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Aggiornato al 20/06/2019

È molto più bello sapere qualcosa di tutto, che tutto di una cosa; questa universalità è la cosa più bella.

Blaise Pascal

Jennifer Owens (Irlanda, 1982 - ) - Discussion Developed (2008)

 

Il popolo

di Gianni Di Quattro

 

La gente che vive in un territorio, in un paese è il popolo di quel paese. Non tutti condividono questa affermazione, perché alcuni distinguono quelli che sono nati nel territorio e quelli che sono arrivati da altri luoghi e non danno alcun peso al fatto che entrambi ci vivono sopra. Molti dicono che anche questo è razzismo come qualsiasi manifestazione in cui si pone la prevalenza di una etnia su un’altra per qualsiasi ragione come il luogo di nascita, la religione, il colore della pelle, il pensiero politico od altro motivo.

Il secolo passato è stato quello in cui molti paesi sono diventati grandi, come gli Stati Uniti e l’Argentina e tanti altri, grazie non solo alla gente che era nata sui loro territori, ma anche e soprattutto a quelli che hanno deciso di andarci a vivere. Molti italiani hanno contribuito a far crescere alcuni importanti paesi nel mondo. Nel nostro secolo si sentono sempre più forti, e purtroppo diffuse, le voglie di distinguere, di scacciare coloro che sono considerati diversi. È cambiato il clima, è cresciuto l’egoismo, si è abbassata la cultura, sono aumentate le diseguaglianze e quindi l’invidia e dall’invidia all’odio il passo può essere breve.

In ogni caso il popolo è costituito da tante persone, la cui maggioranza delle stesse vive miseramente sicuramente dal punto di vista della qualità della vita, da quello culturale e spirituale ed anche da quello alimentare purtroppo in certe zone del mondo e persino in certe aree di alcuni paesi del ricco occidente.

In nome del popolo incosciente e spesso eccitato sono state commesse nella storia grandi atrocità ed ora nel sistema democratico considerato come imperfetto ma comunque il migliore che l’uomo abbia saputo immaginare per garantire in qualche modo stessi diritti, stessa giustizia e stessa libertà a tutta la gente della comunità, la lotta per il potere è fatta da tutti i contendenti proprio a suo nome.

Il fatto è che la democrazia è nata ad Atene nell’antica Grecia, una delle culle della nostra civiltà, e funzionava perché esercitata in un ambito ristretto e con la partecipazione di tutti. Il sistema ha continuato a funzionare nei secoli anche se proiettato in dimensioni molto più vaste e con la partecipazione spesso inconsapevole dei cittadini. Oggi le conseguenze della tecnologia e del mondo diventato un villaggio globale, anche se pieno di localismi attaccati a varie giustificazioni e non certamente a quelle umane, si fanno sentire anche nella qualità della partecipazione popolare nella scelta e nel sostegno di coloro cui viene demandata la responsabilità (e l’onore, spesso omesso) di rappresentare tutta la comunità nell’interesse di tutto il popolo, quel popolo.

Nelle società di massa di oggi, esasperate dal fenomeno dell’urbanesimo e violentate dalle diseguaglianze, si è scoperto da parte di alcuni che il popolo può essere un’arma fine del mondo per conquistare il potere. Basta eccitarlo con utopie e poi utilizzarlo per prendere il potere in forme che si definiscono democratiche anche se lo sono solo formalmente, e ammansirlo scagliandolo contro nemici veri o presunti in modo da consentirgli di scaricare la carica di violenza insita nella sua condizione spesso misera, di impegnarlo in combattimenti per quello che gli si fa credere possa essere il suo futuro lanciandogli parole d’ordine che spesso il popolo stesso non capisce e che interpreta come la sua via d’uscita dalla miseria e, infine, ammansirlo ogni tanto con le brioches, direbbe Maria Antonietta. Se si aggiunge e si inserisce questa strategia politica e sociale nel contesto di cosa consente oggi la comunicazione globale e la sua forza si ottiene una miscela esplosiva per il futuro del mondo.

Una miscela che funziona soprattutto quando il livello culturale è basso, quando la situazione economica è critica, quando le diseguaglianze sociali sono alte e infine quando la politica ha trascurato questo fenomeno pensando di avere molto tempo per tentare soluzioni e non capendo che i margini di pazienza e di sopportazione del popolo erano al limite al punto che bastava una piccola miccia anche fasulla per scagliarlo con violenza contro tutto, contro qualsiasi cosa.

Ed oggi si parla di populismo che non è un termine che vuol dire di volere fare gli interessi del popolo, ma di sfruttare, di sapere sapientemente sfruttare il popolo per il potere. Il problema dei populisti è che una volta conquistato il potere devono continuare ad eccitare il popolo per mantenerlo questo potere e sapendo che non possono mantenere le promesse fatte, ricorrono alla diffusione dell’odio sociale come unico mezzo per impegnare le genti. E questo significa far piombare una comunità, una società nell’oscurantismo, nella banalizzazione culturale, nel disinteresse verso la cultura, la bellezza e il talento. Il che è come dire che il popolo misero tentando di uscire dal suo stato magari fidandosi di quelli che riescono a vendere l’acqua con il sale per guarire, per dimagrire o per avere successo, diventa sempre più straccione e servo. Forse la storia non finisce mai di stupire!

 

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Inserito il:01/02/2019 12:31:28
Ultimo aggiornamento:01/02/2019 12:37:40
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