L’ambiente per costoro è diventato non solo un altro feticcio, ma soprattutto un’altra occasione per restare nel giro politico.
Queste considerazioni, per segnalare che l’ambientalismo politico, da noi, non è stata una vocazione ma un ripiego.
La filosofia ambientalista tuttavia ha dei precedenti che camminano di pari passo con l’antimodernismo che pervade una certa cultura italiana.

Ero poco più di un ragazzo quando nel Canavese andavo a fare i comizi per i Socialisti. Usavo gli slogan allora in voga in quel Partito: “Perché costruire le autostrade quando mancano gli ospedali e le scuole? Le autostrade e non i treni?”.
Si dava la colpa alla “Fiat spectre”. Fortunatamente, allora, si fecero le autostrade e contemporaneamente gli ospedali e le scuole. Al punto che ora si devono chiudere quegli ospedali troppo piccoli e diseconomici e anche le scuole non mancano, se mai manca la manutenzione, ma è un altro discorso.

Di esempi come questi ce ne sono a iosa. Quando nel mondo la televisione diventò colorata, gli stessi antimodernisti dissero che avevamo ben altri problemi che non colorare i video. Il risultato fu che la fiorente industria del televisori italiana chiuse i battenti perché tutti, ma proprio tutti, rifiutarono la TV in bianco nero ma a quegli industriali fu impedito di produrre TV a colori.

Veniamo al nucleare: tutti i Paesi sviluppati decisero di produrre energia elettrica con la fusione dell’atomo. Da noi, i soliti talebani fecero fuoco e fiamme e l’atomo fu bloccato dalla magistratura che arrivò a mettere in galera l’uomo che l’aveva strenuamente propugnata: Felice Ippolito.
Negli anni ‘60 eravamo il terzo Paese al mondo dopo Stati Uniti e Regno Unito; lo scandalo Ippolito montato ad arte bloccò le ricerche facendo stancamente proseguire il settore, fino al disastro di Cernobyl dove sull’onda delle emozioni e della demagogia, non solo si bloccarono nuovi investimenti, ma dopo uno sciagurato referendum si smantellarono pure le centrali esistenti.

Sull’elettronica e l’informatica c’è poco da dire basta guardare quanti sono i produttori in Italia. Con l’Alta Velocità successero più o meno le stesse cose. Vale la pena parlarne perché il tema è ancora caldo grazie agli sciagurati: “No Tav” Valsusini e i loro mentori.
Per anni coloro che contestavano il trasporto su ruote sollecitavano investimenti ferroviari. Quando il nostro Paese si accorse che la vicina Francia mitterandiana viaggiava ai trecento all’ora, si dissero meraviglie di quel Paese. Quando si propose di collegare l’Italia tramite l’Alta Velocità, gli stessi sostennero che gli investimenti ferroviari andavano fatti in direzione dei pendolari, cosa sacrosanta, ma le grandi tratte di comunicazione non possono prescindere dalle linee veloci. Prova ne è che tutta l’Europa sviluppata ha l’Alta Velocità, per non parlare di Giappone, India, Cina e naturalmente Stati Uniti che solo ora si doteranno di treni AV, ma che da decenni hanno una rete che viaggia a 200 Km orari.

I talebani dell’ambientalismo sostengono che la TAV non è necessaria, che è costosa, che rovina il paesaggio e poi, sempre la solita tiritera, che ci sono ben altri investimenti.
In realtà la Tav sul piano dell’ecologia riduce le emissioni, sia delle auto perché chi deve andare da Milano a Bologna ormai lo fa in treno. Sia degli aerei poiché la Tav ha ridotto sensibilmente le tratte aeree a medio raggio. Forse i no Tav pensano che gli aerei, solo perché viaggiano a diecimila metri di quota, non inquinano? Pensano che quelle belle scie che vediamo dal basso non si depositano? E poi, voi ambientalisti talebani che mi leggete disgustati, avete mai contato le auto che avete in garage, i viaggi che avete fatto in aereo, i condizionatori che impiegate in casa?

Torno dal mio inizio. L’ambientalismo è per i ricchi. Infatti: prendiamo la Germania, paese sempre citato. Vero che ha fatto grandi investimenti nelle fonti rinnovabili, ma prima?
La Germania ha attualmente nove centrali nucleari, vero che pensa di chiuderle entro il 2022, ma perché può farlo? Perché quando era necessario le ha costruite, tanto che il 17% della sua energia è nucleare. Si accumula ricchezza e poi si possono fare le scelte per l’ambiente.
In Francia il 77% dell’energia è dovuta alle 19 centrali nucleari che oltre a fornire i propri cittadini riforniscono pure il bel Paese.
In Spagna le centrali nucleari sono 6 che coprono il 27% del fabbisogno. Potrei continuare all’infinito. Il bello è che coloro che sostengono le tesi antimoderniste, sono quelli che vogliono la piena occupazione. Non rendendosi conto che la disoccupazione in Italia non è solo dovuta alla globalizzazione e all’automazione, ma alla mancanza di ricerca nei settori più avanzati.

Quello che è più fastidioso delle tesi, non tanto degli ambientalisti che fanno il loro mestiere, ma di quei partiti che speculano sull’ambientalismo, sono le analisi superficiali che non tengono conto di tutte le sfaccettature del problema, soprattutto quello della globalizzazione dell’economia che, piaccia o meno, ormai è cosa fatta. Un Paese è competitivo quando la sua ricerca è competitiva, l’agricoltura è competitiva (la chiusura manichea agli OGM è demenziale), il costo dell’energia è competitivo, le reti dei trasporti sono competitive e via dicendo……Fra un po’ saremo competitivi con l’Afganistan e pochi altri. In compenso avremo sostituito un’intera classe politica (ahimè deludente) con una nuova classe talebana…. via internet.

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Inserito il:15/03/2016 09:56:12
Ultimo aggiornamento:01/04/2016 12:19:50
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