Aggiornato al 28/05/2024

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Voltaire

 

Biden alla Cina: il mondo è abbastanza grande per entrambi

di Bruno Lamborghini

 

Il 15 novembre 2023 si è tenuta a San Francisco una riunione considerata particolarmente importante dell’APEC, perché hanno partecipato sia Biden che Xijnping. L’APEC (Asian Pacific Economic Cooperation) è una organizzazione per favorire la cooperazione economica tra i paesi del Pacifico asiatico con sede a Singapore. Ne fanno parte 21 paesi (con una popolazione di 3 miliardi) tra cui Cina, Russia, Stati Uniti, Canada, Giappone, Corea del Sud, Perù, Taiwan.

L’incontro tra USA e Cina aveva l’obiettivo ufficiale di cercare collaborazione per il controllo del Fentanyl, una droga chimica molto pericolosa che sta mietendo vittime in USA ed i cui componenti chimici provengono da laboratori cinesi.

In realtà, tra i due leader l’incontro si è proposto di cercare un terreno comune di fronte alle gravi crisi determinate dai due conflitti irrisolti in Ucraina ed in Israele e per combattere il riscaldamento globale.

I risultati sembrano incoraggianti non solo per quanto riguarda le azioni comuni per il clima, ma anche per i rapporti commerciali. Biden ha detto che “il mondo è abbastanza grande per entrambi e dobbiamo garantire che la concorrenza non si trasformi in conflitto”. Da parte cinese si è riconosciuto che USA e Cina devono essere “pienamente capaci di superare le differenze”, puntando al “promettente futuro delle relazioni bilaterali”. Xi Jinping per la difficile situazione interna aveva bisogno che il colloquio bilaterale con gli USA fosse un successo e così è stato comunicato in Cina. 

La posizione di Biden verso la Cina è andata in questi anni orientandosi in modo meno antagonistico rispetto al suo predecessore Trump. La questione di Taiwan è sempre aperta e attorno all’isola navigano sempre navi militari e aerei sia americani che cinesi, ma sembra prospettarsi una soluzione politica dalle prossime elezioni a Taiwan in gennaio 24 con possibile prevalenza del partito filocinese e uscita del partito di governo post ChanKaiSchek. La questione dell’autonomia di Taiwan (anche se ufficialmente l’indipendenza non viene sottolineata) importa molto agli USA per la presenza a Taiwan della maggiore Silicon Factory mondiale di semiconduttori TSMC. Xi avrebbe chiesto a Biden di non inviare più armi a Taiwan.

Si è parlato anche di una possibile riduzione dei blocchi all’export americano di componenti elettronici verso la Cina. L’incontro di San Francisco ha ulteriormente aperto possibili condizioni di dialogo con il riconoscimento da parte di Biden della Cina come altra potenza con cui condividere la scena.  Può essere l’avvio di un disgelo delle relazioni tra USA e Cina, anche in vista delle prossime elezioni, però Biden non deve dimenticare che nel suo paese vi sono forti posizioni anti Cina.

Non basta però un relativo appeasement tra le due potenze, anche se è condizione necessaria, ma occorre considerare che nel mondo di oggi vi sono anche nuovi players e nuove condizioni di frammentazione delle politiche e dei mercati rispetto agli anni ‘90.

Dopo la fine dell’Unione Sovietica e della lunga stagione dei due blocchi in cui era suddiviso il mondo, negli anni ‘90 si era aperta la strada della globalizzazione e del multilateralismo che ha portato sviluppo economico in tutto il mondo e forte crescita della Cina e di altri paesi, anche grazie al ruolo del WTO, World Trade Organization, con la riduzione o eliminazione di barriere tariffarie.

Gli anni ‘90 hanno visto il decentramento delle catene produttive e di approvvigionamento di componenti alla ricerca di costi ridotti di fornitura. La Cina era divenuta la grande “fabbrica del mondo” e l’Europa Occidentale aveva spostato produzioni verso l’Est Europa in Romania e Bulgaria con effetti negativi sulla propria occupazione. Il commercio internazionale ed il PIL mondiale sono straordinariamente cresciuti e ci si era illusi che questo trend di crescita diffusa potesse continuare indefinitamente. 

In realtà, all’inizio del 2000 si avvia una piena inversione con il susseguirsi di crisi a partire dallo scoppio della bolla borsistica delle web companies e l’inizio dell’ondata terroristica con l’attentato alle due torri di New York nel 2001, seguito dalla crisi finanziaria Lehman negli anni 2008-2011 e poi ancora nel 2015. Nel 2020 il mondo si è fermato per la pandemia Covid e poi l’invasione russa dell’Ucraina a febbraio 2022, assieme alla forte inflazione dei beni energetici che si è generata. 

L’industria occidentale che si era orientata verso forniture a base planetarie è entrata in crisi nelle lunghe supply chain cercando di ritornare a catene più corte e meno soggette a eventi imprevedibili. Ulteriori effetti hanno avuto le sanzioni ed il blocco dell’export verso la Russia così come la ricerca di nuove catene di fornitura energetica. La politica commerciale americana verso la Cina ed anche la crisi interna cinese hanno ridotto lo sviluppo del commercio internazionale.

Il processo di globalizzazione si è andato limitando anche se i flussi internazionali di scambi non si sono fermati. Si è parlato di de-globalizzazione e nel rapporto USA-Cina di de-coupling, de-risking, friend-risking, cercando di trovare nuovi accordi bilaterali su basi specifiche.

Di fatto, è entrato in crisi il sistema multilaterale sviluppato negli anni ‘90. Il conflitto di Gaza ha ulteriormente complicato le incertezze nello scenario mondiale accrescendo i rischi di estensione dei conflitti nell’area mediorientale e nel Mediterraneo. Lo scoppio di due guerre nell’arco di un biennio in Europa e nel vicino medio-oriente ha messo in crisi forse definitivamente quegli equilibri faticosamente creati negli anni ‘90. Vi è il timore che i conflitti in atto possano generare nuovi potenziali conflitti.

Il discorso però va allargato perché si è in presenza nel mondo di nuove condizioni economico-sociale-politico che vanno considerate in modo strutturale e non occasionale.

Il mondo è sempre più frammentato in numerose aree distinte. Il ruolo degli Stati Uniti quale “guardiano” dell’Occidente ed in qualche misura anche del mondo e quale promotore di multilateralismo è andato sempre più indebolendosi, non riconosciuto soprattutto dai paesi a minore sviluppo, i paesi oggi chiamati Global South, il Sud del mondo che comprende SudEst Asia, Africa e America Latina con una popolazione di 5 miliardi di persone pari a due terzi della popolazione mondiale, escludendo Cina e includendo India.

La Cina sta cercando di proporsi come guida del Sud globale attraverso il rilancio del gruppo BRICS (in origine Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica), a cui si sono aggiunti Arabia Saudita, Emirati e alcuni paesi africani. L’obiettivo della Cina è di costituire un gruppo di paesi che intendono abbandonare il dollaro nel commercio mondiale sostituendolo con il Remimbi cinese. In realtà le transazioni internazionali utilizzano il dollaro per oltre il 90% e difficilmente intendono abbandonarlo. La Cina peraltro viene considerata non più emergente, ma paese industrializzato e quindi non potenziale guida del Sud.

Anche la presenza nei BRICS della Russia certamente non favorisce. Da parte sua la Russia sta cercando di rafforzare le sue alleanze in primis con la Cina per l’export di petrolio e l’Iran e la Corea del Nord per l’import di armi e droni, ma anche con le presenze delle armate Wagner in Africa. Vi sono anche tentativi geopolitici della Turchia di Erdogan come negoziatore di conflitti, ma in primis per estendere la presenza turca nel Mediterraneo ed in Asia centrale.

La frammentazione del mondo e la crescita di politiche nazionalistiche, favorendo solo rapporti bilaterali, viene rafforzata dalla crescita in Occidente di movimenti e partiti populistico-conservatori, in USA con il MAGA (Make America Great Again) di Trump ed in Europa con partiti di destra.

Di qui anche la spinta verso il reshoring delle forniture (kilometro zero) ed i blocchi verso i flussi migratori.  Il problema delle migrazioni da Sud a Nord diverrà sempre più centrale, non solo in Europa e in USA, ma in tutto il mondo considerando che la popolazione  dei paesi del Sud è prevista crescere entro il 2050-70 di oltre due miliardi di cui un miliardo in Africa.

In conclusione, possiamo porci la domanda se in prospettiva vi è la possibilità di riprendere la strada delle politiche multilaterali di scambio non bilaterali o nazionalistiche, quale fonte di crescita diffusa, di equilibri sociopolitici e di relativa pace.

Una maggiore intesa tra USA e Cina potrà essere una guida verso questo obiettivo? Peraltro considerando anche i rischi di un possibile ritorno di Trump.

E l’Europa potrà avere un ruolo in questo? L’ Unione Europea è oggi ad un bivio cruciale tra il suo annullamento politico e invece la sua piena integrazione federativa. L’ulteriore allargamento a Ucraina, Moldavia, Albania, Bosnia e Montenegro senza cambiare le regole potrà al contrario essere probabilmente fattore di difficoltà e crisi.

L’Unione Europea è stata definita da varie parti come la “superpotenza della regolazione “per l’aver definito, molto più degli USA, nuove regole al proprio interno, ma anche con effetti su altri paesi.  Il nuovo contesto mondiale ha bisogno di trovare nuove regole e nuovi regolatori che consentano dialoghi equilibrati senza prevaricazioni per nuove condizioni di sviluppo comune non conflittuale, la definizione di approcci multilaterali efficaci con effetti anche sul contenimento di nuove conflittualità.

Vi sono terreni su cui operare a livello mondiale, in primis la sostenibilità ambientale per la lotta al riscaldamento globale del pianeta ed il contenimento del Co2. Si tratta di interessi comuni ed obiettivi che solo una piena collaborazione internazionale può cercare di risolvere. Poi vi è anche il tema dei flussi migratori che può essere affrontato solo con regole ed accordi internazionali.

Vi è anche il campo delle tecnologie e servizi digitali e dell’Intelligenza artificiale divenuti centrali su base planetaria. Le azioni europee di regolazione in questo campo dei diritti sociali e individuali e della tutela della cybersecuruty, della privacy e del copyright possono creare la base per una estensione e adozione di regole a livello internazionale. Nell’ambiente e nel digitale non vi devono essere interessi nazionali, ma accordi e interdipendenze a livello planetario.

La possibilità per l’Unione Europea più Gran Bretagna di svolgere tale ruolo in collaborazione con USA e Cina potrebbe anche consentire di rafforzare l’integrazione interna europea e accelerare la marcia verso l’allargamento di strutture federative, come l’unione bancaria, la politica industriale comune e la difesa comune, ma è necessario anche raggiungere un ruolo attivo ed autonomo dell’Unione Europea riconosciuto nel contesto mondiale. 

 

Inserito il:17/11/2023 09:03:49
Ultimo aggiornamento:17/11/2023 09:15:49
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